Un medico

Testo Un medico:

Da bambino volevo guarire i ciliegi

quando rossi di frutti li credevo feriti

la salute per me li aveva lasciati

coi fiori di neve che avevan perduti.

Un sogno fu un sogno, ma non durò poco

per questo giurai che avrei fatto il dottore

e non per un Dio ma nemmeno per gioco:

perché i ciliegi tornassero in fiore,

perché i ciliegi tornassero in fiore.

 

E quando dottore lo fui finalmente

non volli tradire il bambino per l’uomo

e vennero in tanti e si chiamavano gente

ciliegi malati in ogni stagione.

E i colleghi d’accordo i colleghi contenti

nel leggermi in cuore tanta voglia d’amare

mi spedirono il meglio dei loro clienti

con la diagnosi in faccia e per tutti era uguale:

ammalato di fame incapace a pagare.

 

E allora capii fui costretto a capire

che fare il dottore è soltanto un mestiere

che la scienza non puoi regalarla alla gente

se non vuoi ammalarti dell’identico male,

se non vuoi che il sistema ti pigli per fame.

E il sistema sicuro è pigliarti per fame

nei tuoi figli in tua moglie che ormai ti disprezza,

perciò chiusi in bottiglia quei fiori di neve,

l’etichetta diceva: elisir di giovinezza.

 

E un giudice, un giudice con la faccia da uomo

mi spedì a sfogliare i tramonti in prigione

inutile al mondo ed alle mie dita

bollato per sempre truffatore imbroglione

dottor professor truffatore imbroglione.

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Un Ottico

Testo Un Ottico:

1ª PARTE

Daltonici presbiti, mendicanti di vista

il mercante di luce, il vostro oculista,

ora vuole soltanto clienti speciali

che non sanno che farne di occhi normali.

Non più ottico ma spacciatore di lenti

per improvvisare occhi contenti,

perché le pupille abituate a copiare

inventino i mondi sui quali guardare.

Seguite con me questi occhi sognare,

fuggire dall’orbita e non voler ritornare.

 

2ª PARTE

(1° cliente)

Vedo che salgo a rubare il sole

per non aver più notti,

perché non cada in reti di tramonti,

l’ho chiuso nei miei occhi,

e chi avrà freddo

lungo il mio sguardo si dovrà scaldare.

 

(2° cliente)

Vedo i fiumi dentro le mie vene,

cercano il loro mare,

rompono gli argini,

trovano cieli da fotografare.

Sangue che scorre senza fantasia

porta tumori di malinconia.

 

(3° cliente)

Vedo gendarmi pascolare

donne chine sulla rugiada,

rosse le lingue al polline dei fiori

ma dov’è l’ape regina?

Forse è volata ai nidi dell’aurora,

forse è volata, forse più non vola.

 

(4° cliente)

Vedo gli amici ancora sulla strada,

loro non hanno fretta,

rubano ancora al sonno l’allegria

all’alba un po’ di notte:

e poi la luce, luce che trasforma

il mondo in un giocattolo.

 

Faremo gli occhiali così!

Faremo gli occhiali così!

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Verranno a chiederti del nostro Amore

Testo Verranno a chiederti del nostro Amore:

Quando in anticipo sul tuo stupore

verranno a chiederti del nostro amore

a quella gente consumata nel farsi dar retta

un amore così lungo

tu non darglielo in fretta,

 

non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole

le tue labbra così frenate nelle fantasie dell’amore

dopo l’amore così sicure

a rifugiarsi nei “sempre”

nell’ipocrisia dei “mai”

non son riuscito a cambiarti

non mi hai cambiato lo sai.

 

E dietro ai microfoni porteranno uno specchio

per farti più bella e pensarmi già vecchio

tu regalagli un trucco che con me non portavi

e loro si stupiranno

che tu non mi bastavi,

 

digli pure che il potere io l’ho scagliato dalle mani

dove l’amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni

per ritornare dopo l’amore

alle carezze dell’amore

era facile ormai

non sei riuscita a cambiarmi

non ti ho cambiata lo sai.

 

Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre

come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre

i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro

i tuoi occhi assunti da tre anni

i tuoi occhi per loro,

 

ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo

o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo

e troppo stanchi per non vergognarsi

di confessarlo nei miei

proprio identici ai tuoi

sono riusciti a cambiarci

ci son riusciti lo sai.

 

Ma senza che gli altri ne sappiano niente

dimmi senza un programma dimmi come ci si sente

continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito

farai l’amore per amore

o per avercelo garantito,

 

andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori

o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori

o resterai più semplicemente

dove un attimo vale un altro

senza chiederti come mai,

continuerai a farti scegliere

o finalmente sceglierai.

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Via del Campo

Testo Via del Campo:

Via del campo c’è una graziosa,

gli occhi grandi color di foglia.

Tutta notte sta sulla soglia:

vende a tutti la stessa rosa…

 

Via del campo c’è una bambina

con le labbra color rugiada,

gli occhi grigi come una strada,

nascon fiori dove cammina…

 

Via del campo c’è una puttana,

gli occhi grandi color di foglia.

Se di amarla ti vien la voglia

basta prenderla per mano…

 

E ti sembra di andar lontano,

lei ti guarda con un sorriso:

non credevi che il paradiso

fosse solo lì al primo piano…

 

Via del campo ci va un illuso

a pregarla di maritare,

a vederla salir le scale

fino a quando il bancone ha chiuso…

 

Ama e ridi se amor risponde,

piangi forte se non ti sente.

Dai diamanti non nasce niente,

dal letame nascono i fior…

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Via della Croce

Testo Via della Croce:

Poterti smembrare coi denti e le mani,

sapere i tuoi occhi bevuti dai cani,

di morire in croce puoi essere grato

a un brav’uomo di nome Pilato.

Ben più della morte che oggi ti vuole

t’uccide il veleno di queste parole,

le voci dei padri di quei neonati,

da Erode, per te trucidati.

Nel lugubre scherno degli abiti nuovi

misurano a gocce il dolore che provi.

Trent’anni hanno atteso, col fegato in mano,

i rantoli d’un ciarlatano.

 

Si muovono curve, le vedove in testa,

per loro non è un pomeriggio di festa;

si serran le vesti sugli occhi e sul cuore

ma filtra dai veli il dolore:

fedeli umiliate da un credo inumano

che le volle schiave già prima di Abramo,

con riconoscenza ora soffron la pena

di chi perdonò a Maddalena,

di chi con un gesto soltanto fraterno

una nuova indulgenza insegnò al padreterno,

e guardano in alto, trafitti dal sole,

gli spasimi d’un redentore.

 

Confusi alla folla ti seguono muti,

sgomenti, al pensiero che tu li saluti:

A redimere il mondo, gli serve pensare,

il tuo sangue può certo bastare.

La semineranno per mare e per terra

tra boschi e città la tua buona novella,

ma questo domani, con fede migliore,

stasera è più forte il terrore.

Nessuno di loro ti grida un addio

per essere scoperto cugino di Dio:

gli apostoli han chiuso le gole alla voce,

fratello che sanguini in croce.

 

Han volti distesi, già inclini al perdono,

ormai che han veduto il tuo sangue di uomo

fregiarti le membra di rivoli viola,

incapace di nuocere ancora.

Il potere, vestito d’umana sembianza,

ormai ti considera morto abbastanza

e già volge lo sguardo a spiar le intenzioni

degli umili, degli straccioni.

Ma gli occhi dei poveri piangono altrove,

non sono venuti a esibire un dolore

che alla via della croce ha proibito l’ingresso

a chi ti ama come se stesso.

 

Son pallidi al volto, scavati al torace,

non hanno la faccia di chi si compiace

dei gesti che ormai ti propone il dolore

eppure hanno un posto d’onore.

Non hanno negli occhi scintille di pena,

non sono stupiti a vederti la schiena

piegata dal legno che a stento trascini,

eppure ti stanno vicini.

Perdonali se non ti lasciano solo,

se sanno morire sulla croce anche loro,

a piangerli sotto non han che le madri,

in fondo, son solo due ladri.

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Volta la Carta

Testo Volta la Carta:

C’è una donna che semina il grano

volta la carta si vede il villano.

Il villano che zappa la terra

volta la carta viene la guerra

Per la guerra non c’è più soldati

a piedi scalzi son tutti scappati.

 

Angiolina cammina cammina

sulle sue scarpette blu.

Carabiniere l’ha innamorata,

volta la carta e lui non c’è più!

Carabiniere l’ha innamorata,

volta la carta e lui non c’è più!

 

C’è un bambino che sale un cancello

ruba ciliegie e piume d’uccello,

tira sassate non ha dolori,

volta la carta c’è il fante di cuori.

Il fante di cuori che è un fuoco di paglia,

volta la carta il gallo ti sveglia

 

Angiolina alle sei di mattina

s’intreccia i capelli con foglie d’ortica.

Ha una collana di ossi di pesca,

la gira tre volte intorno alle dita.

Ha una collana di ossi di pesca,

la conta tre volte in mezzo alle dita.

 

Mia madre ha un mulino e un figlio infedele,

gli inzucchera il naso di torta di mele.

Mia madre e il mulino son nati ridendo,

volta la carta c’è un pilota biondo.

Pilota biondo camicie di seta,

cappello di Volpe, sorriso d’atleta.

 

Angiolina seduta in cucina che piange,

che mangia insalata di more.

Ragazzo straniero ha un disco d’orchestra

che gira veloce che parla d’amore!

ragazzo straniero ha un disco d’orchestra

che gira, che gira che parla d’amore!

 

Madamadorè ha perso sei figlie

tra i bar del porto e le sue meraviglie.

Madamadorè sa puzza di gatto,

volta la carta e paga il riscatto.

Paga il riscatto con le borse degli occhi,

piene di foto di sogni interrotti

 

Angiolina ritaglia giornali,

si veste da sposa, canta vittoria.

Chiama i ricordi col loro nome,

volta la carta e finisce in gloria.

Chiama i ricordi col loro nome,

volta la carta e finisce in gloria!

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Preghiera in Gennaio

Testo Preghiera in Gennaio:

Lascia che sia fiorito

Signore, il suo sentiero

quando a te la sua anima

e al mondo la sua pelle

dovrà riconsegnare

quando verrà al tuo cielo

là dove in pieno giorno

risplendono le stelle.

Quando attraverserà

l’ultimo vecchio ponte

ai suicidi dirà

baciandoli alla fronte

venite in Paradiso

là dove vado anch’io

perché non c’è l’inferno

nel mondo del buon Dio.

Fate che giunga a Voi

con le sue ossa stanche

seguito da migliaia

di quelle facce bianche

fate che a voi ritorni

fra i morti per oltraggio

che al cielo ed alla terra

mostrarono il coraggio.

Signori benpensanti

spero non vi dispiaccia

se in cielo, in mezzo ai Santi

Dio, fra le sue braccia

soffocherà il singhiozzo

di quelle labbra smorte

che all’odio e all’ignoranza

preferirono la morte.

Dio di misericordia

il tuo bel Paradiso

lo hai fatto soprattutto

per chi non ha sorriso

per quelli che han vissuto

con la coscienza pura

l’inferno esiste solo

per chi ne ha paura.

Meglio di lui nessuno

mai ti potrà indicare

gli errori di noi tutti

che puoi e vuoi salvare.

Ascolta la sua voce

che ormai canta nel vento

Dio di misericordia

vedrai, sarai contento.

Dio di misericordia

vedrai, sarai contento.

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Recitativo

Testo Recitativo:

(Due invocazioni e un atto d’accusa)

 

Uomini senza fallo, semidei

che vivete in castelli inargentati

che di gloria toccaste gli apogei

noi che invochiam pietà siamo i drogati

Dell’inumano varcando il confine

conoscemmo anzitempo la carogna

che ad ogni ambito sogno mette fine:

che la pietà non vi sia di vergogna

Banchieri, pizzicagnoli, notai

coi ventri obesi e le mani sudate

coi cuori a forma di salvadanai

noi che invochiam pietà fummo traviate

Navigammo su fragili vascelli

per affrontar del mondo la burrasca

ed avevamo gli occhi troppo belli:

che la pietà non vi rimanga in tasca

Giudici eletti, uomini di legge

noi che danziam nei vostri sogni ancora

siamo l’umano desolato gregge

di chi morì con il nodo alla gola

Quanti innocenti all’orrenda agonia

votaste decidendone la sorte

e quanto giusta pensate che sia

una sentenza che decreta morte ?

Uomini cui pietà non convien sempre

mal accettando il destino comune,

andate, nelle sere di novembre,

a spiar delle stelle al fioco lume,

la morte e il vento, in mezzo ai camposanti,

muover le tombe e metterle vicine

come fossero tessere giganti

di un domino che non avrà mai fine

Uomini, poiché all’ultimo minuto

non vi assalga il rimorso ormai tardivo

per non aver pietà giammai avuto

e non diventi rantolo il respiro:

sappiate che la morte vi sorveglia,

gioir nei prati o fra i muri di calce,

come crescere il gran guarda il villano

finché non sia maturo per la falce

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Sally

Testo Sally:

Mia madre mi disse: “Non devi giocare

con gli zingari nel bosco”

Mia madre mi disse: “Non devi giocare

con gli zingari nel bosco”

Ma il bosco era scuro l’erba già verde

lì venne Sally con un tamburello

ma il bosco era scuro l’erba già alta

dite a mia madre che non tornerò

 

Andai verso il mare senza barche per traversare

spesi cento lire per un pesciolino d’oro

Andai verso il mare senza barche per traversare

spesi cento lire per un pesciolino cieco.

Gli montai sulla groppa e sparii in un baleno

andate a dire a Sally che non tornerò

Gli montai sulla groppa e sparii in un momento

dite a mia madre che non tornerò

 

Vicino alla città trovai Pilar del mare

con due gocce d’eroina si addormentava il cuore

Vicino alle roulottes trovai Pilar dei meli

bocca sporca di mirtilli un coltello in mezzo ai seni

Mi svegliai sulla quercia l’assassino era fuggito

dite al pesciolino che non tornerò

Mi guardai nello stagno l’assassino si era già lavato

dite a mia madre che non tornerò

 

Seduto sotto un ponte si annusava il re dei topi

sulla strada le sue bambole bruciavano copertoni

Sdraiato sotto il ponte si adorava il re dei topi

sulla strada le sue bambole adescavano i signori

Mi parlò sulla bocca mi donò un braccialetto

dite alla quercia che non tornerò

Mi baciò sulla bocca mi propose il suo letto

dite alla quercia che non tornerò

 

Mia madre mi disse “Non devi giocare

con gli zingari nel bosco”

ma il bosco era scuro l’erba già verde

lì venne Sally con un tamburello.

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Si chiamava Gesù

Testo Si chiamava Gesù:

Venuto da molto lontano

a convertire bestie e gente

non si può dire non sia servito a niente

perché prese la terra per mano

vestito di sabbia e di bianco

alcuni lo dissero santo

per altri ebbe meno virtù

si faceva chiamare Gesù.

Non intendo cantare la gloria

né invocare la grazia e il perdono

di chi penso non fu altri che un uomo

come Dio passato alla storia

ma inumano è pur sempre l’amore

di chi rantola senza rancore

perdonando con l’ultima voce

chi lo uccide fra le braccia di una croce.

E per quelli che l’ebbero odiato

nel getzemani pianse l’addio

come per chi l’adorò come Dio

che gli disse sia sempre lodato,

per chi gli portò in dono alla fine

una lacrima o una treccia di spine,

accettando ad estremo saluto

la preghiera l’insulto e lo sputo.

E morì come tutti si muore

Come tutti cambiando colore

non si può dire non sia servito a molto

perché il male dalla terra non fu tolto

Ebbe forse un po’ troppe virtù,

ebbe un nome ed un volto: Gesù.

Di Maria dicono fosse il figlio

sulla croce sbiancò come un giglio.

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