S’i’ fosse foco

Testo S’i’ fosse foco:

Questa canzone è tratta dal sonetto ononimo di Cecco

Angiolieri.

S’ì fosse foco arderei ‘l mondo

s’ì fosse vento lo tempesterei

s’ì fosse acqua ì’ l’annegherei

s’ì fosse Dio mandereil’en profondo

 

s’ì fosse papa sarè allor giocondo

che tutt’i cristiani imbrigherei

s’ì fosse ‘mperator sa che farei?

a tutti mozzerei lo capo a tondo

 

s’ì fosse morte andarei da mio padre

s’ì fosse vita fuggirei da lui

similmente faria da mi’madre

s’ì fosse Cecco come sono e fui

torrei le donne giovani e leggiadre

le vecchie e laide lassarei altrui.

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Spiritual

Testo Spiritual:

Dio del cielo se mi vorrai

in mezzo agli altri uomini mi cercherai

e Dio se mi cercherai

nei campi di granturco mi troverai.

Dio del cielo se, mi vorrai amare

scendi dalle stelle e vienimi a cercare

Dio del cielo se, mi vorrai amare

scendi dalle stelle e vienimi a cercare.

La chiave del cielo non ti voglio rubare

ma un attimo di gioia me lo puoi regalare

la chiave del cielo non ti voglio rubare

ma un attimo di gioia me lo puoi regalare.

Dio del cielo se, mi vorrai amare

scendi dalle stelle e vienimi a cercare

Dio del cielo se, mi vorrai amare

scendi dalle stelle e vienimi a cercare.

Senza di te non so più dove andare

come una mosca cieca che non può più volare

senza di te non so più dove andare

come una mosca cieca che non può più volare.

e se ci hai regalato il pianto ed il riso

noi qui sulla terra non lo abbiamo diviso

e se ci hai regalato il pianto ed il riso

noi qui sulla terra non lo abbiamo diviso.

Dio del cielo se, mi vorrai amare

scendi dalle stelle e vienimi a salvare

Dio del cielo se, mi vorrai amare

scendi dalle stelle e vienimi a salvare.

Dio del cielo se mi vorrai

in mezzo agli altri uomini mi cercherai

e Dio del cielo se mi cercherai

nei campi di granturco mi troverai.

Dio del cielo se, mi vorrai amare

scendi dalle stelle e vienimi a cercare

Dio del cielo se, mi vorrai amare

scendi dalle stelle e vienimi a cercare.

Dio del cielo io ti aspetterò

nel cielo e sulla terra io ti cercherò.

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Tre Madri

Testo Tre Madri:

Madre di Tito

“Tito, non sei figlio di Dio

ma c’è chi muore nel dirti addio.”

 

Madre di Dimaco

“Dimaco, ignori chi fu tuo padre

ma più di te muore tua madre.”

 

Insieme

“Con troppe lacrime piangi, Maria

solo l’immagine di un’agonia:

sai che alla vita, nel terzo giorno,

il figlio tuo farà ritorno:

lascia a noi piangere, un po’ più forte,

chi non risorgerà più dalla morte.”

 

Maria

“Piango di lui ciò che mi è tolto,

le braccia magre, la fronte, il volto,

ogni sua vita che vive ancora,

che vedo spegnersi ora per ora.

Figlio nel sangue, figlio nel cuore

e chi ti chiama Nostro Signore

nella fatica del tuo sorriso

cerca un ritaglio di paradiso.

Per me, sei figlio, vita morente,

ti portò cieco questo mio ventre,

come nel grembo, e adesso in croce,

ti chiama amore questa mia voce.

Non fossi stato figlio di Dio

t’avrei ancora per figlio mio.”

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Una Storia Sbagliata

Testo Una Storia Sbagliata:

È una storia da dimenticare

è una storia da non raccontare

è una storia un po’ complicata

è una storia sbagliata.

 

Cominciò con la luna sul posto

e finì con un fiume d’inchiostro

è una storia un poco scontata

è una storia sbagliata.

 

Storia diversa per gente normale

storia comune per gente speciale

cos’altro vi serve da queste vite

ora che il cielo al centro le ha colpite

ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.

 

È una storia di periferia

è una storia da una botta e via

è una storia sconclusionata

una storia sbagliata.

 

Una spiaggia ai piedi del letto

stazione Termini ai piedi del cuore

una notte un po’ concitata

una notte sbagliata.

 

Notte diversa per gente normale

notte comune per gente speciale

cos’altro ti serve da queste vite

ora che il cielo al centro le ha colpite

ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.

 

È una storia vestita di nero

è una storia da basso impero

è una storia mica male insabbiata

è una storia sbagliata.

 

È una storia da carabinieri

è una storia per parrucchieri

è una storia un po’ sputtanata

o è una storia sbagliata.

 

Storia diversa per gente normale

storia comune per gente speciale

cos’altro vi serve da queste vite

ora che il cielo al centro le ha colpite

ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.

 

Per il segno che c’è rimasto

non ripeterci quanto ti spiace

non ci chiedere più come è andata

tanto lo sai che è una storia sbagliata

tanto lo sai che è una storia sbagliata.

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Un Blasfemo

Testo Un Blasfemo:

(dietro ogni blasfemo c’è un giardino incantato)

Mai più mi chinai nemmeno su un fiore,

più non arrossii nel rubare l’amore

dal momento che Inverno mi convinse che Dio

non sarebbe arrossito rubandomi il mio.

 

Mi arrestarono un giorno per le donne ed il vino,

non avevano leggi per punire un blasfemo,

non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,

mi cercarono l’anima a forza di botte.

 

Perché dissi che Dio imbrogliò il primo uomo,

lo costrinse a viaggiare una vita da scemo,

nel giardino incantato lo costrinse a sognare,

a ignorare che al mondo c’è il bene e c’è il male.

 

Quando vide che l’uomo allungava le dita

a rubargli il mistero d’una mela proibita

per paura che ormai non avesse padroni

lo fermò con la morte, inventò le stagioni.

 

…mi cercarono l’anima a forza di botte…

 

E se furon due guardie a fermarmi la vita,

è proprio qui sulla terra la mela proibita,

e non Dio, ma qualcuno che per noi l’ha inventato

ci costringe a sognare in un giardino incantato.

Ci costringe a sognare in un giardino incantato.

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Un Chimico

Testo Un Chimico:

Solo la morte m’ha portato in collina

un corpo fra i tanti a dar fosforo all’aria

per bivacchi di fuochi che dicono fatui

che non lasciano cenere, non sciolgon la brina.

Solo la morte m’ha portato in collina

 

Da chimico un giorno avevo il potere

di sposar gli elementi e farli reagire,

ma gli uomini mai mi riuscì di capire

perché si combinassero attraverso l’amore

affidando ad un gioco la gioia e il dolore.

 

Guardate il sorriso guardate il colore

come giocan sul viso di chi cerca l’amore:

ma lo stesso sorriso lo stesso colore

dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore.

Dove sono sul viso di chi ha avuto l’amore.

 

Che strano andarsene senza soffrire,

senza un volto di donna da dover ricordare.

Ma è forse diverso il vostro morire

voi che uscite all’amore che cedete all’aprile?

Cosa c’è di diverso nel vostro morire?

 

Primavera non bussa lei entra sicura

come il fumo lei penetra in ogni fessura

ha le labbra di carne i capelli di grano

che paura, che voglia che ti prenda per mano.

Che paura, che voglia che ti porti lontano.

 

Ma guardate l’idrogeno tacere nel mare

guardate l’ossigeno al suo fianco dormire:

soltanto una legge che io riesco a capire

ha potuto sposarli senza farli scoppiare.

Soltanto la legge che io riesco a capire.

 

Fui chimico e no, non mi volli sposare.

Non sapevo con chi e chi avrei generato:

son morto in un esperimento sbagliato

proprio come gli idioti che muoion d’amore.

E qualcuno dirà che c’è un modo migliore.

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Un Giudice

Testo Un Giudice:

Cosa vuol dire avere

un metro e mezzo di statura,

ve lo rivelan gli occhi

e le battute della gente,

o la curiosità di una ragazza irriverente

che vi avvicina solo

per un suo dubbio impertinente:

vuole scoprir se è vero

quanto si dice intorno ai nani,

che siano i più forniti

della virtù meno apparente

fra tutte le virtù la più indecente

 

Passano gli anni, i mesi,

e se li conti anche i minuti,

è triste trovarsi adulti senza essere cresciuti;

la maldicenza insiste,

batte la lingua sul tamburo

fino a dire che un nano

è una carogna di sicuro

perché ha il cuore troppo,

troppo vicino al buco del culo

 

Fu nelle notti insonni

vegliate al lume del rancore

che preparai gli esami, diventai procuratore,

per imboccar la strada

che dalle panche di una cattedrale

porta alla sacrestia

quindi alla cattedra d’un tribunale,

giudice finalmente,

arbitro in terra del bene e del male

 

E allora la mia statura

non dispensò più buonumore

a chi alla sbarra in piedi

mi diceva “Vostro Onore”

e di affidarli al boia

fu un piacere del tutto mio,

prima di genuflettermi nell’ora dell’addio

non conoscendo affatto la statura di Dio.

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Leggenda di Natale

Testo Leggenda di Natale:

Parlavi alla luna giocavi coi fiori

avevi l’età che non porta dolori

e il vento era un mago, la rugiada una dea,

nel bosco incantato di ogni tua idea

nel bosco incantato di ogni tua idea

E venne l’inverno che uccide il colore

e un babbo Natale che parlava d’amore

e d’oro e d’argento splendevano i doni

ma gli occhi erano freddi e non erano buoni

ma gli occhi eran freddi e non erano buoni

Coprì le tue spalle d’argento e di lana

di perle e smeraldi intrecciò una collana

e mentre incantata lo stavi a guardare

dai piedi ai capelli ti volle baciare

dai piedi ai capelli ti volle baciare

E adesso che gli altri ti chiamano dea

l’incanto è svanito da ogni tua idea

ma ancora alla luna vorresti narrare

la storia d’un fiore appassito a Natale

la storia d’un fiore appassito a Natale

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Le Passanti

Testo Le Passanti:

Io dedico questa canzone

ad ogni donna pensata come amore

in un attimo di libertà

a quella conosciuta appena

non c’era tempo e valeva la pena

di perderci un secolo in più

A quella quasi da immaginare

tanto di fretta l’hai vista passare

dal balcone a un segreto più in là

e ti piace ricordarne il sorriso

che non ti ha fatto e che tu le hai deciso

in un vuoto di felicità

 

Alla compagna di viaggio

i suoi occhi il più bel paesaggio

fan sembrare più corto il cammino

e magari sei l’unico a capirla

e la fai scendere senza seguirla

senza averle sfiorato la mano

 

A quelle che sono già prese

e che vivendo delle ore deluse

con un uomo ormai troppo cambiato

ti hanno lasciato, inutile pazzia

vedere il fondo della malinconia

di un avvenire disperato

 

Immagini care per qualche istante

sarete presto una folla distante

scavalcate da un ricordo più vicino

per poco che la felicità ritorni

è molto raro che ci si ricordi

degli episodi del cammino

 

Ma se la vita smette di aiutarti

è più difficile dimenticarti

di quelle felicità intraviste

dei baci che non si è osato dare

delle occasioni lasciate ad aspettare

degli occhi mai più rivisti

 

Allora nei momenti di solitudine

quando il rimpianto diventa abitudine,

una maniera di viversi insieme,

si piangono le labbra assenti

di tutte le belle passanti

che non siamo riusciti a trattenere.

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L’infanzia di Maria

Testo L’infanzia di Maria:

… e Gioacchino disse:

“Ecco che ha compiuto i

tre anni! Portiamola perciò

al Tempio del Signore

perché dobbiamo adempiere

alla promessa”

 

Forse fu all’ora terza,

forse alla nona,

cucito qualche giglio

sul vestitino alla buona,

forse fu per bisogno

o peggio, per buon esempio,

presero i tuoi tre anni

e li portarono al tempio.

Presero i tuoi tre anni

e li portarono al tempio.

Non fu più il seno di Anna,

fra le mura discrete,

a consolare il pianto,

a calmarti la sete;

dicono fosse un angelo

a raccontarti le ore,

a misurarti il tempo

fra cibo e Signore.

A misurarti il tempo

fra cibo e Signore.

 

.. così Maria bambina visse

nel Tempio del Signore e la

mano di un angelo le offriva

il cibo…

Scioglie la neve al sole,

ritorna l’acqua al mare,

il vento e la stagione

ritornano a giocare.

Ma non per te, bambina.

che nel tempio resti china.

Ma non per te, bambina,

che nel tempio resti china.

 

… e quando raggiunse l’età

dei dodici anni i sacerdoti si

riunirono in consiglio e

dissero: “Cosa faremo ora

di lei perché non contamini

il Tempio del signore?”

E quando i sacerdoti

ti rifiutarono alloggio,

avevi dodici anni

e nessuna colpa addosso :

ma per i sacerdoti

fu colpa il tuo maggio,

la tua verginità

che si tingeva di rosso.

La tua verginità

che si tingeva di rosso.

E si vuol dar marito

a chi non lo voleva,

si batte la campagna,

si fruga la via,

“Popolo senza moglie,

uomini d’ogni leva,

del corpo di una vergine

si fa lotteria.

Del corpo di una vergine

si fa lotteria.”

 

… allora gli araldi andarono

per tutta la Giudea

e risuonò la tromba

e il popolo accorse…

“Sciogli i capelli e guarda,

già vengono!”

“Guardala, guardala, scioglie i capelli,

sono più lunghi dei nostri mantelli,

guarda la pelle tenera, lieve,

risplende al sole come la neve.

Guarda le mani, guardale il viso

sembra venuta dal Paradiso,

guarda le forme, la proporzione,

sembra venuta per Tentazione.

Guardala, guardala, scioglie i capelli,

sono più lunghi dei nostri mantelli,

guarda le mani, guardale il viso,

sembra venuta dal paradiso.

Guardale gli occhi, guarda i capelli,

guarda le mani, guardale il collo,

guarda la carne, guarda il suo viso,

guarda i capelli del paradiso.

Guarda la carne, guardale il collo,

sembra venuta dal suo sorriso,

guardale gli occhi , guarda la neve

guarda la carne del paradiso.”

 

… e Zaccaria, il gran

sacerdote, disse a Giuseppe:

“La sorte ti Da affidato la

vergine del Signore, abbine

cura e custodiscila”

 

E fosti tu, Giuseppe,

un reduce del passato,

falegname per forza

padre per professione,

a vederti assegnata,

da un destino sgarbato,

una figlia di più

senza alcuna ragione,

una bimba su cui

non avevi intenzione.

E mentre te ne vai,

stanco d’essere stanco,

la bambina per mano,

la tristezza di fianco,

pensi “Quei sacerdoti

la diedero in sposa

a dita troppo secche

per chiudersi su una rosa,

a un cuore troppo vecchio

che ormai si riposa”.Secondo l’ordine ricevuto , Giuseppe

portò la bambina nella propria casa

e subito se ne partì per dei lavori

che lo attendevano fuori della Giudea.

Rimase lontano quattro anni.

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