La casa del pazzo

Testo La casa del pazzo:

In cima alla collina del Tridente

appollaiata come una gallina

c’è la casa che il pazzo ha costruito

per avere la luna più vicina.

Il pazzo sta scrivendo da vent’anni

una canzone senza verità

ma adesso è tardi e forse questa sera

metterà un punto e l’abbandonerà.

 

Le stelle sono fredde in fondo al porto

dove le case cambiano colore

dove c’è il mallo dei contrabbandieri

e costa un po’ di meno anche l’amore.

Fra i marinai che aspettano l’imbarco

e ridono chiedendo un altro litro

il vecchio guarda fisso tra le navi

dove il mare è diventato vetro.

 

E in cima alla collina del Tridente

la luna sembra proprio una patata

il palazzo del matto è illuminato

la festa del perdono è cominciata.

Scendendo dalle nuvole più basse

un angelo ha volato nella stanza

e ha regalato al pazzo una pistola

e il pazzo la pulisce con troppa buon curanza.

 

Sulla sua tomba il vento sarà un bacio

e l’erba l’accarezza di un amante

quando l’agnello berrà più forte

e il mare sarà un po’ meno distante.

E il vecchio in fondo al porto sarà un santo

che si ubriaca con la sua virtù

ricordando che il mare era diverso

quando lo ha navigato in gioventù.

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La Casa Di Hilde

Testo La Casa Di Hilde:

L’ombra di mio padre due volte la mia,

Lui camminava e io correvo,

Sopra il sentiero di aghi di pino,

La montagna era verde.

Oltre quel monte il confine,

Oltre il confine chissà,

Oltre quel monte la casa di Hilde.

Io mi ricordo che avevo paura,

Quando bussammo alla porta,

Ma lei sorrise e ci disse di entrare,

Era vestita di bianco.

E ci mettemmo seduti ad ascoltare il tramonto,

Hilde nel buio suonava la cetra.

E nella notte mio padre dormiva,

Ma io guardavo la luna,

Dalla finestra potevo toccarla,

Non era più alta di me.

E il cielo sembrava più grande

Ed io mi sentivo già uomo.

Quando la neve scese a coprire la casa di Hilde.

Il doganiere aveva un fucile

Quando ci venne a svegliare,

Disse a mio padre di alzare le mani

E gli frugò nelle tasche.

Ma non trovò proprio niente,

Solo una foto ricordo.

Hilde nel buio suonava la cetra.

Il doganiere ci strinse la mano

E se ne andò desolato,

E allora Hilde aprì la sua cetra

E tirò fuori i diamanti.

E insieme bevemmo del vino

Ma io solo mezzo bicchiere.

Quando fù l’alba lasciammo la casa di Hilde.

Oltre il confine,con molto dolore,

Non trovai fiori diversi,

Ma sulla strada incontrammo una capra

Che era curiosa di noi.

Mio padre le andò più vicino

E lei si lasciò catturare,

Così la legammo alla corda e venne con noi.

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In Onda

Testo In Onda:

Vado in onda

Silenziosamente

La mia mente sogna

E sono fermo ai bordi della strada

E stranamente io

Non ho vergogna

Sto aspettando e sto chiamando

Che qualcuno mi risponda

 

Sono a casa

La mia porta è aperta

E la mia luce è accesa

Come un ladro nella notte puoi venire

Io non ho difesa

Mentre dormo mentre sogno puoi colpire

Di sorpresa

 

Soffia il vento

Sulla punta del molo con un piede batto il tempo

Spreco il tempo

Sta piovendo

La tempesta sul mio viso sta passando

Si sta sciogliendo

 

E sono in onda

Chiudo gli occhi e ti vedo forte e chiaro

E sono in onda

Il mio nemico è in piedi ed io lo vedo ride

Fermo sulla sponda

Ed io lo guardo e gli sorrido

Mentre la mia nave affonda

 

Soffia il vento

Sulla punta del molo con un piede batto il tempo

Passo il tempo

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Il Tragico Naufragio Della Nave Sirio

Testo Il Tragico Naufragio Della Nave Sirio:

E da Genova

In Sirio partivano

Per l’America varcare

Varcare i confin

 

Ed a bordo

Cantar si sentivano

Tutti allegri

Del suo destin

 

Urtò il Sirio

Un orribile scoglio

Di tanta gente

La misera fin

 

Padri e madri

Bracciava i suoi figli

Che si sparivano

Tra le onde del mar

 

E fra loro

Un vescovo c’era

Dando a tutti

La sua benedizion

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Il Vestito Del Violinista

Testo Il Vestito Del Violinista:

Era il vestito del violinista che vedevamo sventolare

Il giorno che passò la guerra sulle rovine della Cattedrale

Dietro le ombre e la polvere fino al sonno e alla fame

Fino all’Albergo dei Poveri sull’asfalto e il catrame

 

Così che il vento lo muoveva come si muove una bandiera

Come un angelo in mezzo al cielo come una fiaccola nella sera

E vedevamo con i nostri occhi alla fine della preghiera

Fucilare i feriti sul portone della galera

 

Ed era quello l’unico suono ed a quel suono marciavamo

Nell’acqua nera delle risaie ed in mezzo ai campi senza più grano

Dove il vestito del violinista stava seduto ad aspettare

Che ritornassero i prigionieri come onde dal mare

 

Ma poi l’esercito si fece avanti e gridavamo “Assassini!

Fermatevi! Non vedete! Noi siamo i bambini!”

Fino a che tutto diventa rosso e non si può più guardare

Tutto diventa rosso e non si deve guardare

 

Non c’era strada per andare avanti non c’era strada per ritornare

Non c’era rotta nè direzione da recuperare

Solo il vestito del violinista come una macchia più scura

Come un fantasma nella foresta dentro la nostra paura

 

E d’improvviso fu tutto fermo nell’immanenza del temporale

Quando l’effimero divenne eterno come una statua di sale

Quando il vestito del violinista fu seppellito nel cielo

Come un’immagine una pittura, come qualcosa che non era vero

 

Così sentimmo nell’aria forte la ridondanza delle campane

Come un ricordo che faceva piangere, come l’odore del pane

Come vedere spuntare il sole dall’altra parte del muro

E falegnami e filosofi fabbricare il futuro

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I muscoli del capitano

Testo I muscoli del capitano:

Guarda i muscoli del capitano

tutti di plastica e di metano.

Guardalo nella notte che viene

quanto sangue ha nelle vene.

Il capitano non tiene mai paura

dritto sul cassero fuma la pipa

in questa alba fresca e scura

che rassomiglia un po’ alla vita.

 

E poi il capitano se vuole

si leva l’ancora dai pantaloni

e la getta nelle onde

e chiama forte quando vuole qualcosa

c’è sempre uno che gli risponde.

“Ma capitano non te lo volevo dire

ma c’è in mezzo al mare una donna bianca

così enorme alla luce delle stelle

che di guardarla uno non si stanca”.

 

Questa nave fa duemila nodi

in mezzo ai ghiacci tropicali

ed ha un motore di un milione di cavalli

che al posto degli zoccoli hanno le ali.

La nave è fulmine torpedine miccia

scintillante bellezza

fosforo e fantasia molecole d’acciaio

pistone rabbia guerra lampo e poesia.

 

In questa notte elettrica e veloce

in questa croce di Novecento

il futuro è una palla di cannone accesa

e noi la stiamo quasi raggiungendo.

 

E il capitano disse al mozzo di bordo

“Giovanotto, io non vedo niente.

C’è solo un po’ di nebbia che annuncia il sole.

Andiamo avanti tranquillamente”.

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In mezzo alla città

Testo In mezzo alla città:

Tu, strade di case grigie,

di neve sporca,

te ne vai.

Tu, sono le otto,

la Standa è già chiusa

e il mio letto ti dice “ciao”.

Io sono sempre più solo

ed intorno la mia città

e cravatte di seta

di povera gente

che vive dentro al metrò.

 

E al mattino penserai

tra il caffè e la tua realtà

com’è strano insieme a lui

proprio in mezzo alla città.

 

Tu, una vestaglia,

vini di Creta,

dischi,

quel che m’hai dato.

Tu, le mie canzoni,

le mie scenate comiche,

riservato.

 

Cosa farai questa notte?

Una luce si spegnerà

ed il sole, le luci,

la rabbia, la nebbia

e l’amore che se ne va.

 

E al mattino penserai

tra il caffè e la tua realtà

com’è strano insieme a lui

proprio in mezzo alla città.

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Gambadilegno A Parigi

Testo Gambadilegno A Parigi:

E allora sognò Atene

E la sua bocca spalancata

E la sua mano da riscaldare

E la sua vita stonata

E quel suo mare senza onde

E la sua vita gelata

E allora sognò Atene

Sotto una nevicata

 

Guardalo come cammina

Ballerino di samba

E come inciampa in ogni spigolo

Innamorato e ridicolo

Come guida la banda

Come attraversa la strada

Senza una gamba

 

Portami via da questa terra

Da questa pubblica città

Da questo albergo tutto fatto a scale

Da questa umidità

Dottoressa chiamata Aprile

Che conosci l’inferno

Portami via da questo inverno

Portami via da qua

E allora sognò Atene

E l’ospedale militare

Ed i soldati carichi di pioggia

E un compleanno da ricordare

Ed un ombrello sulla spiaggia

E un dopoguerra sul lungomare

E allora sognò il tempo

Che lo voleva fermare

 

Guardalo come cammina

Lazzaro di Notre Dame

Come sta dritto nella tempesta

Alla fermata del tram

Chiama un tassì si mette avanti

Dai Campi Elisi alla Grande Arche

Gambadilegno avanti avanti

Avanti marsch!

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Generale

Testo Generale:

Generale dietro la collina

ci sta la notte crucca e assassina

e in mezzo al prato c’è una contadina

curva sul tramonto sembra una bambina

di cinquant’anni e di cinque figli

venuti al mondo come conigli

partiti al mondo come soldati

e non ancora tornati.

 

Generale dietro la stazione

lo vedi il treno che portava al sole

non fa più fermate neanche per pisciare

si va dritti a casa senza più pensare

che la guerra è bella anche se fa male

che torneremo ancora a cantare

e a farci fare l’amore, l’amore dalle infermiere.

 

Generale la guerra è finita

il nemico è scappato, è vinto, è battuto

dietro la collina non c’è più nessuno

solo aghi di pino e silenzio e funghi

buoni da mangiare buoni da seccare

da farci il sugo quando viene Natale

quando i bambini piangono

e a dormire non ci vogliono andare.

 

Generale queste cinque stelle

queste cinque lacrime sulla mia pelle

che senso hanno dentro al rumore di questo treno

che è mezzo vuoto e mezzo pieno

e va veloce verso il ritorno

tra due minuti è quasi giorno, è quasi casa, è quasi amore.

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Gesù bambino

Testo Gesù bambino:

Gesù piccino picciò Gesù bambino

fa che venga la guerra prima che si può

fa che sia pulita come una ferita piccina picciò

fa che sia breve come un fiocco di neve

e fa che si porti via

la mala morte e la malattia

fa che duri poco e che sia come un gioco.

 

Tu che conosci la stazione

tutti quelli che ci vanno a dormire

fagli avere un giorno l’occasione

di poter anche loro partire partire senza biglietto

senza biglietto volare via per essere davvero liberi

non occorre la ferrovia

e fa che piova un po’ di meno

sopra quelli che non hanno ombrello

e fa che dopo questa guerra il tempo sia più bello.

 

Gesù piccino picciò Gesù bambino

comprato a rate chissà se questa guerra potrà finire

prima dell’estate perché sarebbe bello

spogliarci tutti e andare al mare

e avere sotto gli occhi e dentro al cuore

tanti giorni ancora da passare e ad ogni compleanno

guardare il cielo ed essere d’accordo

e non avere più paura la paura è soltanto un ricordo.

 

Gesù piccino picciò

Gesù bambino alla deriva

se questa guerra deve proprio farsi

fa che non sia cattiva

tu che le hai viste tutte

e sai che tutto non è ancora niente

se questa guerra deve proprio farsi

fa che non la faccia la gente

e poi perdona tutti quanti tutti quanti tranne qualcuno

e quando poi sarà finita fa che non la ricordi nessuno

e quando poi sarà finita fa che non la ricordi nessuno

 

E quando poi sarà finita fa che non la ricordi nessuno.

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