La Guerra

Testo La Guerra:

C’è un soldato in mezzo al campo

E una casa nella valle

Attenzione soldatino

C’è il tramonto alle tue spalle,

Sei una sagoma nel sole

Un bersaglio in mezzo al fuoco

E per prendere la mira

Basta niente e serve poco.

Occhi neri di carbone

Bocca scura di corallo

Attenzione soldatino

Muore il giorno e canta il gallo.

Nella casa c’è una sposa

Con il cuore disperato

Più non dorme da quel giorno

Che il suo amor partì soldato

Resta sempre sola sola

Nel suo letto abbandonato

Occhi neri di carbone

Sono pronti per l’agguato.

 

Abbiamo preso la campagna

Abbiamo perso la città

Abbiamo preso l’innocenza

Abbiamo perso la pietà

 

Per essere partiti chi ci ringrazierà

Per essere tornati chi ci saluterà

Per essere partiti chi ci ricorderà

Per esserci salvati chi ci perdonerà

 

E ripensa il soldatino

Al suo rancio disgraziato

All’odore della notte

E del sangue che ha versato

Quella volta che la morte

Gli è passata proprio accanto

Lo ha guardato di traverso

E se ne andata zoppicando.

Sotto il seno della sposa

Batte un cuore innamorato

Canta forte e ride piano

Mentre stende il suo bucato

Scotta il sole a mezzogiorno

Sulla casa in mezzo al campo

C’è una sposa disarmata

E il soldato non ha scampo.

 

Abbiamo preso la campagna

Abbiamo perso la città

Abbiamo preso l’innocenza

Abbiamo perso la pietà

 

Per essere partiti chi ci ringrazierà

Per essere tornati chi ci saluterà

Per essere partiti chi ci ricorderà

Per esserci salvati chi ci perdonerà

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La leva calcistica della classe ’68

Testo La leva calcistica della classe ’68:

Sole sul tetto dei palazzi in costruzione

sole che batte sul campo di pallone

e terra e polvere che tira vento

e poi magari piove

Nino cammina che sembra un uomo

con le scarpette di gomma dura

dodici anni e il cuore pieno di paura.

 

Ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore

non è mica da questi particolari

che si giudica un giocatore

un giocatore lo vedi dal coraggio

dall’altruismo e dalla fantasia.

 

E chissà quanti ne hai visti e quanti ne vedrai

di giocatori tristi che non hanno vinto mai

ed hanno appeso le scarpe a qualche tipo di muro

e adesso ridono dentro al bar

e sono innamorati da dieci anni

con una donna che non hanno amato mai

chissà quanti ne hai veduti

chissà quanti ne vedrai.

 

Nino capì fin dal primo momento

l’allenatore sembrava contento

e allora mise il cuore dentro le scarpe

e corse più veloce del vento

prese un pallone che sembrava stregato

accanto al piede rimaneva incollato

entrò nell’area tirò senza guardare

ed il portiere lo fece passare

ma Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore

non è mica da questi particolari

che si giudica un giocatore

un giocatore lo vedi dal coraggio

dall’altruismo e dalla fantasia.

 

Il ragazzo si farà

anche se ha le spalle strette

quest’altr’anno giocherà

con la maglia numero sette.

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La Linea Della Vita

Testo La Linea Della Vita:

Che è tutta una vita che passo da qua,

E ancora rischio di perdermi,

Magari è questione di troppa sensibilità,

O sono soltanto motivi tecnici…

 

E tu dici una bussola, dovevi almeno portarla con te,

Una bussola potevi almeno spiegarmelo come si usa

Una bussola, scusa….

 

Ci sono amori che non si ricordano

E baci che non si dimenticano,

Persone che passano e non si salutano e sputano,

E cani bianchi che a volte ritornano.

 

E tu dici la vita dovevi almeno capire perché,

La vita, il tempo che cambia col vento che arriva

Quest’anima stanca che pure respira

Quest’angolo piatto che gira, quest’anima

Dolce e cattiva, che dice “guardami…”

Dice “perché non parli…?” dice “sbrigati

Prima che sia troppo tardi… guardami…

Perché non parli? Fermati prima che

Sia troppo tardi….”

 

Saranno trent’anni che passo da qua,

E adesso fai finta di non riconoscermi.

Ma guarda la gente che salti mortali che fa

E quanti nani sui trampoli, e tu dici:

“Perdonami… ma non credevo che fossi tu, perdonami…”

Va bene perdonami, però perdonami cosa?

 

E tu dici “La vita”, la vita…. Questa scatola vuota

Quest’anima nuda, questa retta finita,

Quest’acqua che corre veloce in salita,

Quest’anima forte e ferita, che dice:

“guardami…” dice “perché non parli…?”

Dice “fermati prima che sia troppo tardi… guardami…

Perché non parli? E sbrigati prima che

Sia troppo tardi, perché non parli…?”

Dice “fermati prima che sia troppo tardi… guardami…

Perché non parli? Sbrigati prima che

Sia troppo tardi…guardami…perché non parli…?

Guardami…perché non parli?

Fermati prima che sia troppo tardi….”

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Lamento Per La Morte Di Pasolini

Testo Lamento Per La Morte Di Pasolini:

Persi le forze mie persi l’ingegno

Che la morte m’è venuta a visitare

E leva le gambe tue da questo regno!

Persi le forze mie persi l’ingegno

 

Le undici le volte che l’ho visto

Gli vidi in faccia la mia gioventù

Oh Cristo me l’hai fatto un bel disgusto

Le undici le volte che l’ho visto

 

Le undici e un quarto io mi sento ferito

Davanti agli occhi ho le mani spezzate

E la lingua mi diceva è andata è andata

Le undici e un quarto mi sento ferito

 

L’undici e mezza mi sento morire

La lingua mi cercava le parole

E tutto mi diceva che non giova

Le undici e mezza mi sento morire

Mezzanotte m’ho da confessare

Cerco il perdono da la madre mia

E questo è un dovere che ho da fare

Io a mezzanotte m’ho da confessare

 

Ma quella notte volevo parlare

La pioggia il fango e l’auto per scappare

Solo a morire lì vicino al mare

Ma quella notte volevo parlare

 

E non può non può

Può più parlare può più parlare

Non può non può

Può più parlare può più parlare

 

Persi le forze mie persi l’ingegno

Che la morte m’è venuta a visitare

E leva le gambe tue da questo regno!

Persi le forze mie persi l’ingegno

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L’amore Comunque

Testo L’amore Comunque:

Che tu ne faccia meraviglia

O spettacolo banale

Lacrime a rendere o scherzo di carnevale

Neve di ferragosto, macchina per sognare

Musica per i tuoi occhi

O parole da conservare…

O come un ladro da quattro soldi

Lo butti giù per le scale

Perché nel buio non l’avevi visto

Ma lo sentivi respirare,

E ti teneva sveglia per ore….

Perché nel buio non lo volevi,

Ma ti teneva sveglia per ore…

 

Regina del tempo

Della sabbia e del vetro

Della fine di tutti i numeri

E dell’inizio dell’alfabeto,

Dimmelo adesso, dimmelo ora

Dove posso lasciare il vestito

Come posso asciugare la pioggia

Che bagna il tappeto.

 

E guarda l’amore che non ha commenti

Da fare.

L’amore comunque che non ha paura del mare

Da attraversare…

 

Che si trasforma in colore

Per la notte che resta,

E il viola diventa rosa e

Illumina la tua finestra,

Come una medicina o un

Dolore da rinnovare o un

Desiderio spietato che non

Puoi rifiutare,

Ed è così che ti lasci guardare

È così che ti piace, così che

Ti fai immaginare…

 

Regina del tempo

Della sabbia e del vetro

Della fine di tutti i numeri

E dell’inizio dell’alfabeto,

Dimmelo adesso, dimmelo ora,

Dove posso lasciare il vestito,

Come posso asciugare la pioggia

Che bagna il tappeto.

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L’angelo

Testo L’angelo:

Passa l’angelo passa l’angelo

E nessuno può vedere

Passa l’angelo passa l’angelo

E fa segno di tacere.

 

E dice sono venuto a sciogliere

E non a legare

Sono venuto a sciogliere

E non a spezzare

Passa l’angelo, passa l’angelo

E ti fa segno di andare

Passa l’angelo, passa l’angelo

E ti lascia passare

 

Passa l’angelo, passa l’angelo

E ti offre da bere

Passa l’angelo, passa l’angelo

E finisce il bicchiere

E dice sono venuto a prendere

E non a rubare

Sono venuto a prendere

E non a rubare

E dice non devi piangere

E non ti devi spaventare

 

Passa l’angelo, passa l’angelo

E nessuno può vedere

Passa l’angelo, passa l’angelo

E fa segno di tacere

 

Passa l’angelo, passa l’angelo

E ti offre da bere

Passa l’angelo, passa l’angelo

E ti offre da bere

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Irene

Testo Irene:

Irene alla finestra e tanta gente per la strada

Irene alla finestra e tanta gente per la strada

il mondo passa accanto a lei

e non la sfiora mai

con le mani aperte e il cuore aperto Irene guarda giù.

 

Irene alla finestra e tanta gente al suo suicidio

Irene alla finestra e tanta gente al suo suicidio

con il telefono staccato

l’anima in libertà

com’è grande il cielo

com’è piccola una donna

com’è grande il cielo.

 

Ed il traffico sta crescendo

mentre il sole se ne va

ed Irene sta sognando

cose che non sa.

 

Irene alla finestra e tanta gente per la strada

Irene alla finestra e tanta gente per la strada

il mondo passa accanto a lei

e non la sfiora mai

con le mani aperte e il cuore aperto Irene guarda giù.

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I Treni Per Reggio Calabria

Testo I Treni Per Reggio Calabria:

Andavano col treno giù nel Meridione

Per fare una grande manifestazione

Il ventidue d’ottobre del settantadue

In curva il treno che pareva un balcone

Quei balconi con le coperte

Per la processione

Il treno era coperto di bandiere rosse

Slogan, cartelli e scritte a mano

Da Roma Ostiense mille e duecento operai

Vecchi e giovani e donne

Con i bastoni e le bandiere arrotolate

Portati tutti a mazzo sulle spalle

Il treno parte e pare un incrociatore

Tutti cantano Bandiera Rossa

Dopo venti minuti che siamo in cammino

Si ferma e non vuole più partire

Si parla di una bomba sulla ferrovia

Il treno torna alla stazione

Tutti corrono coi megafoni in mano

E richiamano Andiamo via Cassino

Compagni da qui a Reggio

È tutto un campo minato

Chi vuole si rimetta in cammino

Dopo un’ora quel treno

Che pareva un balcone

Ha ripreso la sua processione

Anche a Cassino la linea è saltata

Siamo tutti attaccati al finestrino

Roma Ostiense Cisterna

Roma Termini Cassino

Adesso siamo a Roma Tiburtino

Il treno di Bologna è saltato a Priverno

È una notte, una notte d’inferno

I feriti tutti sono ripartiti

Caricati sopra un altro treno

Funzionari responsabili, sindacalisti

Sdraiati sulle reti dei bagagli

Per scrutare meglio la massicciata

Si sono tutti addormentati

Dormono, dormono profondamente

Sopra le bombe non sentono più niente

L’importante adesso è di essere partiti

Ma i giovani hanno gli occhi spalancati

Vanno in giro tutti eccitati

Mentre i vecchi sono stremati

Dormono, dormono profondamente

Sopra le bombe non sentono più niente

Famiglie intere a tre generazioni

Son venute tutte insieme da Torino

Vanno dai parenti

Fanno una dimostrazione

Dal treno non è sceso nessuno

La vecchia e la figlia alle rifiniture

Il marito alla verniciatura

La figlia della figlia alle tappezzerie

Stanno in viaggio ormai da più di venti ore

Aspettano seduti, sereni e contenti

Sopra le bombe non gliene importa niente

Aspettano ch’è tutta una vita

Che stanno ad aspettare

Per un certificato mattinate intere

Anni e anni per due soldi di pensione

Erano venti treni più forti del tritolo

Guardare quelle facce bastava solo

Con la notte le stelle e con la luna

Binari stanno luccicanti

Mai guardati con tanta attenzione

E camminato sulle traversine

Mai individuata una regione

Dai sassi della massicciata

Dalle chine di erba sulla vallata

Dai buchi che fanno entrare il mare

Piano piano a passo d’uomo

Pareva che il treno si facesse portare

Tirato per le briglie come un cavallo

Tirato dal suo padrone

A Napoli la galleria illuminata

Bassa e sfasciata con la fermata

Il treno che pare un balcone

Qualcuno vuol salire

“Attenzione! non fate salire nessuno

Può essere una provocazione!”

Si sporgono coi megafoni in mano

E un piede sullo scalino

E gridano, gridano

Quello che hanno in mente

Sono comizi la gente sente

Ora passa la notte e con la luce

La ferrovia è tutta popolata

Contadini e pastori che l’hanno sorvegliata

Col gregge sparpagliato

La Calabria ci passa sotto ai piedi ci passa

Dal tetto di una casa una signora grassa

Fa le corna e alza una mano

E un gruppo di bambini

Ci guardano passare

E fanno il saluto romano

Ormai siamo a Reggio e la stazione

È tutta nera di gente

Domani chiuso tutto in segno di lutto

Attento Ciccio Franco a Sbarre!

E alla mattina c’era la paura

E il corteo non riusciva a partire

Ma gli operai di Reggio

Sono andati in testa

E il corteo si è mosso improvvisamente

È partito a punta come un grosso serpente

Con la testa corazzata

I cartelli schierati lateralmente

L’avevano tutto fasciato

Volavano sassi e provocazioni

Ma nessuno s’è neppure voltato

Gli operai dell’Emilia Romagna

Guardavano con occhi stupiti

I metalmeccanici di Torino e Milano

Puntavano in avanti tenendosi per mano

Le voci rompevano il silenzio

E nelle pause si sentiva il mare

E il silenzio di quelli fermi

Che stavano a guardare

O ogni tanto dalle vie laterali

Si vedevano i sassi volare

E alla sera Reggio era trasformata

Pareva una giornata di mercato

Quanti abbracci e quanta commozione

Il Nord è arrivato nel meridione

E alla sera Reggio era trasformata

Pareva una giornata di mercato

Quanti abbracci e quanta commozione

Gli operai hanno dato una dimostrazione

Guarda il video di I Treni Per Reggio Calabria:

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L’abbigliamento di un fuochista

Testo L’abbigliamento di un fuochista:

Figlio con quali occhi

con quali occhi ti devo vedere

coi pantaloni consumati al sedere

e queste scarpe nuove nuove.

Figlio senza domani

con questo sguardo di animale in fuga

e queste lacrime sul bagnasciuga

che non ne vogliono sapere.

 

Figlio con un piede

ancora in terra

e l’altro già nel mare

e una giacchetta per coprirti

e un berretto per salutare

e i soldi chiusi dentro la cintura

che nessuno te li può strappare

la gente oggi non ha più paura

nemmeno di rubare.

 

Ma mamma a me mi rubano la vita

quando mi mettono a faticare

per pochi dollari nelle caldaie

sotto al livello del mare

in questa nera nera nave

che mi dicono che non può affondare

in questa nera nera nave

che mi dicono che non può affondare.

 

Figlio con quali occhi e quale pena dentro al cuore

adesso che la nave se ne è andata

e sta tornando il rimorchiatore.

Figlio senza catene

senza camicia

così come sei nato

in questo Atlantico cattivo

figlio già dimenticato.

 

Figlio che avevi tutto

e che non ti mancava niente

e andrai a confondere la tua faccia

con la faccia dell’altra gente

e che ti sposerai probabilmente

in un bordello americano

e avrai dei figli da una donna strana

e che non parlano italiano.

 

Ma mamma io per dirti il vero

l’italiano non so cosa sia

eppure se attraverso il mondo

non conosco la geografia

in questa nera nera nave

che mi dicono che non può affondare

in questa nera nera nave

che mi dicono che non può affondare.

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La campana

Testo La campana:

La campana ha suonato tutto il giorno

laddove i cani hanno abbaiato

io ho pianto lacrime fina all’osso

lacrime e tosse sul selciato

incollato sull’asfalto della strada

mai stato così lontano dalla dolcezza

a cui tutti hanno diritto

io con un fascio di giornali in mano

e con un fascio di giornali in mano

pensavo si può anche morire di dolore

i miei amici, lo sai, sono tutti schedati

i miei amici, lo sai, sono tutti in galera

sono tutti fregati, sono tutti schedati.

 

E avevo nella testa una fontana

una pioggia sottile di pensieri cattivi

mentre la gente seduta al tavolino

contava il tempo con gli aperitivi

e io inchiodato sulla strada pensavo

ma tutto questo deve pure finire

e camminavo come un uomo tranquillo

e sotto questo grande cielo azzurro

finalmente mi sentivo un uomo solo

i miei amici, lo sai, sono tutti fregati

i miei amici, lo sai, sono tutti in galera

sono tutti segnati, sono tutti fregati

sono tutti schedati.

Guarda il video di La campana:

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