La bomba in testa

Testo La bomba in testa:

E io contavo i denti ai francobolli

dicevo “grazie a Dio” “buon Natale “

mi sentivo normale

eppure i miei trent’anni

erano pochi più dei loro

ma non importa adesso torno al lavoro

 

Cantavano il disordine dei sogni

gli ingrati del benessere francese

e non davan l’idea

di denunciare uomini al balcone

di un solo maggio, di un unico paese

 

E io ho la faccia usata dal buonsenso

ripeto “Non vogliamoci del male “

e non mi sento normale

e mi sorprendo ancora

a misurarmi su di loro

e adesso è tardi, adesso torno al lavoro

 

Rischiavano la strada e per un uomo

ci vuole pure un senso a sopportare

di poter sanguinare

e il senso non dev’essere rischiare

ma forse non voler più sopportare

 

Chissà cosa si trova a liberare

la fiducia nelle proprie tentazioni

allontanare gli intrusi

dalle nostre emozioni

allontanarli in tempo

e prima di trovarsi solo

con la paura di non tornare al lavoro

 

Rischiare libertà strada per strada

scordarsi le rotaie verso casa

io ne valgo la pena

per arrivare ad incontrar la gente

senza dovermi fingere innocente

 

Mi sforzo di ripetermi con loro

e più l’idea va di là del vetro

più mi lasciano indietro

per il coraggio insieme

non so le regole del gioco

senza la mia paura mi fido poco

 

Ormai sono in ritardo per gli amici

per l’olio potrei farcela da solo

illuminando al tritolo

chi ha la faccia e mostra solo il viso

sempre gradevole, sempre più impreciso

 

E l’esplosivo spacca, taglia, fruga

tra gli ospiti di un ballo mascherato

io mi sono invitato

a rilevar l’impronta

dietro ogni maschera che salta

e a non aver pietà per la mia prima volta

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La canzone dell’amore perduto

Testo La canzone dell’amore perduto:

Ricordi sbocciavan le viole

con le nostre parole

“Non ci lasceremo mai, mai e poi mai”

 

vorrei dirti ora le stesse cose

ma come fan presto, amore, ad appassire le rose

così per noi

 

l’amore che strappa i capelli è perduto ormai

non resta che qualche svogliata carezza

e un po’ di tenerezza

 

E quando ti troverai in mano

quei fiori appassiti al sole

di un aprile ormai lontano

li rimpiangerai

 

ma sarà la prima che incontri per strada

che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato

per un amore nuovo

 

E sarà la prima che incontri per strada

che tu coprirai d’oro per un bacio mai dato

per un amore nuovo

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La cattiva strada

Testo La cattiva strada:

Alla parata militare

sputò negli occhi a un innocente

e quando lui chiese “Perché “

lui gli rispose “Questo è niente

e adesso è ora che io vada”

e l’innocente lo seguì,

senza le armi lo seguì

sulla sua cattiva strada.

 

Sui viali dietro la stazione

rubò l’incasso a una regina

e quando lei gli disse “Come”

lui le risposte “Forse è meglio è come prima

forse è ora che io vada “

e la regina lo seguì

col suo dolore lo seguì

sulla sua cattiva strada.

 

E in una notte senza luna

truccò le stelle ad un pilota

quando l’aeroplano cadde

lui disse “È colpa di chi muore

comunque è meglio che io vada “

ed il pilota lo seguì

senza le stelle lo seguì

sulla sua cattiva strada.

 

A un diciottenne alcolizzato

versò da bere ancora un poco

e mentre quello lo guardava

lui disse “Amico ci scommetto stai per dirmi

adesso è ora che io vada”

l’alcolizzato lo capì

non disse niente e lo seguì

sulla sua cattiva strada.

 

Ad un processo per amore

baciò le bocche dei giurati

e ai loro sguardi imbarazzati

rispose “Adesso è più normale

adesso è meglio, adesso è giusto, giusto, è giusto

che io vada “

ed i giurati lo seguirono

a bocca aperta lo seguirono

sulla sua cattiva strada,

sulla sua cattiva strada.

 

E quando poi sparì del tutto

a chi diceva “È stato un male”

a chi diceva “È stato un bene “

raccomandò “Non vi conviene

venir con me dovunque vada,

ma c’è amore un po’ per tutti

e tutti quanti hanno un amore

sulla cattiva strada

sulla cattiva strada.

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La città vecchia

Testo La città vecchia:

Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi

ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi,

una bimba canta la canzone antica della donnaccia

quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia.

 

E se alla sua età le difetterà la competenza

presto affinerà le capacità con l’esperienza

dove sono andati i tempi di una volta per Giunone

quando ci voleva per fare il mestiere anche un po’ di vocazione.

 

Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino

quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino

li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno

a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo.

 

Loro cercan là, la felicità dentro a un bicchiere

per dimenticare d’esser stati presi per il sedere

ci sarà allegria anche in agonia col vino forte

porteran sul viso l’ombra di un sorriso tra le braccia della morte.

 

Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone

forse quella che sola ti può dare una lezione

quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie

quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie.

 

Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte

ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette

quando incasserai dilapiderai mezza pensione

diecimila lire per sentirti dire “micio bello e bamboccione”.

 

Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli

In quell’aria spessa carica di sale, gonfia di odori

lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano

quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano.

 

Se tu penserai, se giudicherai

da buon borghese

li condannerai a cinquemila anni più le spese

ma se capirai, se li cercherai fino in fondo

se non sono gigli son pur sempre figli

vittime di questo mondo.

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La domenica delle salme

Testo La domenica delle salme:

Tentò la fuga in tram

verso le sei del mattino

dalla bottiglia di orzata

dove galleggia Milano

non fu difficile seguirlo

 

il poeta della Baggina

la sua anima accesa

mandava luce di lampadina

gli incendiarono il letto

sulla strada di Trento

 

riuscì a salvarsi dalla sua barba

un pettirosso da combattimento

 

I Polacchi non morirono subito

e inginocchiati agli ultimi semafori

rifacevano il trucco alle troie di regime

lanciate verso il mare

 

i trafficanti di saponette

mettevano pancia verso est

chi si convertiva nel novanta

ne era dispensato nel novantuno

 

la scimmia del quarto Reich

ballava la polka sopra il muro

e mentre si arrampicava

le abbiamo visto tutto il culo

 

la piramide di Cheope

volle essere ricostruita in quel giorno di festa

masso per masso

schiavo per schiavo

comunista per comunista

 

La domenica delle salme

non si udirono fucilate

il gas esilarante

presidiava le strade

la domenica delle salme

si portò via tutti i pensieri

e le regine del ‘’tua culpa’’

affollarono i parrucchieri

 

Nell’assolata galera patria

il secondo secondino

disse a ‘’Baffi di Sego’’ che era il primo

si può fare domani sul far del mattino

e furono inviati messi

fanti cavalli cani ed un somaro

ad annunciare l’amputazione della gamba

di Renato Curcio

il carbonaro

 

il ministro dei temporali

in un tripudio di tromboni

auspicava democrazia

con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni

voglio vivere in una città

dove all’ora dell’aperitivo

non ci siano spargimenti di sangue

o di detersivo

a tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade

eravamo gli ultimi cittadini liberi

di questa famosa città civile

perché avevamo un cannone nel cortile

 

La domenica delle salme

nessuno si fece male

tutti a seguire il feretro

del defunto ideale

la domenica delle salme

si sentiva cantare

quant’è bella giovinezza

non vogliamo più invecchiare

 

Gli ultimi viandanti

si ritirarono nelle catacombe

accesero la televisione e ci guardarono cantare

per una mezz’oretta

poi ci mandarono a cagare

voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio

coi pianoforti a tracolla travestiti da Pinocchio

voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti

per l’Amazzonia e per la pecunia

nei palastilisti

e dai padri Maristi

voi avete voci potenti

lingue allenate a battere il tamburo

voi avevate voci potenti

adatte per il vaffanculo

 

La domenica delle salme

gli addetti alla nostalgia

accompagnarono tra i flauti

il cadavere di Utopia

la domenica delle salme

fu una domenica come tante

il giorno dopo c’erano i segni

di una pace terrificante

mentre il cuore d’Italia

da Palermo ad Aosta

si gonfiava in un coro

di vibrante protesta

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La nova gelosia

Testo La nova gelosia:

Fenesta co’ ‘sta nova gelosia

tutta lucente

de centrella d’oro

tu m’annasconne

Nennerella bella mia

lassamela vedè

sinnò me moro

 

Fenesta co’ ‘sta nova gelosia

tutta lucente

de centrella d’oro

Traduzione La nova gelosia:

Finestra con questa nuova persiana

tutta lucente

coi chiodini d’oro

tu mi nascondi

la mia bella Nennarella

lasciamela vedere

se no muoio

 

Finestra con questa nuova persiana

tutta lucente

coi chiodini d’oro

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Le acciughe fanno il pallone

Testo Le acciughe fanno il pallone:

Le acciughe fanno il pallone

che sotto c’è l’alalunga

se non butti la rete

non te ne lascia una

 

alla riva sbarcherò

alla riva verrà la gente

questi pesci sorpresi

li venderò per niente

 

se sbarcherò alla foce

e alla foce non c’è nessuno

la faccia mi laverò

nell’acqua del torrente

 

ogni tre ami

c’è una stella marina

amo per amo

c’è una stella che trema

 

ogni tre lacrime

batte la campana

passano le villeggianti

con gli occhi di vetro scuro

 

passano sotto le reti

che asciugano sul muro

e in mare c’è una fortuna

che viene dall’oriente

 

che tutti l’hanno vista

e nessuno la prende

ogni tre ami

c’è una stella marina

 

ogni tre stelle

c’è un aereo che vola

ogni tre notti

un sogno che mi consola

 

bottiglia legata stretta

come un’esca da trascinare

sorso di vena dolce

che liberi dal male

 

se prendo il pesce d’oro

ve la farò vedere

se prendo il pesce d’oro

mi sposerò all’altare

 

ogni tre ami

c’è una stella marina

ogni tre stelle

c’è un aereo che vola

 

ogni balcone

una bocca che m’innamora

ogni tre ami

c’è una stella marina

 

ogni tre stelle

c’è un aereo che vola

ogni balcone

una bocca che m’innamora

 

le acciughe fanno il pallone

che sotto c’è l’alalunga

se non butti la rete

non te ne lascia una

non te ne lascia una

non te ne lascia una

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Le nuvole

Testo Le nuvole:

Vanno

vengono

ogni tanto si fermano

e quando si fermano

sono nere come il corvo

sembra che ti guardano con malocchio

 

Certe volte sono bianche

e corrono

e prendono la forma dell’airone

o della pecora

o di qualche altra bestia

ma questo lo vedono meglio i bambini

che giocano a corrergli dietro per tanti metri

 

Certe volte ti avvisano con rumore

prima di arrivare

e la terra si trema

e gli animali si stanno zitti

certe volte ti avvisano con rumore

 

Vanno

vengono

ritornano

e magari si fermano tanti giorni

che non vedi più il sole e le stelle

e ti sembra di non conoscere più

il posto dove stai

 

Vanno

vengono

per una vera

mille sono finte

e si mettono li tra noi e il cielo

per lasciarci soltanto una voglia di pioggia.

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Le passanti (Les passantes)

Testo Le passanti (Les passantes):

Io dedico questa canzone

ad ogni donna pensata come amore

in un attimo di libertà

a quella conosciuta appena

non c’era tempo e valeva la pena

di perderci un secolo in più.

 

A quella quasi da immaginare

tanto di fretta l’hai vista passare

dal balcone a un segreto più in là

e ti piace ricordarne il sorriso

che non ti ha fatto e che tu le hai deciso

in un vuoto di felicità.

 

Alla compagna di viaggio

i suoi occhi il più bel paesaggio

fan sembrare più corto il cammino

e magari sei l’unico a capirla

e la fai scendere senza seguirla

senza averle sfiorato la mano.

 

A quelle che sono già prese

e che vivendo delle ore deluse

con un uomo ormai troppo cambiato

ti hanno lasciato, inutile pazzia,

vedere il fondo della malinconia

di un avvenire disperato.

 

Immagini care per qualche istante

sarete presto una folla distante

scavalcate da un ricordo più vicino

per poco che la felicità ritorni

è molto raro che ci si ricordi

degli episodi del cammino.

 

Ma se la vita smette di aiutarti

è più difficile dimenticarti

di quelle felicità intraviste

dei baci che non si è osato dare

delle occasioni lasciate ad aspettare

degli occhi mai più rivisti.

 

Allora nei momenti di solitudine

quando il rimpianto diventa abitudine,

una maniera di viversi insieme,

si piangono le labbra assenti

di tutte le belle passanti

che non siamo riusciti a trattenere.

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Le storie di ieri

Testo Le storie di ieri:

Mio padre aveva un sogno comune

condiviso dalla sua generazione

la mascella al cortile parlava

troppi morti lo hanno tradito

tutta gente che aveva capito.

 

E il bambino nel cortile sta giocando

tira sassi nel cielo e nel mare

ogni volta che colpisce una stella

chiude gli occhi e si mette a sognare

chiude gli occhi e si mette a volare.

 

E i cavalli a Salò sono morti di noia

a giocare col nero perdi sempre

Mussolini ha scritto anche poesie

i poeti che strade creature

ogni volta che parlano è una truffa.

 

Ma mio padre è un ragazzo tranquillo

la mattina legge molti giornali

è convinto di avere delle idee

e suo figlio è una nave pirata

e suo figlio è una nave pirata.

 

E anche adesso è rimasta una scritta nera

sopra il muro davanti casa mia

dice che il movimento vincerà

il gran capo ha la faccia serena

la cravatta intonata alla camicia.

 

Ma il bambino nel cortile si è fermato

si è stancato di seguire gli aquiloni

si è seduto tra i ricordi vicini i rumori lontani

guarda il muro e si guarda le mani

guarda il muro e si guarda le mani

guarda il muro e si guarda le mani.

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