Lo scemo del villaggio

Testo Lo scemo del villaggio:

Adesso vi dirò un segretoe non si dica che

E non si dica che non ve lo avevo detto,

Il mio pensiero è quello, il mio pensiero è proprio quello

Di uno che si può tranquillamente definire matto.

 

E voi sicuramente troverete divertente

Il fatto stesso che io porti la mia faccia tra la gente

E certamente sarà relativamente interessante

Tutto quello che ho da dire ma sarà comunque grande

Il piacere che avrò nel cantare e suonare stasera per voi,

Spero nessuno ne avrà da ridire

Ma in caso contrario

Il sistema migliore è di non starmi a sentire.

 

Vivo da sempre, vivrò per sempre

Alla periferia della normalità.

Sono da sempre, sarò per sempre

Etichettato da ogni mente benpensante

Come «soggetto scarsamente interessante»,

Perché troppo stravagante,

Quindi conseguenzialmente

Poco utile o inutile totalmente

Alla tessitura di una bella immagine apparente per la comunità!

 

Un giorno, la follia trovando in me

La sua ideale collocazione

Prese posto tra le pieghe della mia immaginazione,

Poi non ricordo cosa esattamente sia successo

Ma l’effetto risultante

È quello che davanti ai vostri occhi voi vedete adesso.

Ma chi non avrà paura di questa mia condizione

Venga pure ad imbarcarsi per un viaggio

Sulle onde dei deliri dello scemo del villaggio.

 

Poi sia ben chiaro anche un concetto

Ossia, non è che per il fatto che io sia matto

Veda il mondo in modo distratto

Ma la questione è che con il buonsenso

Il mio cervello non è andato mai d’accordo dandogli lo sfratto,

Perciò mi piace immaginare cose immaginarie

Che la gente non comprende

O non è capace di vedere,

Quello è privilegio e dannazione

Di chi, la ragione l’ha veduta solamente di passaggio,

Allora chi meglio di me che son lo scemo del villaggio?

 

Io credo che sognare sia importante

Anche se non tutti quanti i sogni si possono realizzare

Ma a chiunque mi dirà che col mio fare

Sto inseguendo solamente un inutile miraggio,

Gli risponderò tranquillamente «questa è la mia vita,

La vita dello scemo del villaggio!»

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L’ultimo dei sogni

Testo L’ultimo dei sogni:

Si è fermato il treno all’ultima fermata

Vuoto e pieno di parole già discusse

E si è fermato pure l’ultimo dei sogni

In un campo tra i rifiuti e le promesse.

 

Sono passate mille notti e mille giorni passeranno

Fra le nuvole di fumo cancellano i colori

E nei cunicoli coperti dal nero del silenzio

Dove il vento neanche passa e ogni luce muore dentro.

 

E per le strade abbandonate dove ogni età non si è fermata

Nei quartieri avvelenati che nasconde ogni città

C’è chi grida e chi ormai tace e chi è stanco d’aspettare

E chi sotto le macerie non sa più che cosa è il sole.

 

Sono lacrime del tempo che nessuno può asciugare

Sono favole proibite per bambini senza nome

E sono fiori che hanno perso di profumo e di colore

Sono vele senza vento che non sanno dove andare.

 

E sotto un cielo fatto a pezzi dalla legge dell’inganno

Son cadute le speranze come pioggia dentro il mare

Come luci ormai tradite da un futuro che non nasce

Che si copre di paura e nel niente poi sparisce.

 

E si son perse le illusioni fra montagne di parole

Sotto muri di tristezza che nascondono la fine

E nelle case di cartone dove fortuna non è entrata

Dove le vite sono ombre che anneriscono la strada.

 

Non c’è fuoco che dia luce a passaggi sconosciuti

Non c’è stella che risplenda sopra viaggi malandati

Ma è solo terra sopra terra che da polvere e dolore

È solo l’ultimo dei sogni che a poco a poco muore.

 

E non rimangono che occhi a cercare un po’ di sole

Dietro passi senza forza di destini andati a male

E non rimangono che mani dentro mani da scaldare

Che si stringono alla vita e che non vogliono cadere.

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Luna

Testo Luna:

Dal cielo piovevano foglie e fiori

Le aveva portate il vento del mare

La luna sul porto le vedeva cadere

La luna dal porto le guardava volare

 

La vide un gabbiano la vide da sola

Volò da una nuvola ai suoi piedi

E lei si chinò ad ascoltare le sue bianche parole

Mentre il giorno tra le onde se ne andava a dormire

 

L’ uccello le disse dei nuovi colori

Di posti e di soli lontani

Se vuoi li vedraui su queste mie ali

La luna sorrire e disse di sì

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L’uomo che piantava alberi

Testo L’uomo che piantava alberi:

Lontano, lontano più in là dell’orizzonte,

C’era una terra dove nn ci cresceva niente.

Potevi trovarci soltanto le spine,

Tra gli scheletri delle case

Che ne segnavano il confine.

Poi, grandi distese di sassi

E d’inverno il vento gelido

Scoraggiava ogni viandante

A portarci i proprio passi.

Ma in un tempo, in un tempo

Che a pensarci adesso, non sembra nemmeno distante,

Il destino di quella terra è cambiato

Per mano di un uomo e delle sue piante

Che decise di campare in quel posto,

Lontanto da tutti e da tutti nascosto,

Che scelse di viaggiare la sua vita lentamente,

Lasciandosi dietro il viavai della gente.

Cambierano lune, passarono stagioni,

Giorno dopo giorno,

Quell’uomo piantava con mano paziente dei semi e pensava:

“Nasceranno alberi che cresceranno e

Coloreranno questa terra grigia e magari, domani, ritornerà la vita.”

E negli anni quel sogno divenne realtà,

Riempiendo il suo cuore di festa, la desolazione di un tempo

Ora cedeva il posto a una grande foresta.

E chi passa oggi da quelle parti

Può ammirare la bellezza infinita,

Dall’opera compiuta dal cuore di un uomo

Ma degna della mano del Dio della vita

E anche se per la gente,

La nascita di quelle piante rimane tutt’ora un mistero,

Io lo so che è sbocciato da un animo grande

Che adesso riposa nell’angolo più bello del cielo.

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Il suono del motore

Testo Il suono del motore:

Mani grandi mani segnate dal lavoro

Tra ingranaggi, valvole, pistoni in movimento

Il suono forte del motore

Rompeva il silenzio nei giorni da bambino

E lo ricordo proprio come fosse adesso

Era musica

Quella era la tua musica

Stagioni si rincorrono mai stanche a gran velocità

E la giostra del tempo ha costruito la mia età

E in ogni giorno che mi ha visto crescere

Ho portato dentro il cuore il suono di quel motore

E adesso che son diventati forti le mie gambe

Per sostenere il peso del mestiere di esser grande

Tra tutte le incertezze c’è però la convinzione

Che comunque vadano le cose io ricorderò il tuo nome

Ricorderò, ricorderò il tuo nome

Ricorderò, ricorderò il tuo nome

Ricorderò il tuo nome nei giorni di febbraio

Ricorderò quell’animo ghiacciante nato in terra ma comunque marinaio

Mentre il suono del motore ancora m’accompanga

Scandisce le mie ore

E gli occhi sono pagine che il tempo riempie di immagini

E di accordi e di parole che raccontano e racconteranno

Le nostre lacrime e i sorrisi

Come uno specchio dei ricordi

E nei tuoi ricordi vedo macchine dall’anima

Meccanica e mani che sapientemente regolano

Giri e tempi dello scoppio che sembra di tuono

E alla fine del lavoro riconoscere quel suono

Il suono del motore

Che irrompe nel silenzio

E porta nuovamente alla mia mente la precisa convinzione che

Comunque vadano le cose io ricorderò il tuo nome

Ricorderò, ricorderò il tuo nome

Ricorderò, ricorderò il tuo nome

Ricorderò il tuo nome quando viene febbraio

Ed è normale

Perché da lì è partito tutto quanto

E chi nasce dal suo grembo

Impara a camminare

Portando dentro sé il grigio dell’inverno

E l’allegria del carnevale

E ora raccoglierò le mie emozioni con gesto veloce

E ne farò canzoni perché come il tuo motore

Oggi grida alla mia voce e dice non ti preoccupare

Che comunque vadano le cose io ricorderò il tuo nome

Ricorderò il tuo nome

Ricorderò, ricorderò il tuo nome

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Il tempo che merita

Testo Il tempo che merita:

Io non lo so quanto tempo ci vorrà

Se basterà una notte o una stagione ancora

O forse sarà neve a far tornare primavera.

Io sono qua e non mi scanso ancora

E aspetto ogni giorno e ogni giorno la sera

Per dare altempo il tempo che merita.

 

Io non saprò se non l’ho saputo ancora

Quante volte mi perdo dietro a una vela

Se mi nascondo o se rido della mia figura

E invento parole perché mi va di dire

E inseguo le nuvole perché mi può servire.

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Il violinista pazzo

Testo Il violinista pazzo:

Non veniva dal mare

Ne dai monti coperti di neve,

Non aveva nessuna moglie e

Neanche un dio sapeva

Pregare, non conosceva

Nessuna lingua e per

Parlare usava un violino che

Raccolse ai piedi di un sogno

Sotto il cielo di un giorno

Lontano. Arrivava all’improvviso

Sulla piazza di ogni villaggio ed

Intorno un cerchio di gente in

Silenzio a vederlo suonare, le sue

Note erano onde come le avesse

Portate il mare che volavano dalle

Correnti oltre gli argini delle parole.

E come un luce mai vista prima che

Colora i sassi e le pietre quella musica

Senza tempo già invadeva tutte le

Strade, spalancava porte e finestre videro d’essere

Malmaritate mentre gli uomini restavano

Incantati ad ascoltare, le ragazze, le ragazze,

Quelle persero il respiro mentre il vento che

Le vestiva se le portava via lontano.

Come venne poi se ne andò e al suo posto

Solo un respiro e la musica che lo

Seguiva volava via da ogni sentiero.

Scese la notte dietro e case e il silenzio tutto

Intorno mentre la gente chiudeva le porte

Con la speranza di rivederlo.

Ma già cadevano le prime stelle da quegli

Occhi accesi in un giorno poi il silenzio di

Quella notte lentamente confuse il ricordo di

Un violino venuto dal nulla che cn sè

Portava il sapore di un volo libero per ogni

Cielo, senza confini e senza paure.

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Intro

Testo Intro:

Solo musicale

Guarda il video di Intro:

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La Banda

Testo La Banda:

Ecco che sta arrivando ecco che arriva

La banda con tutti quanti i suonatore in fila

Ecco che sta passando ecco che passa

Tra squilli di trombe e colpi di grancassa

 

Pomparapappaparapara

Pomparapappaparapara

Pomparapappaparapara

Pomparapappaparapara

 

E sulle note dell’allegra orchestra

Si riempie l’aria dei colori della festa

Colori di una tradizione antica

A cui si legano i ricordi della vita mia

Di questa vita mia

E rincorro immagini

Rincorro immagini

Frammenti di momenti andati si materializzano nella mia mente e così fortemente fragili

Mentre la banda ancora suona

Suona per le vie del borgo e la sua musica avvolge dolcemente ogni mio ricordo

 

Viva la banda

Con le unifrmi colorate e il maestro in testa

Viva la banda

Che quando arriva la banda è sempre una gran festa

 

Ecco che sta arrivando ecco che arriva

La banda con tutti quanti i suonatore in fila

Ecco che sta passando ecco che passa

Tra squilli di trombe e colpi di grancassa

 

Pomparapappaparapara

Pomparapappaparapara

Pomparapappaparapara

Pomparapappaparapara

 

E cosi come era cominciato questo giorno

Lentamente sta finendo perche

Sta arrivando la sera

E i suonatori se ne andranno sempre tutti quanti in fila

Di sicuro un po’ più stanchi che si sente qualche stonatura in più mentre si suona

Però la banda e bella uguale

E bella pure quando stona

 

Viva la banda

Con le unifrmi colorate e il maestro in testa

Viva la banda

Che quando arriva la banda è sempre una gran festa

 

Pomparapappaparapara

Pomparapappaparapara

Pomparapappaparapara

Pomparapappaparapara

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L’abbatuozzo

Testo L’abbatuozzo:

E quando è notte

E quando è notte

Fa capolino dalle grotte

Vestito tutto di rosso e tozzo

Ogni bambino trema

Se arriva l’abbatuozzo

E non si sa,per quale motivo

Mette paura pure se non è cattivo

Ma anche le bestie

Se lo vedono

S’impuntano e non camminano più

Non camminano più

Un giorno un tizio affermò

Con convinzione

Che l’abbatuozzo era solo superstizione

Ma non vi dico le corse e i pianti

Quando poi veramente se l’è trovato avanti

 

Quando arriva l’abbatuozzo tutti scappano

Scappano tutti

Tutti corrono

Corrono tutti

Tutti gridano

Gridano tutti

Ooh, ooh

Lui non ha età

Da dove viene non se ne sa niente

Eppure vive da sempre nei discorsi della gente

Come vera leggenda

Lui si posa nei tuoi pensieri e dentro la tua mente

E poi fa sorridere chi cerca di convincersi

Che l’abbatuozzo non esiste per davvero

Però cammina di gran lena quando se ne ritorna a casa

Che sta facendo sera

E sta da solo sul sentiero

Da parte mia quello che mi viene da sperare

È che l’abbatuozzo possa continuare a campare

Libero nei boschi

Libero di esistere che sia reale oppure nella convinzione popolare

Perché ben venga anche qualche folcoristico spavento

Rispetto ai mali che ci porta il nostro tempo

Ma mi guarderò bene quando cala la notte

Dal camminare nei pressi delle grotte perché

Quando arriva l’abbatuozzo

Tutti scappano

Scappano tutti

Tutti corrono

Corrono tutti

Tutti gridano

Gridano tutti

Ooh, ooh

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