Le cose che pensano

Testo Le cose che pensano:

In nessun luogo andai

Per niente ti pensai

E nulla ti mandai

Per mio ricordo

Sul bordo m’affacciai

D’abissi belli assai

Su un dolce tedio a sdraio

Amore ti ignorai

Invece costeggiai

I lungomai

M’estasiai. ti spensierai

M’estasiai, e si spostò

La tua testa estranea

Che rotolò

Cadere la guardai

Riflessa tra ghiacciai

Sessanta volte che

Cacciava fuori

La lingua e t’abbracciai

Di sangue m’inguaiai

Tu quindi come stai

Se è lecito che fai

In quell’attualità

Che pare vera

Come stai, ti smemorai

Ti stemperai e come sta

La straniera, lei come sta

Son le cose

Che pensano ed hanno di te

Sentimento. esse t’amano e non io

Come assente rimpiangono te

Son le cose prolungano te

La vista l’angolai

Di modo che tu mai

Entrassi col viavai

Di quando sei

Dolcezza e liturgia

Orgetta e leccornia

La prima volta che

Ti vidi non guardai

Da allora non t’amai

Tu come stai (ah come stai)

Rimpiangono te

Son le cose, prolungano te

Certe cose

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Io vivrò (senza te)

Testo Io vivrò (senza te):

Io vivrò senza te

anche se ancora non so

come io vivrò

Senza te, io senza te

solo continuerò e dormirò

mi sveglierò, camminerò

lavorerò, qualche cosa farò

qualche cosa farò, si, qualche cosa farò

qualche cosa di sicuro io farò: piangerò

io piangerò

Senza te, senza te, senza te, senza te,

io senza te solo continuerò

io dormirò, mi sveglierò

camminerò, lavorerò

qualche cosa farò qualche cosa farò

sì qualche cosa di sicuro io farò,

piangerò, io piangerò

Sì piangerò, io, piangerò ….

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Io vorrei…non vorrei…ma se vuoi

Testo Io vorrei…non vorrei…ma se vuoi:

Dove vai quando poi resti sola

il ricordo come sai non consola.

Quando lei se ne andò per esempio

Trasformai la mia casa in tempio.

E da allora solo oggi non farnetico più

a guarirmi chi fu

ho paura a dirti che sei tu.

 

Ora noi siamo già più vicini

Io vorrei non vorrei ma se vuoi.

 

Come può uno scoglio

arginare il mare

anche se non voglio

torno già a volare

Le distese azzurre

e le verdi terre.

Le discese ardite

e le risalite

su nel cielo aperto

e poi giù il deserto

e poi ancora in alto

con un grande salto.

 

Dove vai quando poi resti sola

senza ali tu lo sai non si vola.

Io quel dì mi trovai per esempio

quasi sperso in quel letto così ampio.

 

Stalattiti sul soffitto i miei giorni con lei

io la morte abbracciai

ho paura a dirti che per te

mi svegliai.

Oramai fra di noi solo un passo

Io vorrei non vorrei ma se vuoi.

 

Come può uno scoglio

arginare il mare

anche se non voglio

torno già a volare

Le distese azzurre

e le verdi terre

le discese ardite

e le risalite

su nel cielo aperto

e poi giù il deserto

e poi ancora in alto

con un grande salto.

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Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi…

Testo Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi…:

Dove vai quando poi resti sola

Il ricordo come sai non consola

Quando lei se ne andò per esempio

Trasformai la mia casa in tempio

E da allora solo oggi non farnetico più

A guarirmi chi fu

Ho paura a dirti che sei tu

Ora noi siamo già più vicini

Io vorrei non vorrei ma se vuoi

Come può uno scoglio

Arginare il mare

Anche se non voglio

Torno già a volare

Le distese azzurre

E le verdi terre

Le discese ardite

E le risalite

Su nel cielo aperto

E poi giù il deserto

E poi ancora in alto

Con un grande salto

Dove vai quando poi resti sola

Senza ali tu lo sai non si vola

Io quel dì mi trovai per esempio

Quasi sperso in quel letto così ampio

Stalattiti sul soffitto i miei giorni con lei

Io la morte abbracciai

Ho paura a dirti che per te

Mi svegliai

Oramai fra di noi solo un passo

Io vorrei non vorrei ma se vuoi

Come può uno scoglio

Arginare il mare

Anche se non voglio

Torno già a volare

Le distese azzurre

E le verdi terre

Le discese ardite

E le risalite

Su nel cielo aperto

E poi giù il deserto

E poi ancora in alto

Con un grande salto

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I sacchi della posta

Testo I sacchi della posta:

Fiera, sommessa, repentina, breve

L’estensione variabile dei piedi,

L’andatura, l’adagio, lo svelto,

L’incedere e il procedere.

Poi le scarpe sono la precisa

Espressione del viso,

Andare passo passo, fare moto,

Per correre e agitarsi molto poco

Appena in tempo per

La messa cantata

Un altro po’.

Ed il treno era partito,

Svoltato l’angolo,

Aggirato il monumento,

Lungo le mura, rasente la barriera,

Di sotto il porticato,

Sfiorando la ringhiera,

La spalletta, la spalletta sul fiume.

Le scale, sulle scale, le scale,

Da un sarto senza manica sinistra,

Dall’ebanista discutendo se si possa

Chiamare diceria, il capriccio

Della cornice.

Perché non scende e uno,

Perché non sale e due,

I sacchi della posta,

Questa è l’ora,

Quasi da soli saltano,

Sugli sbarcatoi.

I quarti di buesse sanguinose,

Soggiogano ragazzi incappucciati,

Gli appuntamenti sono plateali:

Vedi venirsi incontro due vocali.

I cagnolini vanno avanti al trotto,

I cani grossi hanno scontri di botto,

Col non si sa che sia col non si sa.

I minutini, gli attimi, gli instanti

Tengono a bada tutti tutti quanti,

Ma le mezz’ore perse sono già funeste,

Son teste emerse e rifugiate leste,

Nelle finestre, nelle finestre.

A prima vista tutto è secondario,

Poi le scarpe sono la precisa volontà del viso,

Cominciano i miraggi: atti notori,

Col nastrino in gola,

Fanno i graziosi mentre fan la spola.

Patenti a fisarmonica, a soffietto

Hanno da dire e da ridire su tutto,

Licenze ancheggiatrici

Fanno adescamento;

Quindi i certificati sono

Pellirossa tutti lustrati.

Arrivederci ed uno

A risentirci e due,

Le parti per il corpo articolato,

Si piegano, si snodano polpose,

E succulente e ossee e nervose.

Il ginocchio, il polso, l’anca, il pennone,

Intorno al quale il muscolo fa vela;

Lo zigomo, la tempia, il metatarso;

Poi le scarpe,

Con i lacci o senza;

La faccia, arrivederci arrivederci.

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La bellezza riunita

Testo La bellezza riunita:

Mi apparisti vestita

E più carpita da me

Più che tu non lo fossi.

Misurarti la vita

Mi pare proprio che sia

Tutto quello che posso.

La bellezza riunita

Ha più difesa di sé;

Mi dicesti “Sospira”.

Come chi si ritrae con il dito chiedendo silenzio;

La totale pienezza di te

Dal mio braccio destro si disincagliava e calava nell’ansa

Del sinistro, mista alle piegature, e declinava.

Di te, in te stessa, l’attività assoluta

Era una lotta contro la natura

Che è dimessa al vento,

Succube alla furia.

Ma tu non soccombevi,

Eri impennata

Sulla tua forma finita e creata.

E la tua finitezza superavi

Sapendo, di te stessa,

Non solo di convessa, di concava, di cava,

Umana, pelle umana. E la realtà finiva

E il vero cominciava. Certo imbruniva,

Ma imbruniva fuori.

All’interno i colori

Erano luci spente,

Umiliate dalla tua bocca ponente.

Dopo un po’ si vedeva

Soltanto quello che può

Perdonare la vista.

E scoprire le gambe,

Fu qui la tua miglioria,

Per distinguere meglio.

Ogni tuo gesto è compreso

In tutto quello che sa

Di te stessa quel gesto.

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La canzone della terra

Testo La canzone della terra:

Al ritorno dalla campagna, al ritorno dalla campagna,

Prima cosa voglio trovare il piatto pronto da mangiare

E il bicchiere dove bere; (prima cosa voglio trovare il piatto pronto da mangiare

E il bicchiere dove bere)

Al ritorno dalla campagna, al ritorno dalla campagna,

Seconda cosa voglio parlare di tutte le cose che ho da dire

E qualcuno deve ascoltare; (seconda cosa voglio parlare di tutte le cose che ho da dire

E qualcuno deve ascoltare.

Donna mia devi ascoltare! Donna mia devi ascoltare!)

Terza cosa quando ho finito presto a letto voglio andare, subito a letto voglio andare!

(Na na na… subito a letto voglio andare!)

E fra la seta della carne tua mi voglio avvolgere fino a mattina

Mi voglio avvolgere fino a mattina

E donna senza più nessun pudore puledra impetuosa ti voglio sentire

Io dolce e impetuosa ti voglio sentire.

Al risveglio alla mattina

Quando il gallo mi apre gli occhi alle quattro di mattina

Prima cosa polenta a fette e nell’aria voglia sentire il profumo del caffelatte.

Al risveglio alla mattina. Al risveglio alla mattina.

Seconda cosa acqua e sapone fatto tutto molto presto

Colazione dentro al cesto!

E poi la vanga la terra e il sole l’ombra del pino è quel che ci vuole

E il desiderio che sale al ritorno

Dopo che ancora rimuore il giorno

Dopo che ancora rimuore il giorno.

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La canzone del sole

Testo La canzone del sole:

Le bionde trecce gli occhi azzurri e poi

Le tue calzette rosse

E l’innocenza sulle gote tue

Due arance ancor più rosse

E la cantina buia dove noi

Respiravamo piano

E le tue corse, l’eco dei tuoi no, oh no

Mi stai facendo paura.

Dove sei stata cos’hai fatto mai?

Una donna, donna dimmi

Cosa vuol dir sono una donna ormai.

Ma quante braccia ti hanno stretto, tu lo sai

Per diventar quel che sei

Che importa tanto tu non me lo dirai, purtroppo.

Ma ti ricordi l’acqua verde e noi

Le rocce, bianco il fondo

Di che colore sono gli occhi tuoi

Se me lo chiedi non rispondo.

O mare nero, o mare nero, o mare ne…

Tu eri chiaro e trasparente come me

O mare nero, o mare nero, o mare ne…

Tu eri chiaro e trasparente come me.

Le biciclette abbandonate sopra il prato e poi

Noi due distesi all’ombra

Un fiore in bocca può servire, sai

Più allegro tutto sembra

E d’improvviso quel silenzio fra noi

E quel tuo sguardo strano

Ti cade il fiore dalla bocca e poi

Oh no, ferma, ti prego, la mano.

Dove sei stata cos’hai fatto mai?

Una donna, donna, donna dimmi

Cosa vuol dir sono una donna ormai.

Io non conosco quel sorriso sicuro che hai

Non so chi sei, non so più chi sei

Mi fai paura oramai, purtroppo.

Ma ti ricordi le onde grandi e noi

Gli spruzzi e le tue risa

Cos’è rimasto in fondo agli occhi tuoi

La fiamma è spenta o è accesa?

O mare nero, o mare nero, o mare ne…

Tu eri chiaro e trasparente come me

O mare nero, o mare nero, o mare ne…

Tu eri chiaro e trasparente come me.

Il sole quando sorge, sorge piano e poi

La luce si diffonde tutto intorno a noi

Le ombre ed i fantasmi della notte sono alberi

E cespugli ancora in fiore

Sono gli occhi di una donna

Ancora piena d’amore.

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La collina dei ciliegi

Testo La collina dei ciliegi:

E se davvero tu vuoi vivere una vita luminosa e più fragrante

cancella col coraggio quella supplica dagli occhi

troppo spesso la saggezza è solamente la prudenza più stagnante

e quasi sempre dietro la collina il sole.

Ma perché tu non ti vuoi azzurra e lucente

ma perché tu non vuoi spaziare con me

volando intorno la tradizione

come un colombo intorno a un pallone frenato

e con un colpo di becco

bene aggiustato forato e lui giù, giù, giù

e noi ancora ancor più su

planando sopra boschi di braccia tese

un sorriso che non ha

né più un volto, né più un’età.

 

E respirando brezze che dilagano su terre

senza limiti e confini

ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini

e più in alto e più in là

se chiudi gli occhi un istante

ora figli dell’immensità.

 

Se segui la mia mente se segui la mia mente

abbandoni facilmente le antiche gelosie

ma non ti accorgi che è solo la paura che inquina e uccide i

sentimenti

le anime non hanno sesso né sono mie.

 

Non non temere, tu non sarai preda dei venti

ma perché non mi dài, la tua mano perché?

Potremmo correre sulla collina

e fra i ciliegi veder la mattina (e il giorno).

E dando un calcio ad un sasso

residuo d’inferno e farlo rotolar giù, giù, giù

e noi ancora ancor più su

planando sopra boschi di braccia tese

un sorriso che non ha

né più un volto né più un’età.

 

E respirando brezze che dilagano su terre

senza limiti e confini

ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini

e più in alto e più in là

ora figli dell’immensità.

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La luce dell’Est

Testo La luce dell’Est:

La nebbia che respiro ormai

si dirada perché davanti a me

un sole quasi bianco sale ad est

 

La luce si diffonde ed io

questo odore di funghi faccio mio

seguendo il mio ricordo verso est

 

Piccoli stivali e sopra lei

una corsa in mezzo al fango e ancora lei

poi le sue labbra rosa e infine noi

“Scusa se non parlo ancora slavo”

mentre lei che non capiva disse “bravo”

e rotolammo fra sospiri e “dà”

 

Poi seduti accanto in un’osteria

bevendo un brodo caldo che follia

io la sentivo ancora profondamente mia

 

Ma un ramo calpestato ed ecco che

ritorno col pensiero.

 

E ascolto te

il passo tuo

il tuo respiro dietro me

A te che sei il mio presente

a te la mia mente

e come uccelli leggeri

fuggon tutti i miei pensieri

per lasciar solo posto al tuo viso

che come un sole rosso acceso

arde per me.

 

Le foglie ancor bagnate

lascian fredda la mia mano e più in là

un canto di fagiano sale ad est

 

qualcuno grida il nome mio

smarrirmi in questo bosco voglio io

per leggere in silenzio un libro scritto ad est

 

Le mani rosse un poco ruvide

la mia bocca nell’abbraccio cercano

il seno bianco e morbido tra noi

 

“Dimmi perché ridi amore mio

proprio così buffo sono io?”

la sua risposta dolce non seppi mai!

 

L’auto che partiva e dietro lei

ferma sulla strada lontano ormai

lei che rincorreva inutilmente noi

 

Un colpo di fucile ed ecco che

ritorno col pensiero

 

e ascolto te

il passo tuo

il tuo respiro dietro me

A te che sei il mio presente

a te la mia mente

e come uccelli leggeri

fuggon tutti i miei pensieri

per lasciar solo posto al tuo viso

che come un sole rosso acceso

arde per me.

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