O Venezia Che Sei La Più Bella

Testo O Venezia Che Sei La Più Bella:

O Venezia che sei la più bella

E te di Mantova che sei la più forte

Gira l’acqua d’intorno alle porte

Sarà difficile poterti pigliar

Un bel giorno entrando in Venezia

Vedevo il sangue scorreva per terra

E i feriti sul campo di guerra

E tutto il popolo gridava pietà

O Venezia ti vuoi maritare

Ma per marito ti daremo Ancona

E per dote le chiavi di Roma

E per anello le onde del mar

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Pablo

Testo Pablo:

Mio padre seppellito un anno fa

nessuno più coltivare la vite

verderame sulle sue poche poche unghie

e troppi figli da cullare.

E il treno io l’ho preso e ho fatto bene

spago sulla mia valigia non ce n’era

solo un po’ d’amore la teneva insieme

solo un po’ di rancore la teneva insieme.

 

Il collega spagnolo

non sente e non vede ma parla

del suo gallo da battaglia

e la latteria diventa terra

prima parlava strano e io no lo capivo

però il pane con lui lo dividevo

e il padrone non sembrava poi cattivo.

 

Hanno pagato Pablo, Pablo è vivo

hanno pagato Pablo, Pablo è vivo

hanno pagato Pablo, Pablo è vivo

hanno pagato Pablo, Pablo è vivo

 

Con le mani io posso fare castelli

costruire autostrade e parlare con Pablo

lui conosce le donne e tradisce la moglie

con le donne e il vino e la Svizzera verde.

E se un giorno è caduto

è caduto per caso pensando

al suo gallo o alla moglie ingrassata

come da foto

prima parlava strano e io non lo capivo

però il fumo con lui lo dividevo

e il padrone non sembrava poi cattivo.

 

Hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo

hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo

hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo

hanno ammazzato Pablo, Pablo è vivo

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Parole A Memoria

Testo Parole A Memoria:

Era solo per ricordare

Il primo verso di una poesia

Una scusa per chiedere scusa

Un modo elegante per andarsene via

O soltanto per averti pensato

O aver pensato male

Per averti dimenticati

Nei regali di natale

E averti visto sanguinare le ossa

E maledire domani

E aver lasciato le tue rose bianche

A un matrimonio albanese

E per non darti un dispiacere

Per non farmi notare

Per guardarti dormire

 

Era solo per ricordare

Un altro tipo di situazione

Come una piccola città di mare

E una stufa a carbone

Che non tirava se tirava vento

Sul tuo cappotto rivoltato

Ma sotto i portici sentivi già l’estate

Ed una birra d’un fiato

Poi d’improvviso tutti gli anni per terra

Come i capelli dal barbiere

Come la vita che non risponde

E il tempo fa il suo dovere

Ed il barbiere con la chitarra

Vuole sentirti suonare

E per non darti un dispiacere

Per non farmi notare

Per guardarti dormire

 

Era solo per chiacchierare

Versare il vino spezzare il pane

Pagare pegno, ricominciare

Parlare al cane

Era solo per ricordare

L’ultimo verso dell’Infinito

Ed i tuoi occhi come lo stagno

E una carezza sul tuo vestito

Che certamente non aveva senso

O aveva senso trovarci allora?

Se tutto quanto era già stato detto

O c’erano cose da dire ancora?

Ma non avevo tempo da perdere

E tu tempo da dare

E per non darti un dispiacere

Per non farmi notare

Per guardarti dormire

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Passato Remoto

Testo Passato Remoto:

Il più bel sogno fu

Il sogno non sognato

E il miglior bacio

Quello non restituito

Ed il più lungo viaggio fu quel viaggio

Che non fu iniziato

E fu senza saluto

Il più compiuto addio

 

Consegna il mio stipendio al dio dei ladri

Raccogli le mie vesti e spargi il sale

Se vuoi ti puoi tenere i libri e i quadri

Oppure puoi buttarli tu

Il più bel giorno fu

Il giorno consumato

Ed il più dolce fiato

Quello trattenuto

Durò una vita intera

L’ultimo minuto

E non fu mai passato

Il tempo che passò

 

Quel pomeriggio che ti ho detto “Scusami

Ma qualche volta chiamami anche tu”

E ancora adesso non ci posso credere

Che non ti avrei rivisto più

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Passo d’uomo

Testo Passo d’uomo:

Povero cuore

Con la mano sul cuore, giuro,

Che mai non ti vedrò

Accompagnare il male

E voltare la testa

E piegare la schiena

Abbassare la testa

E abbandonare la scena.

 

Povero cuore

Come un povero scemo

Apro la finestra

E sono qui che fumo

E vivo la mia vita a passo d’uomo

Altro passo non conosco

Soltanto questo passo d’uomo.

 

Qualcuno sta aspettando

All’uscita della chiesa

Benedici il suo cappello vuoto

La sua lunga attesa

È una vita che si affanna

E cerca e ruba

Illumina il suo tempo

Insegnagli la strada

 

Sono solo un operaio

Lungo la massicciata

Il mio pane sa di polvere

La mia acqua è salata

E lavoro per la ruggine

E respiro il carbone

Costruisco per niente

E non ne vedo la fine.

 

Sono qui che guardo fuori

Senza troppo pensare

Vedo cadere la cenere

Vedo il fumo che sale

E non c’è niente da nascondere

Niente da svelare

Niente da tenere stretto

Non c’è niente da lasciare.

 

Povero cuore

Come uno straniero giro

La mia terra abbandonata

Abbandonato e solo

E vado per la vita

A passo d’uomo

Altra misura non conosco

Altra parola non sono.

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Pentathlon

Testo Pentathlon:

Puoi sudare sette camicie

O stare a non fare niente

Puoi nasconderti fra quattro mura

Puoi nasconderti fra la gente

Puoi dirigere una grande azienda

O farti portare al guinzaglio

Puoi morire per una scommessa

O vivere per uno sbaglio

Il nodo della questione lo sai qual’ è

Non cerchiamone una ragione

Una ragione non c’è

Tu non mi piaci nemmeno un poco

E grazie al cielo io non piaccio a te

Ti puoi vestire come dice la moda

E andare a spasso con chi vuoi

Ti puoi inventare una doppia vita

Per nascondere gli affari tuoi

Puoi buttarti sotto al treno

Oppure puoi salirci sopra

E puoi rubare per quarant’anni

E fare in modo che nessuno ti scopra

Il problema rimane identico

Il risultato lo sai qual’è

Non c’è niente da recriminare

Va tutto bene così com’è

Tu non mi piaci in nessun modo

E grazie al cielo io non piaccio a te

Vorrei dirtelo in un orecchio

Cosa puoi farci con quel sorriso

Con quel sorriso da passaporto

Sempre incollato sul viso

Credi davvero che ti potrà aiutare

Se una volta dovessi scegliere da che parte stare ?

Se una volta dovessi smettere di bluffare ?

E la radio ci fa ballare

Ci manda musica da mangiare

La sera scende

Come un’emergenza sulla città

La notte promette bene

Piena di ossido e di sirene

È già pronto il domani

Lo stanno consegnando già

Io sono nato ieri

Lo sai senz’altro meglio di me

I segreti per restare a galla

Tu li conosci meglio di me

Ed è per questo che non mi piaci

E grazie al cielo io non piaccio a te

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L’infinito

Testo L’infinito:

Lascia che cada il foglio

Dove sta scritto il nome

Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume

È un riflesso sull’acqua

Una bolla di sapone

E alla fine del libro non c’è spiegazione

 

Ho viaggiato fino in fondo alla notte

E stava nevicando

E ho visto un grande albergo con le luci spente

E ho avuto tanta paura

Ma nemmeno tanto

La strada andava avanti

Ed io slittavo dolcemente

 

Lascia che cada il foglio

Dove sta scritto il nome

E metti un palio

Al mio dolore

E non guardare il tempo

Il tempo non ha senso

Domani sarà tempo

Di cose nuove

 

Ho viaggiato fino in fondo nella notte

Senza guardarci dentro

Senza sapere dove stavo andando

E alle mie spalle il giorno

Si stava consumando

Ed ho provato un poco di tristezza

Ma nemmeno tanto

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L’uccisione di Babbo Natale

Testo L’uccisione di Babbo Natale:

Dolly del mare profondo

figlia di minatori

si leva le scarpe e cammina sull’erba

insieme al figlio del figlio dei fiori.

E fanno la solita strada

fino al cadavere del grillo

la Luna impaurita li guarda passare

e le stelle sono punte di spillo

e mentre le lancette camminano

i due si dividono il fungo

e intanto mangiando ingannano il tempo

ma non dovranno ingannarlo a lungo.

 

Infatti arriva Babbo Natale

carico di ferro e carbone

il figlio del figlio dei fiori lo uccide

con un coltello e con un bastone

e Dolly gli pulisce le mani

con una fetta di pane

le nuvole passano dietro la luna

e da lontano sta abbaiando un cane

e la neve comincia a cadere

la neve che cadeva sul prato

e in pochi minuti si sparse la voce

che Babbo Natale era stato ammazzato.

 

Così Dolly del mare profondo

e il figlio del figlio dei fiori

si danno la mano e ritornano a casa

tornano a casa dei genitori.

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L’ultima nave

Testo L’ultima nave:

Oggi arrivano cinque navi

da terre molto lontane

guarda che belle bandiere

e guarda che navi strane.

La prima è già arrivata

però non c’è nessuno a bordo

oggi arrivano cinque navi

ma la prima è già soltanto

un ricordo.

 

Oggi arrivano quattro navi

guarda che belle prue

chissà che potremmo trovare

sulla nave numero due.

Dieci bambini magri magri

e mezzo tozzo di pane

la nave per ora rimane al largo

però mi è già passata la fame.

 

Oggi arrivano tre navi

cariche di caffè

ma guarda che strane persone

a bordo della numero tre.

Hanno le mani pulite

pulite perché non le usano mai

deve essere gente pericolosa

gente che va in cerca di guai.

 

E guarda che belle bandiere

guarda che belle chitarre

guarda che facce felici

dietro a quelle sbarre.

 

Sulla penultima nave

attori e musicisti

rubano una scialuppa

e chi li ha visti

li ha visti.

 

E poi c’è la nave più piccola

la nave che non può affondare

la nave che arriva per ultima

la più bella in mezzo al mare

perché sulla nave più piccola

quella che aspetto io

ci sta il tuo cuore di ragazza

che ho catturato io.

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Ma come fanno i marinai

Testo Ma come fanno i marinai:

Ma dove vanno i marinai

con le loro giubbe bianche

sempre in cerca di una rissa o di un bazar

ma dove vanno i marinai

con le loro facce stanche

sempre in cerca di una bimba da baciar.

 

Ma cosa fanno i marinai

quando arrivano nel porto

vanno a prendersi l’amore dentro al bar

qualcuno è vivo per fortuna

qualcuno è morto

c’è una vedova da andare a visitar.

 

Ma come fanno i marinai

a riconoscere le stelle

sempre uguali sempre quelle

all’Equatore e al Polo Nord

ma come fanno i marinai

a baciarsi fra di loro

a rimanere veri uomini però.

 

Intorno al mondo senza amore

come un pacco postale

senza nessuno che gli chiede come va

col cuore appresso a una donna

una donna senza cuore

chissà se ci pensano ancora

chissà.

 

Ma dove vanno i marinai

mascalzoni imprudenti

con la vita nei calzoni

col destino in mezzo ai denti

sotto la luna puttana e il cielo che sorride

come fanno i marinai

con questa noia che li uccide

addormentati sopra un ponte

in fondo a malincuore

sognano un ritorno

smaltiscono un liquore

affaticati dalla vita piena di zanzare

che cosa gliene frega di trovarsi in mezzo al mare

a un mare che più passa il tempo

e più non sa di niente

su questa rotta inconcludente

da Genova a New York

ma come fanno i marinai

a fare a meno della gente

e a rimanere veri uomini però.

 

E intorno al mondo senza amore

come un pacco postale

senza nessuno che gli chiede come va

col cuore appresso a una donna

una donna senza cuore

chissà se ci pensano ancora

chissà.

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