Anima latina

Testo Anima latina:

Scende ruzzolando

Dai tetti di lamiera

Indugiando sulla scritta

“Bevi Coca Cola”.

Scende dai presepi vivi

Appena giunge sera…

Quando musica e miseria

Diventan cosa sola.

La gioia della vita.

La vita dentro agli occhi dei bambini denutriti,

Allegramente malvestiti

Che nessun detersivo potente può aver

Veramente sbiaditi.

E corre sulle spiagge atlantiche

Seguendo il calcio di un pallone,

Per finire nel grembo di grosse mamme antiche

Dalla pelle marrone.

E s’agita nel sangue delle genti dai canti

E dalle risa rinvigorite

Che nessuna forza, per quanto potente, può aver

Veramente piegate.

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Anna

Testo Anna:

Hai ragione anche tu

Cosa voglio di più

Un lavoro io l’ho

Una casa io l’ho

Una casa io l’ho

La mattina c’è chi

Mi prepara il caffè

Questo io lo so

E la sera c’è chi

Non sa dir di no

Cosa voglio di più

Hai ragione tu

Cosa voglio di più

Cosa voglio

Anna

Voglio Anna.

Non hai mai visto un uomo piangere

Apri bene gli occhi sai perché tu ora lo vedrai

Apri bene gli occhi sai perché tu ora lo vedrai

Se tu…

Non hai mai visto un uomo piangere

Guardami…

Guardami…

Anna…

Voglio Anna.

Ho dormito lì

Fra i capelli suoi

Io insieme a lei

Ero un uomo.

Quanti e quanti sì

Ha gridato lei

Quanti non lo sai

Ero un uomo.

Cosa sono ora io?

Cosa sono mio Dio?

Resta poco di me

Io che parlo con te

Io che parlo con te

Di…

Anna

Anna

Voglio Anna

Voglio Anna…

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Anonimo

Testo Anonimo:

Anonima la casa,

Anonima la gente,

Anonimo anch’io.

Un cane e ciak azione – all’improvviso

Un morso:

Figlio mio!

La frutta nel giardino, i panni nel catino

E lei, ore ed ore.

Le gambe nude, il volto acceso ed

Una colpa: dieci anni maggiore.

C’era lei…

E cos’altro ancora?

Nascosti giù al fosso,

Complice il sesso,

A misurarsi, a masturbarsi un po’…

L’impulso di uno scatto – la palla io

Che batto –

Che rete ho fatto!

Sudore che diventa alloro. Amore mio…

Sei forte ti adoro.

Fermarsi poi ad un tratto; lottar

Col reggiseno:

Che fai? sei matto?

Il cambio ed il volante…

Ma niente mi terrà distante.

C’era lei…

E cos’altro ancora?

Mi ha colto in flagrante.

Io sono l’amante.

Ragazzi, silenzio assoluto per carità.

Parlando del passato mi sono raffreddato.

Il lenzuolo dov’è andato?

Mi sembri un po’ delusa. Oppure

Ti ho offesa?

Un goccio di benzina… A farlo riposare,

Riparte il motore?

Su vieni a me vicina, stasera ho ancora

Voglia di giocare.

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A portata di mano

Testo A portata di mano:

Dicendo abbiamo tempo

Ci giri intorno

Stemperi e riempi

Come dire centotre vasetti

Di liquido con colore diluito

Che certamente è meno previdente

Di una conservazione che alimenti

Tutti i tuoi seguenti

Spunti di appetito.

Sono fluidi a vedersi c’è un piacere

Anche perché qualcosa si nota che manca

E se ci fosse è come non avesse nome.

Abbiamo tutto il tempo.

E poi il discorso prende una piega architettonica nell’aria con le mani,

Si collega ai pianti rampicanti

All’euforia da giardino

Ai pensili eccitanti.

All’ornamentale destino.

E tutto il tempo è vicino

A portata di mano

Sul tavolino, sul ripiano

Su quanto ti è più caro.

Ma se cominciassimo

Che ne dici

Se entrassimo nel vivo

Oltre la porta orale saliamo a perpendicolo la scala

Che nel muro si avvita.

L’umido della parete nella mano

S’asciuga sempre più

Parete che d’acciughe sale su

Nella rete in muratura.

Saliamoli i gradini con le punte

E pure sconoscendo se calziamo un’epoca, una storia, una leggenda

In cui calati, risalendo siamo. E l’anta si spalanca.

Dicendo abbiamo tempo tu intendevi dire il contrario

Vedevi necessario che quanto vai inventando oggi

Non te lo ritrovassi sempre vivido tra i piedi tale e quale

Esatto nel reale

Con i particolari talmente precisi

Un domani da non credere

Che i fatti siano intrisi

Di te così profondamente

Così com’è com’è vero avvengano in assenza di qualsiasi sostanza.

Volevi invece dire

Prendi il tempo con me

Un po’ interrogativa

Mentre la mano offriva

Abbiamo tutto il tempo

Aroma di caffè.

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Arrivederci a questa sera

Testo Arrivederci a questa sera:

Arrivederci a questa sera,

Almeno spero di rivederti,

Quello che hai detto l’ho già scordato,

Mi piacerebbe che anche tu

Arrivederci a questa sera,

Mi spiace tanto per ieri sera,

Forse son stato esagerato,

Non farci caso, se ancora puoi!

Che dispiacere sentirsi soli,

Voler parlare e rinunciare,

Avvicinarsi, per abbracciarsi e poi fermarsi: restare lì!

Arrivederci a questa sera,

Verso le cinque passo da scuola,

Esce il bambino, son lì vicino,

Se vuoi venire, decidi tu!

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Aver paura d’innamorarsi troppo

Testo Aver paura d’innamorarsi troppo:

Aver paura d’innamorarsi troppo

Non disarmarsi per non sciupare tutto

Non dire niente per non tradir la mente

È un leggero dolore che però io non so più sopportare.

Non farsi vivo e non telefonare

Parlar di tutto per non parlar d’amore

Cercar di farsi un po’ desiderare è proprio un vero dolore

Abbandonarsi senza più timori senza fede nei falliti amori

E non studiarsi ubriacarsi di fiducia

Per uscirne finalmente fuori

Aver paura di confessare tutto

Per il pudore d’innamorarsi troppo

Finger che anch’io le altre donne vedo

È un leggero dolor temere di mostrarsi interamente nudo

E soffocare la sana gelosia

E controllarsi non dirti che sei mia

Voler restare e invece andare via è proprio un vero dolore

Abbandonarsi senza più timori senza fede nei falliti amori

E non studiarsi ubriacarsi di fiducia

Per uscirne finalmente fuori

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Al cinema

Testo Al cinema:

Non parliamo più a parlar non serve un granché

Mangiale anche tu le castagne arrosto con me.

Hai ragione sai io non sarò mai come vuoi,

Guarda c’è un bel film se facciamo in tempo ci andrei.

Dustin Hoffman, Al Pacino, la Dunaway, entriamo c’è anche lei,

C’è posto siedi, io resto in piedi!

Guarda lei, è proprio come ti vorrei,

Guarda lei, lo ama e non si lamenta mai,

In fondo lui assomiglia a me.

Perché non mi capisci dimmelo perché.

Guarda lei. Guarda là.

Cosa c’entra se lui la sta portando in Rolls Royce,

Sta tranquilla che verrebbe anche sulla mini con me.

Non vedi che per amore lei sta diventando assassina?

La donna la vera donna è quella che resta vicina

E invece tu, e invece tu, e invece tu, beh non ne parliamo più!

Vuoi il gelato! È aumentato!

Guarda lei, è proprio come ti vorrei,

Guarda lei, lo ama e non si lamenta mai,

In fondo lui assomiglia a me.

Perché non mi capisci dimmelo perché.

Guarda lei. Guarda là.

Che cosa dici se questa sera pranziamo fuori?

Potremmo andare poi per cambiare anche a ballare.

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Alcune noncuranze

Testo Alcune noncuranze:

Non un complotto e non una soffiata,

Nemmeno tra le ciglia,

Perché tu sbatta gli occhi,

E non un parapiglia senza sbocchi:

Niente di tutto questo,

Ma saranno le disinvolture,

Ed alcune noncuranze a tradirti:

Come tu resti seduta sulla sponda del letto,

Come non dici nulla, quando non lo dici.

Perché lo hai deciso, e fai sì con la testa,

Come una ginnastica,

Perché lo hai deciso

Di perdere il filo.

Saranno queste cose un poco oziose a tradirti:

Sarà un prurito quando non esiste,

E invece ti soccorri con quell’unghia fatta apposta

Per essere un bisturi che in mano a te

Diventa decorosa. Innocente,

Perché curatissima, sarai tradita

Dalle tentazioni, nelle quali saprai

Come cadere, ossia da sola,

Solo arricciando il naso,

In modo sorridente,

Quando il sorriso vive,

Essendo bolla d’aria

Tra il labbro e le gengive.

In campo scenderanno forze prive di forza,

Le tue piegate dalle brezze estive,

E saranno a tradirti queste ondate di pigrizia,

Di estenuazione senza alcun motivo.

Quando avvertirai, distinto, sopra tutto,

Il profumo che sale dal tuo polso.

Quando ti sentirai rotonda in certi punti,

E in altri più in pianura

Con zone inesplorate, lontane e lontane da te.

Quando una gamba atterra,

Mentre tu sei distesa,

Hai il peso di tutto quanto resta

Sulla terra intera, meno te,

L’unica in questo momento

Di cui non ti fidi,

E saranno dei nervi minori a tradirti.

Se cade un bicchiere da solo,

Se vola una sedia sullo scaffale,

Allora tutto ritorna normale.

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Allontanando

Testo Allontanando:

E poi

Di che parliamo

Di come per favore hai fatto

Se non ti dispiace replicarlo

Quel gesto quell’insieme

Di cose e di non cose

Che accadono una volta

E quindi possono

Ripetersi a richiesta e non per caso

In cambio ti rifaccio il mostro

Mi tolgo le foglie dalle dita

Il vento pettinato ritorno ai connotati riprendo i miei colori

A mano libera

E meglio puoi vedermi

Allontanando

E poi

Di che parliamo

Trasvola sopra l’ultima papilla la farfalla e la lingua la spilla

E ripeschiamo l’oh dello stupore col quale incorniciamo

Il fragile leggero di quel che non diciamo

E poi

Di che parliamo

Di come sei tracciata appena

Su carta o traspari in filigrana

Trapassi le pareti

Solletichi anche l’aria

Ma un gesto un solo gesto

Ti torna solida

Un gesto che è richiesta e non è caso

In cambio non invento niente

Mi butto di sotto o non mi butto

Mi sto distrattamente sfrenando dal mio posto proietto il bell’aspetto

Mi tramo intrecciami

E puoi vedermi meglio

Allontanando

E poi

Di che parliamo.

Nel libro d’avventure saltiamo le parole e le figure.

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Almeno l’inizio

Testo Almeno l’inizio:

Alla fine ti trovasti in un bel posto

E lì capisti perché t’erano stati chiesti

Gli occhi in prestito. Per il loro particolare colore,

Fai tu quale, che ora è l’iride delle finestre.

Alla fine ti fu chiaro perché quel gran parlare

Della tua bella conchiglia auricolare;

E quel solleticare. Eccoli i padiglioni,

I disimpegni, la chiocciola i vestiboli ecco la stanza.

E tu entrasti perché c’era tutto

E tutto a oltranza i tuoi comportamenti e le reazioni,

Le tue belle presenze e gli abbandoni,

Le carezze in cambio delle tue carezze,

E le scontrosità, le irritazioni.

C’era anche qualcuno che ti diceva “È tardi

Dobbiamo andare”. E tu dicevi “No, io voglio ancora,

Ancora io mi voglio mi voglio rivedere

E se non tutta, almeno l’inizio”.

Che cosa avresti fatto per sentirti un po’ più sola

E per dolcemente navigare

Sul dorso o sul tuo petto,

E fare una capriola

Che ribaltasse il cielo.

Lì c’eran tutti predisposti i baci

Asciutti e meno e tutti i desideri,

E le istintive applicazioni di te

Eran montate ad arte accanto al tuo profilo,

Vicino ad ogni tua parte. E tu dicevi “Ancora un altro poco

E se non tutto almeno un po’ d’inizio”.

Fare si può fare ed anche disfare,

Ma è un’impalcatura.

Dipende da chi sopra ci sale.

E tu dicevi “Ancora un poco,

E se non tutto, e se non tutto

Almeno l’inizio”.

E tu, una volta su

Osservi la tua stanza.

Tu, la tua, nella quale,

Oltre il disfare e il fare,

Si delineano cose

Appena appena verosimili.

Con ciliege passeggere e grappoli appannati,

D’uve segrete e nere dalle pelli boriose e fini,

Perché tu, che ti senti alle volte una mandria

Possa indire turchini selvaggi festini.

Con curvi cieli estivi che scendono

Come coperchi su te che bollivi.

Con i freschi provvisori che soffiano

Sotto i cuscini e tu li assalivi

Con gli abbracci e le guance

Giaciute con l’equatore

Perché di te, già cibata,

Non è di calore che hai bisogno

Ma di un orgoglioso refrigerio.

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