Timida molto audace

Testo Timida molto audace:

Amato tanto così

Me lo ridici

Amato tanto.

Timida molto audace

La stessa diversa persona sei tu,

E per cambiare ti basta saperlo,

Che non sei mai la stessa,

Nemmeno a volerlo.

I simboli non sai cosa siano,

Un’ortensia non è nemmeno quella.

Hai la pazienza di un’onda

Compresa la tendenza

A soffermarti mai,

Come fosse la fine.

Non un dito notevole,

Ma dieci impercettibili soprusi,

Aperti come i mari,

E come i mari chiusi.

Neri i tuoi neri sconvolti

Divampati imperi irrisolti,

E matematicamente rivolti

A contenere zeri.

Impensabili però malleabili,

Ballabili mammelle

Abbracciate alle quali volteggi

Sotto il lampadario delle stelle,

Inutilmente imitatrici dei tuoi denti.

Prendi, e dagli spaventi

Tanto sentimentali,

Tiri le diagonali dei sospiri violenti.

Svegliata la mattina,

Guardi nel posto accanto

Lo sfinito e per quanto

Respira o non respira.

Sai che non si è mai la propria vita,

La tua ti serve appunto per certezza,

Tu vivi e lasci vivere te stessa

Con un congedo, con una carezza

Sicura con la mano, sicura con la mano,

Con la guancia perplessa.

Sciolta come le braccia

Scomparirà la neve:

Per sempre se ne andrà,

E se dovrà ricadere

Sarà come un armadio che si sgancia

E precipita dal cielo in tante schegge.

E tuttavia, però comunque sia,

Bellezza e compagnia

Non vanno bene,

Non si legano insieme.

Risentirai la neve risuonare

Dentro le risatine,

Come un piacere

Che non sai trattenere.

La neve tornerà come un pretesto

Dipinta e sempre finta,

E tu la irridi,

La lusinghi e la sfidi

E la solleva il tuo sbuffo selvaggio.

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Tubinga

Testo Tubinga:

Da qualche tempo è recente anche l’antico.

Il disco del Discobolo è cromato.

Nella testa di Seneca si sente

Il motorino di un frullatore.

Nelle piramidi continuamente

Scatta un otturatore.

E in te Tubinga, in te non c’è un juke-box e non un tostapane.

Tu mi risparmi d’essere testimone antico e recente

Delle istruzioni lette attentamente.

Non un tasto in comune, non un percorso,

Passando per bi e ci dalla a alla di.

Non un cablaggio, non una connessione.

Non la contemplazione, nemmeno l’esperienza.

Ma una delicata, leggera confusione

Perché mi sfugga come una stoltezza

L’invocazione a te, mio generale, mia generalessa.

E al posto del carattere.

E al posto del carattere, mia cara,

Poniamo una tempesta, un caso esterno,

Un alto mare che i giorni, i mesi e gli anni

Inseguono e non possono afferrare.

Io decorato di passamanerie come un divano

Per dirti siediti, distendi le tue gambe

Ed usura il tessuto col tallone,

Poi dormici su che poi, quando ti svegli,

Parlandoti di me ti dirò “Egli.

Egli è qui. È qui ed ora” e non ti dirò altro.

Non parlerò di stili e di reliquie.

Tutto è recente come uno squillo di sveglia.

La data più vicina è un dormiveglia.

E al posto di cose ci sono le cose.

Poniamo le cose esaurite, le stesse.

E dopo le stesse mettiamo le cose

Se le medesime vanno esaurendo.

Un bel poligono al posto della stella

E nel quadrato il tondo andando bene.

Nel coraggio di Achille le rotelle

Per fare l’orlo alle pastarelle.

E supplicante l’immagine è morente,

Narciso e dalia insetto galleggiante,

Come pasto rimastica le spente

Nature morte virtuosamente.

Ahi!

C’è qualcosa che cade

E una cosa sta su.

Ahi!

C’è del chiaro e del bruno c’è,

C’è una chiusa cosa in sé

Fa un rumore un po’ tacito.

Sembrerebbe il sussurro dell’acqua.

Ahi!

C’è qualcosa che odora,

Una profumo non ha.

Ahi!

C’è del grande e del piccolo.

Una c’è fintantocché ce n’è un’altra che mormora.

Sembrerebbe il sussurro dell’acqua.

Ahi!

C’è qualcosa che chiude,

Una schiude, una resta dov’è;

C’è

Dell’asciutto e dell’umido

Nelle cose, cosicché piatte l’une altre ripide.

Sembrerebbe il sussurro dell’acqua.

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Tu non ti pungi più

Testo Tu non ti pungi più:

La lotta dei cuscini

Senza sonno che spiumano,

Che fanno zampilli di pollini che pullulano

Aggressivi, irsuti, istigatori di starnuti.

Così tu te la spassi amoreggiando,

E te la prendi comoda,

Con morbida ovvietà,

Sembrando tu un guanciale

Contro un altro che t’assale,

Il tutto in una schiuma,

Che coi talloni monti come l’uva.

E come un muschio domestico stampato e

Quanto inutilmente rimboccato.

Questo composto di onesta futilità

Mista a passione come un cialdone si sfa;

Sulle rovine, vorresti forse anche tu

In bricioline come una reggia andar giù.

Tu non ti pungi più,

E la vaghezza non osa,

Vai molto oltre, tanto poi ti raggiungi.

Impenni una montagna solidale

E nel suo fianco falle, falle rudimentali,

Aperte come portali

Per i tuoi puntuali

Appuntamenti molto occasionali.

E la pianura s’ingrossa:

Fra la cresta e la fossa,

Tu non ti pungi più,

L’erba enorme cavalca

Bianca e verde cobalto,

Prendendo al volo forme di caduta e di salto,

Infine dorme

Come un binocolo nella custodia

La tua vista.

Se un santino

Ti visita e t’indora,

Ma rimandando a poi,

Perché dilegua,

Tu, perché ti accora,

Canonica lo fai

Languire prima

E mormori un oramai

Come una preghierina.

Oramai, ora cosa, ora che:

Perso per perso ohimè.

Candida o perversa

Che non ti pungi più,

Raccolta o dissipata,

Esausta o fresca fresca,

Quasi niente per niente

Pungente pungente,

Ma rizzi e doni quel barbaglio alla Luna.

Questo è quanto.

Con una belva accanto,

È questo il modo in cui

Fai la morosa:

Assumi pose inesplose,

E non ti pungi più,

Non fai più la raccolta

D’incanti ardenti ed arsi.

Una vela è un sottile perché,

Un avvilito ohimè,

E non si dorme bene

Ché lune piene

Tutte beate, mutevoli e brune,

Tutte toccanti.

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Tutte le pompe

Testo Tutte le pompe:

Quando le ha chiesto conosci

Il tale il tal dei tali Tizio Caio,

Ti dico che ho sentito, dice,

Ti dico che ho sentito tutto il rosso

Del sangue partirsene col nero

Dei corvi e le cornacchie sopra il giallo,

Le macchie ondose e lente,

Dei campi gialleggianti di frumento,

Ha sentito come un gran rivoltamento,

E cateratte urbane e vigili del fuoco

E din don dan,

Tutti i bicchieri straripare dai bar,

Scoppiando in un cin cin,

Di bei cristalli isterici

Tutte le pompe, con l’acqua nelle vene,

Si mettono a ballare,

E pioggiano di gioia.

Io ti vorrei incontrare però non lo vorrei.

Arriva lo schiumogeno e la gente,

Sussulta di piacere è pronta a tutto,

A consumare lì sopra l’asfalto,

La scivolata delle relazioni;

Lo sguazzo dell’ardire e dell’osare,

Ed è da tanto tempo che volevo;

E dirmelo potevi dirlo prima:

O farmelo capire, o farmelo capire.

Le macchine rampando sulle ruote,

Le gomme posteriori fanno un giro,

Di piazza col pennacchio,

Soffiato dai roventi radiatori;

Lo struzzo, lo spauracchio,

Il gongolo di gioia,

Lo spruzzo e lo sbatacchio,

L’immensa scorciatoia,

Per arrivare al sodo.

Una lady s’incendia un po’ per sfizio,

E un po’ per gaudio immenso anticipato.

E il suo marito in cravatta con la lingua,

Diventa un calamaro così che non sfigura.

Marameo, marameo fanno i cupidi,

I frecciatori dal culetto nudo;

Più fitti fitti più dei pipistrelli

Nella notte stellata, che volano d’estate.

Però più belli, belli più bellini,

Bianchi color del lilla gridellino;

Ma non è notte è giorno:

Magari è estate forse;

Forse magari è estate,

Cominciano le corse

Tutti arrivando i primi:

I primi in una cosa,

Una cosina dolce,

Una cosina dolce.

Io ti vedrei davvero volentieri.

Volentieri davvero ti vedrei.

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Una

Testo Una:

Tu non sei molto bella

E neanche intelligente

Ma non t’importa niente

Perché tu non lo sai.

Tu vivi per ballare sei in cerca dell’amore

Ma quale, quale amore ancora non lo sai.

Io ti apro il mio cuore

Tu fai finta di ascoltare

Ed intanto guardi in giro vuoi qualcosa da mangiare.

Ma perché proprio tu

Proprio tu nella mia vita

Che con te prima ancor di cominciare è già finita.

Ma perché proprio tu

Proprio tu con quella faccia è possibile che mi piaccia una come te.

Io cercavo una ragazza

Con un fiore nei capelli

Tu sorridi a brutti e belli

E un giardino in testa hai.

Ti accontento in ogni cosa

Tutto ciò per una rosa

Che non ha nessun profumo

Che è di plastica oramai.

Io ti apro il mio cuore

Tu fai finta di ascoltare

Ed intanto guardi in giro

Vuoi qualcosa da mangiare.

Ma perché…….

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Una donna per amico

Testo Una donna per amico:

Può darsi ch’io non sappia cosa dico,

Scegliendo te – una donna – per amico,

Ma il mio mestiere è vivere la vita

Che sia di tutti i giorni o sconosciuta;

Ti amo, forte, debole compagna

Che qualche volta impara e a volte insegna.

L’eccitazione è il sintomo d’amore

Al quale non sappiamo rinunciare.

Le conseguenze spesso fan soffrire,

A turno ci dobbiamo consolare

E tu amica cara mi consoli

Perché ci ritroviamo sempre soli.

Ti sei innamorata di chi?

Troppo docile, non fa per te.

Lo so divento antipatico

Ma è sempre meglio che ipocrita.

D’accordo, fa come vuoi I miei consigli mai.

Mi arrendo fa come vuoi

Ci ritroviamo come al solito poi

Ma che disastro, io mi maledico

Ho scelto te – una donna – per amico,

Ma il mio mestiere è vivere la vita

Che sia di tutti i giorni o sconosciuta;

Ti odio forte, debole compagna

Che poche volte impara e troppo insegna.

Non c’è una gomma ancor che non si buchi.

Il mastice sei tu, mia vecchia amica.

La pezza sono io, ma che vergogna.

Che importa, tocca a te, avanti, sogna.

Ti amo, forte, debole compagna

Che qualche volta impara e a volte insegna.

Mi sono innamorato? Sì, un po’.

Rincoglionito? Non dico no.

Per te son tutte un po’ squallide.

La gelosia non è lecita.

Quello che voglio lo sai, non mi fermerai

Che menagramo che sei,

Eventualmente puoi sempre ridere poi

Ma che disastro, io mi maledico

Ho scelto te – una donna – per amico,

Ma il mio mestiere è vivere la vita

Che sia di tutti i giorni o sconosciuta;

Ti amo forte, debole compagna

Che qualche volta impara e qualche insegna.

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Una giornata uggiosa

Testo Una giornata uggiosa:

Sogno un cimitero di campagna e io là

All’ombra di un ciliegio in fiore senza età

Per riposare un poco 2 o 300 anni

Giusto per capir di più e placar gli affanni

Sogno al mio risveglio di trovarti accanto

Intatta con le stesse mutandine rosa

Non più bandiera di un vivissimo tormento

Ma solo l’ornamento di una bella sposa

Ma che colore ha una giornata uggiosa

Ma che sapore ha una vita mal spesa

Ma che colore ha una giornata uggiosa

Ma che sapore ha una vita mal spesa

Sogno di abbracciare un amico vero

Che non voglia vendicarsi su di me di un suo momento amaro

E gente giusta che rifiuti d’esser preda

Di facili entusiasmi e ideologie alla moda

Ma che colore ha una giornata uggiosa

Ma che sapore ha una vita mal spesa

Ma che colore ha una giornata uggiosa

Ma che sapore ha una vita mal spesa

Sogno il mio paese infine dignitoso

E un fiume con i pesci vivi a un’ora dalla casa

Di non sognare la Nuovissima Zelanda

Per fuggire via da te Brianza velenosa

Ma che colore ha una giornata uggiosa

Ma che sapore ha una vita mal spesa

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Una montagna

Testo Una montagna:

Il tipo inizia sorridente e fa

Ho qui il segreto della serenità

Che poi non è un segreto veramente

Ma un altro modo di attegiar la mente

Continua allegro sullo stesso tono

Lo sai cos’è cattivo e cos’è buono

Che cosa è brutto e invece cosa è bello

Quello che stabilisce il tuo cervello

Una montagna può sembrare un uomo

Se lo decidi

Disteso calmo ad osservare il cielo

Se tu vuoi così

Il controluce di un gabbiano in volo

Se lo decidi

Può dissipare in un momento il velo

Se tu vuoi così

Niente di misterioso amico mio

Questa è una cosa che ho provato io

Ne ho constatato un grande giovamento

Lo posso garantire al cento per cento

Scaccia quell’ombra scura che hai sul viso

Non sai quanto fa bene un bel sorriso

Prima a te stesso e poi a chi ti sta intorno

Finisce il buio ed incomincia il giorno

Una montagna può sembrare un uomo

Se lo decidi

Disteso calmo ad osservare il cielo

Se tu vuoi così

Il controluce di un gabbiano in volo

Se lo decidi

Può dissipare in un momento il velo

Se tu vuoi così

Dentro di noi c’è un libro bianco e nero

Che io mi fermo a leggere ogni tanto

Quando non son sicuro del sentiero

Perché è lì che è scritto tutto quanto

Non voglio adesso esagerare tanto

Mi basta che ti piaccia l’argomento

Ti vedo già più sciolto e contento

Rimani in onda e segui mentre canto

Una montagna può sembrare un uomo

Se lo decidi

Disteso calmo ad osservare il cielo

Se tu vuoi così

Il controluce di un gabbiano in volo

Se lo decidi

Può dissipare in un momento il velo

Se tu vuoi così

Dentro di noi c’è un libro bianco e nero

Che io mi fermo a leggere ogni tanto

Quando non son sicuro del sentiero

Perché è lì che è scritto tutto quanto

Guarda il video di Una montagna:

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Sì viaggiare

Testo Sì viaggiare:

Quel gran genio del mio amico

Lui saprebbe cosa fare,

Lui saprebbe come aggiustare

Con un cacciavite in mano fa miracoli.

Ti regolerebbe il minimo

Alzandolo un po’

E non picchieresti in testa

Così forte no

E potresti ripartire

Certamente non volare

Ma viaggiare.

Sì viaggiare

Evitando le buche più dure,

Senza per questo cadere nelle tue paure

Gentilmente senza fumo con amore

Dolcemente viaggiare

Rallentare per poi accelerare

Con un ritmo fluente di vita nel cuore

Gentilmente senza strappi al motore.

E tornare a viaggiare

E di notte con i fari illuminare

Chiaramente la strada per saper dove andare .

Con coraggio gentilmente, gentilmente

Dolcemente viaggiare.

Quel gran genio del mio amico,

Con le mani sporche d’olio

Capirebbe molto meglio;

Meglio certo di buttare, riparare

Pulirebbe forse il filtro

Soffiandoci un po’

Scinderesti poi la gente

Quella chiara dalla no

E potresti ripartire

Certamente non volare ma viaggiare.

Si viaggiare…

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Specchi opposti

Testo Specchi opposti:

Ero distratto

Tu ti davi da fare

E non c’eri affatto

Oppure ti muovevi

Con un ronzio d’insetto

Che mi assopiva

Avevo le palpebre in bilico

Entravo nel ciclico avvertimento

Di caduta di mani per tornanti

Di caduta di sonno in blocchi pesanti.

La distrazione

Questa effusione

Sgretolamento

E spargimento

Della molto inutile attenzione

Ridotta a polvere.

E debolmente io

Ti avvicinavo

E ti accostavo,

Sbagliando i tempi,

A memorabili esempi

Di abbandono

Di incontro ti ascolto

Capisco ma non molto

Intuisco però la giravolta degli oggetti.

Tu aspetti

Di vedermi passare

Abbracciato a qualcosa che mi sta giostrando. Mi aspetti

Per salire mi stai stringendo i fianchi. Sei entrata nella stessa

Distrazione creata

Perché potesse accadere qualcosa e tutto succede quando tutto riposa.

Quando l’attenzione

Per essersi sporta

Narcisista ai suoi sguardi

Rovina e se n’è accorta appena

Troppo tardi nostra fortuna.

Ero distratto

E fatta tu sei di svista.

Se fossimo simpatici

Uno all’altra

Saremmo specchi

Opposti riflessi

Limpidi e inebetiti

Tra se stessi.

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