Dove ho messo la Golf?

Testo Dove ho messo la Golf?:

La golf che sto comprando è un modello piuttosto frusto

Ma non sembra così vecchia

Ne ho bisogno e costa poco

Le cose sono già cambiate

Non ha nemmeno la quinta

La quinta marcia

Me ne accorgo dopo aver fatto il passaggio di proprietà

Al primo temporale scopro che le guarnizioni delle portiere sono consumate

Entra acqua

Poca

Sufficiente per dare all’abitacolo un persistente odore di muffa

 

Abito in centro

Non ho fatto il permesso e prendo un sacco di multe

La vigilessa si chiama Morgana

C’è scritto sui verbali

Una volta le canto la canzone dei Litfiba

“Morgana!”

Non attacca

Un’altra volta le lascio un messaggio sul cruscotto:

“Morgana ti amo: non farmene un’altra!”

Non attacca neanche così

Vaffanculo Morgana!

Che poi non sei sto gran che..

 

Una sera piove forte

Ho una cosa da fare ed esco lo stesso

La golf non c’è

Poi mi pare di trovarla

Ma non ha l’adesivo “Lula – Brasil” che ho piazzato sul lunotto di dietro

Non era mia

Nel ’94 Lula da Silva non se lo calcolava nessuno

Era un grande Lula!

Ma perse quella campagna elettorale

Perse anche quella successiva

Un po’annacquato oggi il presidente Lula

E della golf con il suo adesivo nessuna traccia

Piove ancora, sono in ritardo

Mi hanno rubato una vecchia golf targata Parma che puzza di muffa

Difficile..

 

È stata rimossa

La rimozione la fa l’autofficina vicino al casello dell’autostrada

Hanno una sede grande come un hangar e il taxi mi scarica davanti all’hangar

Il piazzale è deserto, il soccorso chiuso

Nel gabbiotto ci sono tre poliziotti della stradale che giocano a carte

Leggo un cartello:

“Le auto rimosse si riconsegnano negli orari di ufficio.”

Tutto spento

I poliziotti mi consigliano di tornare domani

E un altro taxi da chiamare, altri soldi buttati…

 

Non posso aspettare domani!

 

Fingo di andarmene e mi rimetto al buio

Guardo nel cortile

E sotto ad un riflettore la riconosco

Tutta brillante nel suo grigiore metallizzato

Molto bagnato

Salto un cancello mentre i poliziotti continuano la loro briscola

Tolgo la multa

Ed entro nella mia auto tedesca che ha solo quattro marce

Smette di piovere

Accendo

Parte subito

I tedeschi sanno il fatto loro

Giro a passo d’uomo attorno all’hangar

L’uscita è aperta

E questi inbecilli dell’autosoccorso

Rischiano di farsi fregare tutte le auto in custodia

Guido a fari spenti nella notte

Davanti ai poliziotti

 

Non mi vedono!

 

La mattina dopo torno all’officina

Parcheggio davanti al vetro dell’ufficio

Pago la rimozione

Nessuna reazione

Per questo Lula non vince quasi mai

 

Io non avevo mai rubato niente

Poi una volta ho rubato una macchina

Davanti a tre poliziotti della stradale

Non molto interessati alle presidenziali brasiliane

Che fosse mia non aveva, quella sera, grande importanza.

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Enver

Testo Enver:

Sento un frastuono

Rimbombi lontano in modo imperfetto

 

Hai lasciato:

Piazze piene,

Urne vuote,

Tremori gentili

Traccie sottili

Traccie profonde sugli zerbini dei miei

Pianerottoli.

 

Mancano:

Le tue parole sul niente,

Il calore

Bagnato sporco che avevo

Il dispiacermi di non bastare.

 

Hai lasciato

Piazze piene,

Urne vuote,

Tremori gentili

Traccie sottili

Traccie profonde sugli zerbini dei miei

Pianerottoli.

 

Mancano

Le tue parole sul niente

Il calore

Bagnato sporco che avevo

Il dispiacermi di non bastare

Di non bastare…

 

Siamo rimasti a guardare

Un desiderio

Qualche volta noioso.

 

E non sarai mai

Un emozione da poco.

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Fermo!

Testo Fermo!:

Ai confini della realtà

Tra l’Umbria e le Marche

Si erge il massiccio del Monte Vettore

Il più alto dei monti Sibillini.

Appena sotto la cima di quasi 2500 metri

C’è una pozza d’acqua che gli ottimisti chiamano …lago…

E che si trova a cinque ore di cammino dal più vicino luogo abitato.

 

La leggenda narra che il lago di Pilato porti questo nome

Perché di Ponzio Pilato ne sarebbe il sepolcro…ma

Non abbiamo prove storiche a riguardo.

 

Nel deserto di quei monti impervi si è sviluppata una forma di vita del tutto originale

Che da molto tempo viene controllata con rigore scientifico

Applicando un metodo di repressione altrimenti chiamato

«tutela».

Nelle freddissime acque del Lago di Pilato

Vive dunque un antica razza di gambero il cui l’unico habitat conosciuto

È quello specchio gelido e inospitale…

Scoperto durante il secolo scorso

Il chirocefalo è da allora oggetto di attenta sorveglianza

A garanzia non sempre disinteressata

Della sua sopravvivenza a rischio di estinzione.

Il desiderio del caparbio crostaceo di uscire dal suo lago

Per combattere il pensiero dominante

È infatti una delle forme più originali di resistenza conosciute

…un simbolo della lotta per l’autodeterminazione

Contro un sistema che chiama ambientalismo

Quella che in realtà è un’imbarazzante difesa degli status quo…

 

Ogni giorno la «reazione» monta la guardia nel parco dei monti Sibillini,

Scruta il lago e quando il gambero sedizioso tenta di uscire dalla sua vasca

Per conquistare il mondo

Un urlo echeggia dalle rive per tutta la vallata…

Un urlo contro quelle giuste ambizioni di emancipazione.

 

Il grido

Fermo!»

…imposto dal forestale marchigiano

All’invertebrato in fuga da quell’eterna palude

Reclama la vendetta di ogni sincero democratico

Per l’ultima speranza di riscatto

Ormai rimasta… troppo lungamente…

…costretta in prigionia…

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Kappler

Testo Kappler:

Io dormivo.

Mia madre andava a lavorare presto.

Arrivava l’una ed ero ancora a letto.

Ricordo che mi alzavo, vestivo,

Prendevo la borsa con dentro i libri del giorno prima

Ed uscivo dalla finestra della mia stanza,

Mentre mamma entrava dalla porta.

 

Mamma si fidava di me.

Una volta andò al ricevimento dei professori,

Perché era una fase politica intensa, assemblee, cose così.

 

Il docente di agraria era un omone vestito di nero

Ultracinquantenne ed anche ultraconservatore.

Ti terrorizzava solo a guardalo.

Lo avevamo ribattezzato, visto l’abito e lo stile,

‘Kappler’.

 

«Suo figlio è una brutta persona – le disse -,

Non studia niente, non viene mai a scuola

E quando viene fa casino,

Sciopera, contesta, sobilla. Stanca.

La scuola a suo figlio non serve.

A suo figlio serve il militare

Nella legione straniera.

 

Ma non pensi che io sia prevenuto,

Ho dato quattro compiti in classe

È stato assente a tutti e quattro.

Mancavano tre giorni agli scrutini e gli ho detto:

“Va bene che la scuola borghese e gentiliana non le piace,

Ma forse un due prima della maturità

Non le piacerebbe neanche quello”.

 

E allora io sono venuto a scuola il pomeriggio,

A 56 anni e quasi alla pensione,

Per far fare un compito a suo figlio

Che ne ha saltati 4 su 4 in un quadrimestre.

Ha preso otto.

 

Poi mi ha detto:

“Prof, in pagella mi dà otto?

La media è otto, no?”

 

Suo figlio, signora,

Ha la faccia come il culo!»

 

Mia madre torna e fa:

«Ragazzo mio, hai qualcosa che non va».

«Kappler, mamma, mi ha dato otto?»

 

Kappler andò in pensione

Tre anni dopo quella maturità.

Morì nel giro di qualche mese.

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Khmer Rossa

Testo Khmer Rossa:

Si chiamava Ylenia

Era giovanissima

Un tumulto

Un vento potente che illuminava le giornate

D’inverno buio degli anni 80

Era freddo

Ylenia aveva appena compiuto 14 anni

E si era data completamente all’idea

Un po’ estemporanea

Di cambiare il mondo

Era ancora una bambina

Ma viveva come se fosse grande

Ed io ero appagato da lei

Anche se frequentarla era molto difficile

Ricordo fughe in avanti

Scioperi a scuola

Rifugi sommari dove baciarsi e toccarsi

In nome dell’amore per il comunismo molto privato

Che provavamo per noi stessi

La desideravo

Amavo il suo ardore innocente

La sua furia

La sua mancanza di senso del limite

I miei 20 anni

Ai suoi occhi erano tanti

E pieni di cose già vissute

Mi vedeva come un Dio

Come un Dimitrov

Un Majakowskji

Un partigiano Jugoslavo

Non mi guardo mai come

Un Turati o un Nenni

O qualche altro riformista del cazzo

Fosse nata in Cambogia

Ylenia

Sarebbe stata una meravigliosa

Khmer

Rossa

Dopo settimane di

Fugaci assalti negli anfratti della

Città

Finalmente ci fu il momento più atteso

La quattordicenne dei miei sogni

Era lì

Bella

Piccola

Indifesa

Precoce

Mentre una musica imperiosa

Arrivava dallo stereo sintonizzato

Come sempre

Su Radio Praga

Avevo immaginato quel momento

Per un’intera

Rivoluzione d’Ottobre

Stavo per fare l’amore con

La mia Rosa Luxembourg

Ed ero nervoso

Contento

Il cuore a mille

Come a Stalingrado

Lei era così giovane

Tanto giovane

Troppo

Fui cauto

Gentile

Non volevo spaventarla

Volevo che fosse per lei

Stupendo

Irrinunciabile

Come un 25 Aprile

Si accorse della mia prudenza

Con la sfrontateza guerrigliera

Che le apperteneva

Mi disse:

“cosa c’è che ti frena?”

“È la prima volta…”

Il suo sguardo si addolcì

Mi baciò

E disse protettiva:

“per te è la prima volta?”

Rimasi stordito

In silenzio

Mi accorsi dolorosamente

Che era davvero la prima volta

Era la prima volta

Che dubitavo

Nel Socialismo

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Lungimiranza

Testo Lungimiranza:

Era un periodo in cui ognuno faceva il suo mestiere:

Il partito faceva il partito,

La federazione giovanile faceva la federazione giovanile,

L’ A.R.C.I. l’ A.R.C.I.,

I fonici i fonici.

 

In quel circoletto ricavato nella sezione del quartiere Pappagnocca

Il partito metteva i soldi,

La federazione giovanile i giovani,

L’A.R.C.I. gli spettacoli.

 

Al giovedì suonavano i cosiddetti “gruppi di base”

Storie improbabili già dal nome:

Toro Toro Taxi

Cipango

Far Fronte

I “Far Fronte” facevano paura solo per quello.

 

Una sera tocca a una specie di cantautore.

Il fonico dell’ A.R.C.I. che lo accompagna è affamato

E mentre addenta il panino che gli ho appena preparato

Anticipa le magnifiche sorti dell’uomo in questione…

Io resto in cucina a cucinare,

Lui appena fuori dalla porta a fonicare.

 

In sala non più di venti persone,

Sul palco un tizio schivo quanto basta

Farfuglia cosette al microfono.

Lo ascolto con attenzione ma non mi dice niente,

Mentre il fonico affamato giura che farà una grande carriera…

Sarà ma il pubblico sparuto del giovedì sera

Non pare garantirgli un promettente futuro.

Anche il fonico sta lavorando ad un disco in proprio

E pure del suo ne dicono un gran bene.

 

Mi sembrano tutti fuori di testa!

Ma dove pensate di andare?

 

Torno in cucina a fare panini

Per due sedicenti futuri eroi della canzone italiana

Ridacchiando alle loro spalle

Di quelle speranze un po’ ridicole

Nel loro grossolano errore di prospettiva.

 

Ripensando al circoletto,

Allo sfigato sul palco

E al “mangiapane a tradimento” che stava al mixer

Credo che in quel giovedì sera sia andata poi di lusso quasi a tutti.

 

E… andò che il circolo chiuse assieme alla sezione

Per far posto ad una pizzeria dal nome insolito

Andò che l’ “A.RC.I. spettacoli” organizza spettacoli sempre più grandi

E il cantautore ha fatto davvero la sua luminosa carriera.

Mentre il fonico si gioca da anni con un modenese

Il primo posto nell’immaginario collettivo.

Il partito risulta…

Non pervenuto

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Onomastica

Testo Onomastica:

Niente nomi di santi da lunario.

Nessun nome di santo da lunario.

 

Flore, faune, fiumi, laghi, centrali elettriche.

Anagrammi, melodrammi, moschettieri.

Da leggere come si scrivono.

Pronunce sballate per eroi d’ogni specie futuribile.

Perché un nome era tutto quel che davi.

 

Adertito Atos Babel Boiler Demos Edmo Eles Enver Engels

Henghel Enos Ero Eves Eider Firmato Frea Glennis Ibanez

Jaures Jaures…

Jean Jaurès era un dirigente del Partito Socialista Francese.

Venne ucciso prima del 1917.

 

Idea Idillio Idolo Iller Illo Iuna

James Jones Katiuscia

Lena Liusca Lidosca Listan

Maude Malfa Miroslav

Neda Nemma Nullo Nuova Nives

Olmes Oriente Orio Olgher Offerto

Speciale Saldo Seno River Tita Tundra

Uber Urano Vilmo Volmer

Wilmer Wagner Wainer Yenissei… Yenissei…

 

Flore, faune, fiumi, laghi, centrali elettriche.

Anagrammi, melodrammi, moschettieri.

Pronunce sballate per eroi d’ogni specie eventualmente futuribile.

E un nome era tutto quel che davi.

Tutto quel che davi.

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Palazzo Masdoni

Testo Palazzo Masdoni:

Palazzo Masdoni,

La sede del Partito,

È stato venduto nei primi anni ’90.

Mi iscrissi da ragazzino,

Scegliendo la politica in pieno riflusso:

Le mode in periferia arrivano dopo.

A me che venivo dai quartieri popolari

Questo grande edificio antico e nobile

Trasmetteva autorevolezza

E un senso di civiltà fortissimo.

Ci stavo talmente bene

Che la militanza ad un certo punto

Occupò tutto il mio tempo.

Tutto.

 

Il custode di quel luogo

Brulicante di funzionari, impiegati,

Attivisti e giovinastri di varia natura

Era Paris Bulgarelli.

Paris abitava in un appartamento

Dentro la federazione provinciale

Con la sua famiglia.

Il ricordo più tenero che ho di quegli anni

È che io volevo essere come questo Paris

Perché lui abitava proprio lì.

La cosa che desideravo davvero in quel momento

Era poter restare sempre là dentro,

Viverci in una stanzetta tutta per me,

In modo che il Partito diventasse

Letteralmente

Anche la mia casa.

 

Oggi lavoro a poca distanza

Da dove sognavo di traslocare al tempo.

Passo davanti a Palazzo Masdoni

Quasi ogni giorno:

Quel portone ormai chiuso

Reclama anche adesso

Il candore di allora.

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A Pagare e Morire…

Testo A Pagare e Morire…:

Malboro senza r abita in via Fontanelli.

La sua macchina è parcheggiata davanti al portone con le quattro ruote tagliate.

Ha smesso di pagare l’affitto e vado a vedere cosa sta succedendo.

Malboro mi apre e l’appartamento lindo e perfetto che gli ho consegnato qualche mese fa è già una discarica:

Lui dorme sul divano.

Attorno, cicche dappertutto, stanze buie anche se sono le tre del pomeriggio.

Ha lo sguardo perso

Bofonchia qualche scusa,

Ma appena alzo il tono della voce diventa aggressivo.

Preannuncio lo sfratto

E gli faccio notare che sta distruggendo la casa.

È uno stato evidentemente confusionale

E mi domando come potrò giustificare la situazione

Alla proprietaria.

Questo tizio non credo abbia molte possibilità di pagare,

Nè ora nè in futuro

E sfogo la mia frustrazione

Cercando di svegliarlo dall’esaurito torpore in cui è caduto.

Forse esagero con le parole e lui si avvicina con fare minaccioso;

In quello stato non pare un gran pericolo e gli dò una spinta per allontanarlo con discreta sufficenza…più che discreta…troppa sufficienza.

 

All’ingresso del soggiorno

Mi prendo un destro in faccia

Da Ivan Drago.

L’esaurito non è poi così innocuo e tento di scansarlo,

Ma questo mena sul serio

E di certo non è la prima volta.

Cerco di difendermi ma è una furia:

Provo a scappare in cucina

Mentre lui continua a picchiare.

Mentre guardo atterrito i coltelli sul lavandino

Realizzo che Malboro se vuole

Adesso mi ammazza.

 

Sto sanguinando dal naso,

Un labbro è spaccato,

E tutto sommato prenderle per riscuotere la pigione

Di una benestante signora di quasi ottant’anni

Non lo vedo poi così onorevole.

Si mette molto male:

Non ho alcun modo di ribaltare i rapporti di forza

E cerco di trovare una via di fuga.

Caccio un lamento con tutta la forza che mi resta

E lui sorpreso concedo un secondo di pausa,

Mentre,terrorizzato, raggiungo il più rapidamente possibile la porta di casa

E torno a rifugiarmi in ufficio.

 

Mi guardo riflesso nel vetro del bagno:

Sembro un pugile suonato,

Mi tremano le gambe

E l’umiliazione brucia ancora di più di quanto incassato sino ad ora.

 

Com’è possibile

Che io sia finito a fare da scudo umano ai risparmi della classe media

Non me lo so spiegare.

 

Di una cosa sono sicuro.

Lo slogan: “la casa è un diritto, l’affitto non si paga”

Malboro non l’ha mai sentito in vita sua,

Ma si è arrangiato lo stesso.

Mestiere pericoloso, il mio:

Sarà meglio aprire

Una posizione all’INAIL

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Cinnamon

Testo Cinnamon:

La sparizione

Delle sagome dei camerieri

Fuori dai ristoranti

Non è avvenuta in una data precisa.

Sono cose che misteriosamente accadono

Come la comparsa dei biscotti Togo

Al cioccolato.

Tutto è cambiato.

Prendete le chewingum.

Quando ero piccolo il massimo

Erano le chewingum a palline dentro la boccia.

Perché una cosa va detta:

Anche se i telefilm erano in bianco e nero

C’era sempre una cosa a colori,

La boccia delle chewingum.

Poi sono venute

Le prove tecniche di trasmissione.

Se eri fortunato

Ti poteva capitare di avere un amico con l’antenna esatta

Che captava la Svizzera

O Capodistria.

Tele Capodistria

Era un vulcano di emozioni.

Film partigiani

Dove i tedeschi erano cattivi

E i partigiani buonissimi e intelligentissimi.

Un paradiso socialista.

Dopo le palline

Sono arrivate le Riprova

Sarai più fortunato.

Le più ambite

Erano quelle di Fort Apache

E se superavi la prova

Potevi lanciarti dalle Brooklyn,

La gomma del ponte.

Al tempo però le chewingum

Avevano un mucchio di sapori in più

Ed il meglio,

Il più rivoluzionario,

Era il Cinnamon.

Il Cinnamon era il vero gusto da Black Panthers,

Da Malcolm X.

Il Cinnamon è la cannella,

Ma non vale.

Il Cinnamon

Quando è arrivato il riflusso,

Lo hanno abolito.

Evaporato, sparito.

Uno andava al bar

E trovava solo le Centerfresh,

Quelle con dentro il liquido.

Chewingum da maggioranza silenziosa.

La sinistra calava

Ed ecco comparire le chewingum del capo

Che mangia pesante.

Pesante.

Erano tempi difficili.

C’era chi si dava alle Stimorol danesi

E chi si drogava con le Dentigomma

Che si trovavano solo in farmacia.

Poi il miracolo.

Un giorno, al Circolo Gramsci,

Preso dallo sconforto per avere scoperto che esistono

Le Big Babol Revolution,

Ho gettato l’occhio dietro ai Boeri

E alle liquerizie Goleador.

Le Cinnamon erano tornate.

Strano che l’Unità non avesse detto niente.

Alle Cinnamon e a tutti i compagni caduti

Bisognerebbe dedicare una piazza

Davanti ad un ipermercato.

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