Cristoforo Colombo

Testo Cristoforo Colombo:

E’ gia stanco di vagabondare sotto un cielo sfibrato

per quel regno affacciato sul mare che dai Mori è insidiato

e di terra ne ha avuta abbastanza, non di vele e di prua,

perché ha trovato una strada di stelle nel cielo dell’anima sua.

Se lo sente, non può più fallire, scoprirà un nuovo mondo;

quell’attesa lo lascia impaurito di toccare già il fondo.

Non gli manca il coraggio o la forza per vivere quella follia

e anche senza equipaggio, anche fosse un miraggio ormai salperà via.

 

E la Spagna di spada e di croce riconquista Granata,

con chitarre gitane e flamenco fa suonare ogni strada;

Isabella è la grande regina del Guadalquivir

ma come lui è una donna convinta che il mondo non pùo finir lì,.

Ha la mente già tesa all’impresa sull’oceano profondo,

caravelle e una ciurma ha concesso, per quel viaggio tremendo,

per cercare di un mondo lontano ed incerto che non sa se ci sia

ma è già l’alba e sul molo l’abbraccia una raffica di nostalgia.

E naviga, naviga via

verso un mondo impensabile ancora da ogni teoria

e naviga, naviga via,

nel suo cuore la Niña, la Pinta e la Santa Maria.

 

E’ da un mese che naviga a vuoto quell’Atlantico amaro,

ma continua a puntare l’ignoto con lo sguardo corsaro;

sarà forse un’assurda battagli ma ignorare non puoi

che l’Assurdo ci sfida per spingerci ad essere fieri di noi.

Quante volte ha sfidato il destino aggrappato ad un legno,

per fortuna che il vino non manca e trasforma la vigliaccheria

di una ciurma ribelle e già stanca, in un’isola di compagnia.

 

E naviga, naviga via,

sulla prua che s’impenna violenta lasciando una scia,

naviga, naviga via

nel suo cuore la Niña, la Pinta e la Santa Maria.

 

Non si era sentito mai solo come in quel momento

ma ha imparato dal vivere in mare a non darsi per vinto;

andrà a sbattere in quell’orizzonte, se una terra non c’è,

grida: “Fuori dal ponte compagni dovete fidarvi di me!”

Anche se non accenna a spezzarsi quel tramonto di vetro,

ma li aspettano fame e rimorso se tornassero indietro,

proprio adesso che manca un respiro per giungere alla verità,

a quel mondo che ha forse per faro una fiaccola di libertà.

 

E naviga, naviga là

come prima di nascere l’anima naviga già,

naviga, naviga ma

quell’oceano è un acquario di sogni e di sabbia

poi si alza un sipario di nebbia

e come un circo illusorio s’illumina l’America.

 

Dove il sogno dell’oro ha creato

mendicanti di un senso

che galleggiano vacui nel vuoto

affamati d’immenso.

Là babeliche torri di cristallo

già più alte del cielo

fan subire al tuo cuore uno stallo

come a un Icaro in volo

Dove da una prigione a una luna d’amianto

“l’uomo morto cammina”

dove il Giorno del Ringraziamento

il tacchino in cucina

e mentre sciami assordanti d’aerei

circondano di ragnatele

quell’inutile America amara

leva l’ancora e alza le vele.

 

E naviga, naviga via

più lontano possibile

da quell’assorbente bugia

naviga, naviga via

nel suo cuore la Niña, la Pinta e la Santa Maria

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Culodritto

Testo Culodritto:

Ma come vorrei avere i tuoi occhi

spalancati sul mondo come carte assorbenti

e le tue risate pulite e piene

quasi senza rimorsi o pentimenti

ma come vorrei avere da guardare ancora

tutto come i libri da sfogliare

e avere ancora tutto, o quasi tutto, da provare.

 

Culodritto, che vai via sicura

trasformando dal vivo cromosomi corsari

di longobardi, di celti e romani

dell’antica pianura di montanari

reginetta dei telecomandi

di gnosi assolute che asserisci e domandi

di sospetto e di fede nel mondo curioso dei grandi

anche se non avrai

le mie risse terrose di campi

cortili e di strade, e non saprai

che sapore ha il sapore dell’uva rubato a un filare

presto ti accorgerai

com’è facile farsi un’inutile software di scienza e vedrai

che confuso problema è adoprare la propria esperienza

 

Culodritto, cosa vuoi che ti dica?

Solo che costa sempre fatica

e che il vivere è sempre quello

ma è storia antica.

Culodritto, dammi ancora la mano,

anche se quello stringerla è solo un pretesto

per sentire quella tua fiducia totale

che nessuno mi ha dato, o mi ha mai chiesto

vola, vola tu, dove io vorrei volare

verso un mondo dove è ancora tutto da fare

e dove è ancora tutto, o quasi tutto

vola, vola tu, dove io vorrei volare

verso un mondo dove è ancora tutto da fare

e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare.

Guarda il video di Culodritto:

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Di mamme ce n’è una sola

Testo Di mamme ce n’è una sola:

Devo confessare, poi che… ho avuto anch’io, veramente,

un periodo in cui… da… da bello di balera, cioè, non ero molto bello, in

realtà… no, allora, mi ricordo con… con agghiacciante terrore che circolavo

con una giacca di jersey blu con dei risvoltini azzurri, qui, filettati,

occhiale nero e cravatta rossa con i titoli dei giornali in cima, che è una

cosa… Giuro. Giuro, ho fatto anche questo, ho fatto anche questo. Ero molto

giovane, però, e… no, da questo periodo però viene tutta la mia conoscenza di

canzoni di… direi, d’epoca. E anch’io ho concepito un certo periodo in cui ho

scritto canzoni di questo genere. È stata una specie di crisi, no? E una di

queste è una canzone che… così, direi, risolve un annoso problema, cioè quello

che riguarda la mamma.

Come una capinera, sono in terra straniera

ma quando penso al mio cielo e al mio casolare

mi par di morir.

Or che la mamma e’ lontana, la mia chitarra romana,

la pizza napoletana, l’azzurra marina, ahimè, più non ho,

e allor come in sogno venuta, la bianca testina canuta

mi porta al mio vecchio quartiere, tra i glicini in fiore

e mi canta così.

 

Refrain:

 

Di mamme, ce n’è una sola, ma caro figliolo, di babbo uno solo non sempre ce

n’è!

La mamma sol ti consola, la piccola casa, l’angusta dimora, par quella d’un re.

Figliuolo, ora sei lontano da me: laggiu’ sono ricchi, e di mamme ne han tre;

ma la tua mamma è italiana, e ne val cento da sé.

 

Seconda strofa, che tira all’erotismo:

 

Più d’una donna procace ha simulato l’amor

con un suo bacio mendace, promessa fallace di un attimo sol.

Via quell’amor mercenario, vattene femmina ignuda!

Ogni tuo bacio sensuale è un bacio di Giuda al sapor di champagne.

Che cosa cercavo laggiù, fra azzurre e sensuali abat-jours,

 

c’è tutto!

 

ritorno al mio vecchio quartiere

ra i glicini in fiore e ti canto così.

 

Everybody, con sentimento

 

Le mamme son tutte belle, anche se vecchierelle son come le stelle che brillan

nel ciel.

Le mamme son tutte bianche, son curve e stanche; io voglio tornare, mamma, da

te.

Se un dì me ne andai non lo voglio far più:

io voglio tornare per sempre laggiù

dalla mia mamma italiana e non lasciarla mai più.

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Dio è morto

Testo Dio è morto:

Ho visto la gente della mia età andare via

lungo le strade che non portano mai a niente,

cercare il sogno che conduce alla pazzia

nella ricerca di qualcosa che non trovano

nel mondo che hanno già, dentro alle notti che dal vino son bagnate,

dentro alle stanze da pastiglie trasformate,

lungo alle nuvole di fumo del mondo fatto di città,

essere contro ad ingoiare la nostra stanca civiltà

e un dio che è morto,

ai bordi delle strade dio è morto,

nelle auto prese a rate dio è morto,

nei miti dell’ estate dio è morto…

 

Mi han detto che questa mia generazione ormai non crede

in ciò che spesso han mascherato con la fede,

nei miti eterni della patria o dell’ eroe

perché è venuto ormai il momento di negare

tutto ciò che è falsità, le fedi fatte di abitudine e paura,

una politica che è solo far carriera,

il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto,

l’ ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto

e un dio che è morto,

nei campi di sterminio dio è morto,

coi miti della razza dio è morto

con gli odi di partito dio è morto…

 

Ma penso che questa mia generazione è preparata

a un mondo nuovo e a una speranza appena nata,

ad un futuro che ha già in mano,

a una rivolta senza armi,

perché noi tutti ormai sappiamo

che se dio muore è per tre giorni e poi risorge,

in ciò che noi crediamo dio è risorto,

in ciò che noi vogliamo dio è risorto,

nel mondo che faremo dio è risorto…

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Don Chisciotte

Testo Don Chisciotte:

Don Chisciotte:

Ho letto millanta storie di cavalieri erranti

di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti

per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza

come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.

Nel mondo oggi più di ieri domina l’ingiustizia

ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia

proprio per questo, Sancho, c’è bisogno soprattutto

d’uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto

vammi a prendere la sella, che il mio impegno ardimentoso

l’ho promesso alla mia bella, Dulcinea del Toboso

e a te Sancho io prometto che guadagnerai un castello

ma un rifiuto non l’accetto, forza sellami il cavallo

Tu sarai il mio scudiero, la mia ombra confortante

e con questo cuore puro, col mio scudo e Ronzinante

colpirò con la mia lancia l’ingiustizia giorno e notte

com’è vero nella Mancha che mi chiamo Don Chisciotte

Sancho Panza:

Questo folle non sta bene, ha bisogno di un dottore

contraddirlo non conviene, non è mai di buon umore

È la più triste figura che sia apparsa sulla Terra

cavalier senza paura di una solitaria guerra

cominciata per amore di una donna conosciuta

dentro a una locanda a ore dove fa la prostituta

ma credendo di aver visto una vera principessa

lui ha voluto ad ogni costo farle quella sua promessa.

E così da giorni abbiamo solo calci nel sedere

non sappiamo dove siamo, senza pane e senza bere

e questo pazzo scatenato che è il più ingenuo dei bambini

proprio ieri si è stroncato fra le pale dei mulini

È un testardo, un idealista, troppi sogni ha nel cervello

io che sono più realista mi accontento di un castello.

Mi farà Governatore e avrò terre in abbondanza

quant’è vero che anch’io ho un cuore e che mi chiamo Sancho Panza

Don Chisciotte:

Salta in piedi Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora

solo i cinici e i codardi non si svegliano all’aurora

per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori

e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri

L’ingiustizia non è il solo male che divora il mondo

anche l’anima dell’uomo ha toccato spesso il fondo

ma dobbiamo fare presto perché più che il tempo passa

il nemico si fà d’ombra e s’ingarbuglia la matassa

Sancho Panza:

A proposito di questo farsi d’ombra delle cose

l’altro giorno quando ha visto quelle pecore indifese

le ha attaccate come fossero un esercito di Mori

ma che alla fine ci mordessero oltre i cani anche i pastori

era chiaro come il giorno, non è vero, mio Signore?

Io sarò un codardo e dormo, ma non sono un traditore

credo solo in quel che vedo e la realtà per me rimane

il solo metro che possiedo, com’è vero che ora ho fame!

Don Chisciotte:

Sancho ascoltami ti prego, sono stato anch’io un realista

ma ormai oggi me ne frego e anche se ho una buona vista

l’apparenza delle cose come vedi non m’inganna

preferisco le sorprese di quest’anima tiranna

che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti

ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti.

Prima d’oggi mi annoiavo e volevo anche morire

ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire

Sancho Panza:

Mio Signore io purtoppo sono un povero ignorante

e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente

ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia

riusciremo noi da soli a riportare la giustizia?

In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre

dove regna il “capitale”, oggi più spietatamente

riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero

al potere dare scacco e salvare il mondo intero?

Don Chisciotte:

Mi vuoi dire caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro

perchè il male ed il potere hanno un aspetto così tetro?

Dovrei anche rinunciare ad un po’ di dignità

farmi umile e accettare che sia questa la realtà?

Don Chisciotte e Sancho Panza insieme:

Il potere è l’immondizia della storia degli umani

e anche se siamo soltanto due romantici rottami

sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte

siamo i grandi della Mancha

Sancho Panza e Don Chisciotte!

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Dovevo fare del cinema

Testo Dovevo fare del cinema:

Certo, ha ragione il signore se dice che siamo in un film

dell’ultimo periodo

dove i banditi pentiti confessano se non li processano

e così fra le macchie di sangue la vita è la solita

e fa “audience” se in più c’è la scena del killer che vomita.

Sa com’è? E’ bello fare del cinema

anche se, lì da imputato, c’è qualcuno che crede di esser nel cinema muto.

È bello fare del cinema, ma piuttosto che sparare siam rimasti nascosti a

guardare.

A guardare cos’è che ci aspetta alla fine del tunnel

dei riflussi riflessi su certi pacchetti di Camel

quando tutto è soltanto un riassunto di modi di dire

quattro quarti di noia disposta comunque a finire

l’inflazione però non finisce e ci rende cattivi

non c’è niente che valga la pena e così siamo vivi.

Ma che cos’è che ci fa fare del cinema?

Forse questa depressione o l’istinto di conservazione.

Noi, si va a fare del cinema, e quando vivere è un problema

rifacciamo da capo la scena.

Sì, devo dire che ha proprio ragione il signore

c’è una crisi tremenda che investe l’intero settore

è che il pubblico vuole si parli più semplicemente

così chiari e precisi e banali da non dire niente.

Per capire la storia non serve un discorso più grande

signorina cultura si spogli e dia qui le mutande.

Sa com’è, Lei deve fare del cinema,

mica roba pervertita, ma un soggetto che serva alla vita

facciamo tutti del cinema, ma piuttosto che parlare

si rimanga nascosti a pensare.

Ma il gestore di un piccolo cine di periferia

mi diceva che è tutta la vita che aspetta un’idea

un’idea piccolina che verso il finale si evolve

nella madre di tutte le storie, l’idea che risolve

quel soggetto che senti nell’aria e potrebbe arrivare

proprio quando hai già chiuso il locale e cambiato mestiere

sa com’è, è bello fare del cinema, tanto sa

facciamo tutti del cinema.

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Due anni dopo

Testo Due anni dopo:

Visioni e frasi spezzettate

si affacciano di nuovo alla mia mente

l’inverno o il freddo le han portate

o son cattivi sogni solamente

Mattino verrà e ti porterà

le silhouettes consuete di parvenze

poi ti sveglierai e ricercherai

di desideri fragili esistenze.

 

Lo specchio vede un viso noto

ma hai sempre quella solita paura

che un giorno ti rifletta il vuoto

oppure che svanisca la figura.

E ancora non sai se vero tu sei

o immagine da specchi raddoppiata.

Nei giorni che avrai però cercherai

l’immagine dai sogni seminata.

 

L’inverno ha steso le sue mani

e nelle strade sfugge ciò che sento.

Son trine bianche e nere i rami

che cambiano contorno ogni momento.

E ancora non sai come potrai

trovare lungo i muri un’esperienza.

Sapere vorrai, ma ti troverai

due anni dopo al punto di partenza.

 

E senti ancora quelle voci

di mezzi amori e mezze vite accanto

non sai però se sono vere

o sono dentro all’anima soltanto

nei sogni che hai sai che canterai

di fiori che galleggiano sull’acqua.

Nei giorni che avrai ti ritroverai

due anni dopo sempre quella faccia.

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Eskimo

Testo Eskimo:

Questa domenica in settembre

non sarebbe pesata così

l’estate finiva più nature

vent’anni fa o giù di lì.

Con l’incoscienza dentro al basso ventre

e alcuni audaci in tasca l’Unità,

la paghi tutta, e a prezzi d’inflazione

quella che chiaman la maturità.

 

Ma tu non sei cambiata di molto

anche se adesso è al vento quello che

io per vederlo ci ho impiegato tanto

filosofando pure sui perché.

Ma tu non sei cambiata di tanto

e se cos’è un orgasmo ora lo sai

potrai capire i miei vent’anni allora?

Quasi cento adesso capirai…

 

Portavo allora un eskimo innocente

dettato solo dalla povertà

non era la rivolta permanente

diciamo che non c’era e tanto fa

portavo una coscienza immacolata

che tu tendevi a uccidere però

inutilmente ti ci sei provata

con foto di famiglia o paletò.

 

E quanto son cambiato da allora

e l’eskimo che conoscevi tu

lo porta addosso mio fratello ancora

e tu lo porteresti e non puoi più.

Bisogna saper scegliere in tempo

non arrivarci per contrarietà

tu giri adesso con le tette al vento

io ci giravo già vent’anni fa.

 

Ricordi? Fui con te a Santa Lucia

al portico dei Servi per Natale

credevo che Bologna fosse mia

ballammo assieme all’anno o a Carnevale.

Lasciammo allora tutti e due un qualcuno

e non ne fece un dramma o non lo so

ma con i miei maglioni ero a disagio

e mi pesava quel tuo paletò

 

Ma avevo la rivolta fra le dita

dei soldi in tasca niente e tu lo sai

e mi pagavi il cinema stupita

e non ti era toccato farlo mai.

Perché mi amavi non l’ho mai capito

così diverso da quei tuoi cliché

perché fra i tanti bella che hai colpito

ti sei gettata addosso proprio a me?

 

Infatti i fiori della prima volta

non c’erano già più nel ’68

scoppiava finalmente la rivolta

oppure in qualche modo mi ero rotto

tu li aspettavi ancora ma io già urlavo

che Dio era morto, a monte, ma, però…

contro il sistema anch’io mi ribellavo

Cioè… sognando Dylan e i Provos

 

E Gianni ritornato da Londra

a lungo ci parlò dell’LSD

tenne una quasi conferenza colta

sul suo viaggio di nozze stile freak.

E noi non l’avevamo mai fatto

e noi che non l’avremmo fatto mai

quell’erba ci cresceva tutt’attorno

per noi crescevan solo i nostri guai.

 

Forse ci consolava far l’amore

ma precari in quel senso si era già

un buco da un amico, un letto a ore

su cui passava tutta la città.

L’amore fatto alla boia d’un Giuda

e al freddo in quella stanza di altri e spoglia

vederti o non vederti tutta nuda

era un fatto di clima e non di voglia.

 

E adesso che potremmo anche farlo

e adesso che problemi non ne ho

che nostalgia per quelli contro un muro

o dentro a un cine o là dove si può

e adesso che sappiamo quasi tutto

e adesso che problemi non ne hai,

per nostalgia lo rifaremmo in piedi

scordando la moquette stile e l’hi-fi.

 

Diciamolo per dire ma davvero

si ride per non piangere perché

se penso a quella ch’eri, a quel che ero

che compassione che ho per me e per te.

Eppure a volte non mi spiacerebbe

essere quelli di quei tempi là.

Sarà per aver quindici anni in meno

o avere tutto per possibilità

 

Perché a vent’anni è tutto ancora intero

perché a vent’anni è tutto chi lo sa.

A vent’anni si è stupidi davvero

quante balle si ha in testa a quell’età.

Oppure allora si era solo noi

non c’entra o meno questa gioventù

di discussioni, caroselli, eroi

quel ch’è rimasto dimmelo un po’ tu.

 

E questa domenica in Settembre

se ne sta lentamente per finire

come le tante, via, distrattamente

a cercare di fare o di capire.

Forse lo stan pensando anche gli amici

gli andati, i rassegnati, i soddisfatti

giocando a dire che si era più felici

pensando a chi s’è perso o no a quei fatti.

 

Ed io che ho sempre un eskimo addosso

uguale a quello che ricorderai

io come sempre faccio quel che posso

domani poi ci penserò se mai.

Ed io ti canterò questa canzone

uguale a tante che già ti cantai

ignorala come hai ignorato le altre

e poi saran le ultime oramai…

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Canzone delle situazioni differenti

Testo Canzone delle situazioni differenti:

Andammo i pomeriggi cercando affiatamento

scoprivo gli USA e rari giornaletti.

Ridesti nel vedermi grande e grosso coi fumetti

anch’io sorrisi sempre più scontento.

 

Poi scrissi il nome tuo versando piano sulla neve

la strana cosa che sembrava vino.

Mi aveva affascinato il suo colore di rubino

perché lo cancellasti con il piede?

 

La scatola meccanica per musica è esaurita

rimane solo l’eco in lontananza

ma dimmi cosa fai lontana via nell’altra stanza

ma dimmi cosa fai della tua vita.

 

O sera, scendi presto! O mondo nuovo, arriva!

Rivoluzione, cambia qualche cosa!

Cancella il ghigno solito di questa ormai corrosa

mia stanca civiltà che si trascina.

 

Poi piovve all’improvviso sull’Amstel, ti ricordi?

Dicesti qualche cosa sorridendo

risposi, credo anch’io qualche banalità scoprendo

il fascino di un dialogo fra i sordi.

 

Tuo nonno era un grand’uomo, famoso chissà cosa

di loro si usa dire “è ancora in gamba”.

Mi espose a gesti e a sputi quella weltanshauung sua strana

puntando come un indice una rosa.

 

Malinconie discrete che non sanno star segrete

le piccole modeste storie mie

che non si son mai messe addosso il nome di poesie

amiche mie di sempre, voi sapete!

 

Ebbrezze conosciute già forse troppe volte

di giorno bevo l’acqua e faccio il saggio.

Per questo solo a notte ho quattro soldi di messaggio

da urlare in faccia a chi non lo raccoglie.

 

Il tuo patrigno era un noto musicista

tuo padre lo incontravi a qualche mostra.

Bevemmo il tè per terra e mi piaceva quella giostra

di gente nelle storie tue d’artista.

 

Mi confidasti trepida non so quale segreto

dicendo “donna” e non “la cameriera”.

Tua madre aveva un forte mal di testa quella sera

fui premuroso, timido, discreto.

 

E tu nell’altra stanza che insegui i tuoi pensieri

non creder che ci sia di meglio attorno

noi siamo come tutti e un poco giorno

dopo giorno sciupiamo i nostri oggi come ieri.

 

Ma poi che cosa importa? Bisogna stare ai patti

non voglio il paradiso né l’inferno.

Se a volte urlo la rabbia poi dimentico e mi perdo

nei mondi dentro agli occhi dei miei gatti.

 

Uscimmo un po’ accaldati per il troppo vino nero

danzammo sulla strada, già albeggiava.

Sembrava una commedia musicale americana

tu non lo sai, ma dentro me ridevo.

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Canzone di notte

Testo Canzone di notte:

Ore confuse della notte

la malinconia non è uno stato d’animo.

Le vite altrui si sono rotte

e sembra non esista più il tuo prossimo.

 

Ti vesti un poco di silenzio

hai la dolce illusione di esser solo

son macchine che passano, od è il vento?

O sono i tuoi pensieri alzati in volo?

 

I tuoi pensieri un po’ ubriachi

danzando per le strade si allontanano

ti son sfuggiti dalla mano

e il giorno sembra ormai così lontano.

 

Mattino, notte, hai perso il tempo

la malinconia ti sembra di toccarla

ma forse è l’ora dell’avvento

e chiami l’ironia per aiutarla.

 

E forse c’è qualcuno che ora muore

e forse c’è qualcuno che ora nasce

qualcuno compie un crimine d’onore

passeggiano sui viali le bagasce.

 

Bagasce sono i tuoi ricordi

che fra canzoni e vino ti disturbano

che ti molestano pian piano

e il giorno sembra ormai così lontano.

 

Mattino, notte, cosa importa?

I giorni sono nuvole distratte.

Suonerà l’ora alla tua porta

e l’orologio è il sangue tuo che batte.

 

Quando verrà il tempo di partire

l’ora avrà il medesimo colore.

Sembra sempre un poco di morire

nel momento eroico dell’amore.

 

Se ridi o piangi è sempre uguale

le cose nel ricordo poi si sfumano

Il sacro si unirà al profano

e il giorno sembra ormai così lontano.

 

Mattino, notte, dentro e fuori

sei certo o cerchi la consolazione?

Son bianco e nero o son colori

o facce ambigue della tua prigione?

 

Cerchi sempre ciò che ti è lontano

dopo dici: “Tutto è relativo”

ma l’ironia e il dolor dicono

invano che sei certo solo di esser vivo.

 

Ma c’è ancor tempo per pensare

per maledire e per versare il vino

per pianger, ridere e giocare

e il giorno sembra ormai così vicino.

Guarda il video di Canzone di notte:

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