Il caduto

Testo Il caduto:

Io nato Primo di nome e di cinque fratelli

uomo di bosco e di fiume, lavoro e di povertà

ma uomo sereno di dentro, come i pesci e gli uccelli

che con me dividevano il cielo, l’acqua e la libertà

perché sono in prigione per sempre, qui in questa pianura

dove orizzonte rincorre da sempre un uguale orizzonte

dove un vento incessante mi soffia continua paura

dove è impossibile scorgere il profilo di un monte?

E se d’inverno mi copre la neve gelata

non è quella solita in cui affondava il mio passo

forte e sicuro, braccando la lieve pestata

che lascia la volpe o l’impronta più greve del tasso.

Ho cancellato il ricordo, e perché son caduto

rammento stagioni in cui dietro ad un sole non chiaro

veniva improvviso quel freddo totale, assoluto

e infine lamenti poi grida e bestemmie e uno sparo.

Guarda la guerra che beffa, che scherzo puerile

io che non mi ero mai spinto in un lungo cammino

ho visto quel poco di mondo da dietro un fucile

ho visto altra gente soltanto da dietro a un mirino.

E siamo in tanti coperti da neve gelata

non c’è più razza o divisa, ma solo l’inverno

e quest’estate bastarda dal vento spazzata

e solo noi, solo noi che siam morti in eterno.

Io che che guardavo la vita con calmo coraggio

cosa darei per guardare gli odori della mia montagna

vedere le foglie del cerro, gli intrichi del faggio

scoprire di nuovo dal riccio il miracolo della castagna.

Guarda il video di Il caduto:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

Il compleanno

Testo Il compleanno:

Non è proprio il giorno dei tuo compleanno

però è di domenica e le feste si fanno

e di sera tuo padre vuol stare a guardar la tivù

Hai messo il vestito modello francese

che è quasi costato la paga d’un mese

l’amica ti ha detto dov’ è il parrucchiere che è caro

ma è tanto bravino.

 

Tua madre ti ha fatto la torta di riso

darai un po’ di vermouth e un poco di vino

su “Grazia” hai imparato a ricevere gli ospiti

e ormai aspetti che inizi la grande giornata

la sala migliore è di già illuminata,

ti guardi allo specchio, sei un po’ emozionata

perché lui verrà.

 

Arrivano i primi in ritardo di rito

l’amica migliore ti ha copiato il vestito

e attorno a sé sparge il suo fascino e odor di “Chanel”

Ti han fatto il regalo, son stati carini

il disco di moda ed i cioccolatini

la zia dalla porta ti manda i cugini

“Perché non volete i bambini”?

 

Si mettono i dischi, si balla allacciati

c’è un po’ di penombra, son tutti accoppiati

arriva la torta, si ride e si scherza

ed ormai il tempo è passato e la grande giornata

è quasi finita, e non è cominciata

hai visto che lui la tua amica ha baciato

e da te non verrà.

 

Non piangere il giorno del tuo compleanno

gli amici ti guardano, cosa diranno,

tra un po’ se ne andranno e tuo padre starà alla tivù

Non hai più il vestito modello francese

le luci di sala non sono più accese

la festa è finita e son tante le spese

e siam solo ai primi del mese.

 

L’amica migliore ti ha già salutato

appena lei è uscita anche lui se n’è andato

ti ha appena guardato per correre fuori con lei.

Consolati e pensa che il tuo compleanno

ritorna fra poco, soltanto fra un anno,

gli amici gentili un regalo faranno

ed il tuo tempo va

e non tornerà.

Guarda il video di Il compleanno:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

Il frate

Testo Il frate:

Lo chiamavano “il frate”, il nome di tutta una vita,

segno di una fede perduta, di una vocazione finita.

Lo vedevi arrivare vestito di stracci e stranezza,

mentre la malizia dei bimbi rideva della sua saggezza.

Dopo un bicchiere di vino, con frasi un po’ ironiche e amare,

parlava in tedesco e in latino, parlava di Dio e Schopenhauer.

E parlava, parlava, con me che lo stavo a sentire

mentre la sera d’estate non voleva morire.

Viveva di tutto e di niente: di vino che muove i ricordi,

di carità della gente, di dèi e filosofi sordi.

Chiacchiere d’un ubriaco, con salti di tempo e di spazio,

storie di sbornie e di amori che non capivano Orazio.

E quelle sere d’estate sapevan di vino e di scienza,

con me che lo stavo a sentire con colta benevolenza.

Ma non ho ancora capito, mentre lo stavo a ascoltare,

chi fosse a prendere in giro, chi dei due fosse a imparare.

Ma non ho ancora capito, fra risa per donne e per Dio,

se fosse lui il disperato o il disperato son io.

Ma non ho ancora capito, con la mia cultura fasulla,

chi avesse capito la vita, chi non capisse ancor nulla.

Guarda il video di Il frate:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

Il matto

Testo Il matto:

Mi dicevano il matto perché prendevo la vita

da giullare, da pazzo, con un’allegria infinita.

D’altra parte è assai meglio, dentro questa tragedia

ridersi addosso, non piangere, e voltarla in commedia.

Quando mi hanno chiamato per la guerra, dicevo

Be’, è naia, soldato! e ridevo, ridevo.

Mi han marchiato e tosato, mi hanno dato un fucile

rancio immondo, ma io allegro, ridevo da morire.

Facevo scherzi, mattane, naturalmente ai fanti

agli osti e alle puttane ma non risparmiavo i santi.

E un giorno me l’han giocata, mi han ricambiato il favore

e dal fucile mi han tolto l’intero caricatore.

Mi son trovato il nemico di fronte, e abbiamo sparato

chiaramente io a vuoto lui invece mi ha centrato.

Perché quegli occhi stupiti? Perché mentre cadevo

per terra, la morte addosso, io ridevo ridevo?

Ora qui non sto male, ora qui mi consolo

ma non mi sembra normale ridere sempre da solo.

Guarda il video di Il matto:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

Il pensionato

Testo Il pensionato:

Lo sento da oltre il muro che ogni suono fa passare, l’odore

quasi povero di roba da mangiare.

Lo vedo nella luce che anch’io mi ricordo bene di lampadina fioca, quella da

trenta candele

fra mobili che non hanno mai visto altri splendori, giornali vecchi ed angoli di

polvere e di odori

fra i suoni usati e strani dei suoi riti quotidiani: mangiare, sgomberare, poi

lavare piatti e mani.

Lo sento quando torno stanco e tardi alla mattina, aprire la persiana, tirare la

tendina,

e mentre sto fumando ancora un’altra sigaretta andar piano, in pantofole, verso

il giorno che lo aspetta

e poi lo incontro ancora quando viene l’ora mia, mi dà un piacere assurdo la sua

antica cortesia

“Buon giorno, Professore. Come sta la sua signora? E i gatti, e questo tempo che

non si rimette ancora.”

Mi dice cento volte fra la rete dei giardini di una sua gatta morta, di una lite

coi vicini

e mi racconta piano, col suo tono un po’ sommesso di quando lui e Bologna eran

più giovani di adesso.

Io ascolto, e i miei pensieri corron dietro alla sua vita, a tutti i volti visti

dalla lampadina antica,

a quell’odore solito di polvere e di muffa, a tutte le minestre riscaldate sulla

stufa,

a quel tic-tac di sveglia che enfatizza ogni secondo a come da quel posto si può

mai vedere il mondo

a un’esistenza andata in tanti giorni uguali e duri, a come anche la storia sia

passata fra quei muri.

Io ascolto e non capisco, e tutto attorno mi stupisce la vita, com’è fatta e

come uno la gestisce,

e i mille modi e i tempi, poi le possibilità, le scelte, i cambiamenti, il fato,

le necessità,

e ancora mi domando se sia stato mai felice, se un dubbio l’ebbe mai, se solo

ora si assopisce,

se un dubbio l’abbia avuto poche volte oppure spesso, se è stato sufficiente

sopravvivere a se stesso.

Ma poi mi accorgo che probabilmente è solo un tarlo di uno che ha tanto tempo ed

anche il lusso di sprecarlo:

non posso o non so dir per niente se peggiore sia a conti fatti la sua

solitudine o la mia.

Diremo forse un giorno: “Ma se stava così bene…” Avrà il marmo con l’angelo

che spezza le catene,

coi soldi risparmiati un po’ perché non si sa mai, un po’ per abitudine: son

sempre pronti i guai.

Vedremo visi nuovi, voci dai sorrisi spenti: “Piacere”, “È mio”, “Son lieto”,

“Eravate suoi parenti?”

e a poco a poco andrà via dalla nostra mente piena, soltanto un’impressione che

ricorderemo appena.

Guarda il video di Il pensionato:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

Il sociale e l’antisociale

Testo Il sociale e l’antisociale:

Sono un tipo antisociale

non m’importa mai di niente,

non m’importa dei giudizi della gente.

 

Odio in modo naturale

ogni ipocrisia morale

odio guerre ed armamenti in generale.

 

Odio il gusto del retorico

il miracolo economico,

il valore permanente e duraturo.

 

Giochi a premi, caroselli

tivù, cine, radio, rallies,

frigo ed auto non c’è Ford nel mio futuro.

 

E voi bimbe sognatrici

della vita delle attrici

attenzione, da me state alla lontana.

 

Non mi piace esser per bene

far la faccia che conviene

poi alla fine sono sempre senza grana.

 

Odio la vita moderna

fatta a scandali e cambiali

i rumori, gli impegnati intellettuali.

 

Odio i fusti carrozzati

dalle spider incantati

coi vestiti e le camicie tutti uguali

 

Che non sanno che parlare

di automobili e di moda

di avventure estive fatte ai monti e al mare

 

Vuoti e pieni di sussiego

se il vestito non fa un piego

mentre io mi metto quello che mi pare.

 

Sono senza patrimonio

sono contro il matrimonio

non ho quello che si dice un posto al sole.

 

Non mi piaccion le gran dame

preferisco le mondane

perché ad essere sincere son le sole.

 

Non mi piaccion l’avvocato

il borghese, l’arrivato

odio il bravo e onesto padre di famiglia…

 

Quasi sempre preoccupato

di vedermi sistemato

se mi metto a far l’amore con sua figlia.

 

Sono un tipo antisociale

non ho voglia di far niente

sulle scatole mi sta tutta la gente.

 

In un’isola deserta

voglio andare ad abitare

e nessuno mi potrà più disturbare.

Non amo viver con tutta la gente

mi piace solo la gente bene

come si dice comunemente

bene si nasce, non si diviene.

 

C’è chi nasce per le scienze o per le arti

io son nato solamente per i party.

 

Amo oltremodo parlare male

fare il maiale con le ragazze,

ma a Pasqua vado in confessionale

e tutte quante per me vanno pazze.

 

Perché fra i bene poi non conta l’astinenza

basta ci sia soltanto l’apparenza.

 

Quindi non curo la mia intelligenza

la gente bene con questo non lega

ma alle canaste di beneficenza

so sempre tutto sull’ultimo Strega.

 

L’intelligenza c’è sol coi milioni

e ammiro i film di Monica e Antonioni.

 

Sono elegante ed è inutile dire

che le mie vesti son sempre curate

perché è senz’altro importante il vestire

perché è la tonaca che fa il frate.

 

In fondo poi due cose hanno importanza

e sono il conto in banca e l’eleganza.

 

Andiamo matti per cocktail e feste

amo oltremodo le donne mondane

non fraintendete non parlo di quelle

star con la gente più in basso sta male.

 

Non ho rapporti coi proletari

soltanto a tarda notte lungo i viali.

 

Ma non trascuro la scienza umanista

e si può dire che sono impegnato,

anzi alle volte sono comunista

ma non mi sono sempre interessato

 

La lotta delle classi sol mi va

per far bella figura in società.

 

Non si può dire che sia clericale

come Boccaccio amo rider dei frati

ma ossequio sempre lo zio cardinale

e vado a messa nei dì comandati.

 

Il mio credo vi dico brevemente

pensare a ciò che può dire la gente.

 

La gente bene è la mia vera patria

la gente bene è il mio unico dio

l’unica cosa che ho sempre sognato

la sola cosa che voglio io

 

solo essere un bene sempre ed ora

e tutto il resto vada alla malora.

Guarda il video di Il sociale e l’antisociale:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

Il bello

Testo Il bello:

Bello, col vestito della festa

bello, con la brillantina in testa

bello, con le scarpe di Koppale

e l’andata un po’ per male

ed in bocca il riso amar…

Le donne treman, quando monto la Gilera;

fremono, aspettando alla balera

muoiono, spasimando nell’attesa

che ad un mio cenno d’intesa

io le stringa nel casché

modestamente! olé!

 

Poi mi decido e avanzo tra la folla

e con un fischio invito la più bella

lei mi stramazza sulla spalla, poverina

quell’odor di brillantina è il profumo dell’amor

e mentre il tango dolcemente vola

sussurro piano: “bambola il tuo nome!”

Risponde dolce: “Sguazzinelli Argia,

sto qui in fondo alla via al centoventitré.”

Dimenticavo: olé!

 

Bello, con la mossa, olé, dell’anca

Bello, mentre turbina la danza

bello con lo sguardo vellutato

ed il labbro corrucciato

e la voluttà nel cor!

La stringo forte in una spastica carezza

e nello spasimo una costola si spezza

ma che m’importa, poiché sono quasi un mito

questo è il minimo tributo che una donna pagar de’

Sono fatale! Olé

 

Tace il violino, si tace la chitarra

sazio d’amore la risbatto sulla panca

lei sta piangendo il suo dolore, poverina

quell’odor di brillantina non scorderà mai più.

Mentre la notte tenebrosa impera

risalto al volo sulla mia Gilera

per questa sera ho troppo amato e sono stanco

la notte tutta in bianco non posso far perché

sono anemico! Olé!

Guarda il video di Il bello:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

Il 3 dicembre del ’39

Testo Il 3 dicembre del ’39:

Il 3 dicembre del ’39

a stare al mondo volli provar

mio padre uomo ligio al partito

nome Benito mi volle dar.

 

Mia madre santa donna di Dio

aggiunse un Pio per contentar

uno zio prete che per commosso

ringraziamento mi battezzò.

 

Appena giunto su questa terra

ci fu la guerra e il genitor

che fu dei primi ad andar via

dall’Albania mai più tornò.

 

Mia madre allora cercò lo zio

per dirgli: “Pio, che mangerà?”

Egli rispose di aver pazienza

“La Provvidenza, vi aiuterà”.

 

La provvidenza ci ha poi aiutati

con i soldati della Wermacht

poi dopo l’8, seguii gli eventi

e fui parente dello zio Sam.

 

Mia madre donna di gran pietà

cercò in politica verginità

sulla sua porta ci scrisse Mary

scordai la lupa, mi chiamai Jack.

 

Quarantacinque finì la guerra

ma in questa terra pace non c’è

il parabellum fanno cantare

per festeggiare la libertà.

 

Mia madre allora che fiutò l’aria

fu proletaria e si sposò

un pezzo grosso del C.L.N.

e io divenni Benski Stalin.

 

I giorni passano i tempi cambiano

i fronti cadono la piazza calmasi

Restaurazione, televisione,

boom economico, seicento Fiat.

 

Mia madre donna di grande amore

sentì nel cuore l’error di un dì

fu clericale, democristiana

e nella lana fede trovò.

 

Ora ho una fabbrica, solo un affanno

un miliardo all’anno appena mi dà

Io son per la DC ma di sinistra

e socialista diventerò.

 

Mia madre donna ormai d’età

morì in odore di santità

io chiesa nobili e terzo stato

sempre ho fregato solo per me.

Guarda il video di Il 3 dicembre del ’39:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

I fichi

Testo I fichi:

La canzone, onestamente, come testo non è

un granché. Però ci ho messo tutta una grande ouverture musicale. Quindi

attendete, vado ad eseguire l’ouverture. L’ouverture mi è riuscita un… un

sessanta per cento, che non è una brutta percentuale, credetemi… no, sì, eeh,

no no. È che io a questo punto avrei dovuto fare un do, ma il do non è una nota

facile, il do è una nota… Beethoven che era Beethoven il do ci prendeva un…

un ottanta per cento delle volte, anzi ha scritto una “Decima sinfonia senza do

perché mi fa rabbia”, ma la società “Gli amici delle sette note” non gli ha mai

permesso di pubblicare. E il tempo di questa canzone è un tempo, il tempo è un

tempo… carina questa: il tempo è un tempo, ma, il tempo un tempo era… Ah, un

momento, bisogna spiegare a quelli di sotto che il microfono che dovrebbe essere

qui è qui e il microfono che dovrebbe essere qui è qui. Il fatto che qui e qui

in italiano si dica nello stesso modo complica orrendamente le cose però… va

beh, insomma, il tempo un tempo era… un valzer moderato, ma col passar del

tempo, e te dai… ha acquistato una precisa coscienza politica ed è diventato

un valzer decisamente di sinistra. Ah ah aah! Aah! Virtuosismi? Ma vorrei

l’applauso. Temo che questa chitarra sia orrendamente scordata, ma il pezzo è

giusto con la chitarra orrendamente scordata. La canzone potrebbe ricordare a

qualcuno…, la canzone si chiama “I fichi”, potrebbe ricordare a qualcuno “I

crauti”. “I crauti” è una canzone scritta tanti anni fa, una canzone… si fa

per dire, che faceva:

Io non capisco la gente

eh te fai sì sì con la testa, la conosci! È

la tua canzone preferita. Te a un certo punto vai col tuo amoroso e dici “Senti,

suonano i crauti: è la nostra canzone!” No, un momento c’è della gente così, eh!

Io non capisco la gente

questo è il valzer con una precisa

coscienza politica, però non è, cioè, c’è un…, è, è, maes…, lei mi dica…

ha una…

che non ci piacciono i crauti.

Ecco, la mia canzone è molto diversa, molto

diver… Fa:

Io non capisco la gente

eh lo so, va beh, d’altra parte…

che non ci piacciono i fichi.

Già diversa! Già diversa!

L’han detto persino gli antichi

sì ai fichi ed abbasso i bignè.

Virtuosismo. C’è questo sol che è… è un

mi bemolle, comunque… Lo abbassiamo? Lei cosa dice? Lo abbassiamo? Ma sì… Ma

sì… Seconda strofa nella quale si va a spiegare l’ontologia del fico, ovvero

la vera, reale essenza del fico. Che non, non è da tutti, insomma, per il fico,

intendo. Notate che quando faccio il virtuosismo mi abbasso con la spalla

sinistra perché mi viene… più facile. Peccato che nel disco non lo vedranno

che mi abbasso con la spalla sinistra, ma… Eh? Cosa viene adesso?

I fichi son quella cosa

pregevoli assieme al prosciutto

mangiabili in parte o del tutto

da soli o sia pure in alcun.

A few body, come dicono gli anglosassoni.

Mangiabili in piedi o a Verona,

a letto, al mattino, in stazione,

dovunque dà gioia… il… il melone

Ah ah! Questa è un’altra canzone.

Mangiabili in verno o d’estate

e fino all’autunno inoltrato,

ma allora ci ha il nome cambiato

e si chiamano marron-glacés.

Quando uno è bravo…

Ma quando è maturo e sugoso,

è allora il momento del fico

ch’è buono sì ché non vi dico.

Oh rabbia, che ormai l’ho già dett!

La canzone… vi sarete resi conto che è di

grande serietà e di grande impegno. È una canzone scientifico-morale e in questa

strofa io vado a spiegare… le prove scientifiche della beneficità del fico per

gli esseri umani. Vai! Ehm, l’ho detto prima di Beethoven che non… Se qualcuno

mi tenesse un… dito qua…

Il fico fa bene alla vista.

Stupiti! Vi vedo stupiti.

gli uccelli ne mangian quintali

e quasi nessuno ha gli occhiali

ma questo è un segreto di poc.

Ma questo è soltanto uno scherzo

di quello che giova in salute:

su in Svezia che han larghe vedute

anche sui 30-40cm…

i fichi la mutua li dà.

Eh? Un applauso, veh, per cortesia! Se ce

ne fosse bisogno, successive prove della beneficità del fico in natura:

Te prova ad andar sotto a un camions

oppure va’ sotto a un tranvai

poi vai sotto a un fico e vedrai

di quanto starai tu più ben.

Controindicazioni:

Ma attenti a non far come quello

che in preda a pensieri lubrichi

andò sotto a un camions di fichi

non puro può far molto mal.

Con… con grande vostro e mio dolore,

soprattutto vostro, ma anche mio, siamo giunti al finale che vi spiegherà la

parte direi… ehm… la parte “direi” della canzone.

Ma ormai sono giunto alla fine

e vi ho visto d’accordo e contenti

fra un fico e un cazzotto nei denti

ognuno ormai sceglier saprà.

Non è tanto per me, quanto per i fichi!

Guarda il video di I fichi:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

Ho ancora la forza

Testo Ho ancora la forza:

Ho ancora la forza che serve a camminare

picchiare ancora contro per non lasciarmi stare

ho ancora quella forza che ti serve

quando dici si comincia

 

E ho ancora la forza di guardarmi attorno

mischiando le parole con due pacchetti al giorno

di farmi trovar lì da chi mi vuole

sempre nella mia camicia

 

Abito sempre qui da me

in questa stessa strada che non sai mai se c’è

e al mondo sono andato

dal mondo son tornato sempre vivo

 

Ho ancora la forza di starvi a raccontare

le mie storie di sempre, di come posso amare

di tutti quegli sbagli che per un

motivo o l’altro so rifare

 

E ho ancora la forza di chiedere anche scusa

o di incazzarmi ancora con la coscienza offesa

di dirvi che comunque la mia parte

ve la posso garantire

 

Abito sempre qui da me

in questa stessa strada che non sai mai se c’è

nel mondo sono andato

dal mondo son tornato sempre vivo

 

Ho ancora la forza di non tirarmi indietro

di scegliermi la vita masticando ogni metro

di far la conta degli amici andati e dire

Ci vediam più tardi

 

E ho ancora la forza di scegliere parole

per gioco, per il gusto di potermi sfogare

perché, che piaccia o no, è capitato

che sia quello che so fare

 

Abito sempre qui da me

in questa stessa strada che non sai mai se c’è

col mondo sono andato

e col mondo son tornato sempre vivo

Guarda il video di Ho ancora la forza:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

1 302 303 304 305 306 595