Primavera di Praga

Testo Primavera di Praga:

Di antichi fasti la piazza vestita

grigia guardava la nuova sua vita

come ogni giorno la notte arrivava

frasi consuete sui muri di Praga.

 

Ma poi la piazza fermò la sua vita

e breve ebbe un grido la folla smarrita

quando la fiamma violenta ed atroce

spezzò gridando ogni suono di voce.

 

Son come falchi quei carri appostati

corron parole sui visi arrossati

corre il dolore bruciando ogni strada

e lancia grida ogni muro di Praga.

 

Quando la piazza fermò la sua vita

sudava sangue la folla ferita

quando la fiamma col suo fumo nero

lasciò la terra e si alzò verso il cielo.

 

Quando ciascuno ebbe tinta la mano

quando quel fumo si sparse lontano

Jan Hus di nuovo sul rogo bruciava

all’orizzonte del cielo di Praga.

 

Dimmi chi sono quegli uomini lenti

coi pugni stretti e con l’odio fra denti

dimmi chi sono quegli uomini stanchi

di chinar la testa e di tirare avanti

 

Dimmi chi era che il corpo portava

la città intera che lo accompagnava

la città intera che muta lanciava

una speranza nel cielo di Praga.

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Quattro stracci

Testo Quattro stracci:

E guardo fuori dalla finestra

e vedo quel muro solito che tu sai

sigaretta o penna nella mia destra

simboli frivoli che non hai amato mai

quello che ho addosso non ti è mai piaciuto

racconto e dico e ti sembro muto

fumare e scrivere ti suona strano

meglio le mani di un artigiano

e cancellarmi è tutto quel che fai

Ma io sono fiero del mio sognare

di questo eterno mio incespicare

e rido in faccia a quello che cerchi e che mai avrai.

 

Non sai che ci vuole scienza ci vuol costanza

ad invecchiare senza maturità

ma maturo o meno io ne ho abbastanza

della complessa tua semplicità

ma poi chi ha detto che tu abbia ragione

coi tuoi also sprach di maturazione

o è un’illusione pronta per l’uso

da eterna vittima d’un sopruso

abuso d’un mondo chiuso e fatalità.

Ognuno vada dove vuole andare

ognuno invecchi come gli pare

ma non raccontare a me che cos’è la libertà.

 

La libertà delle tue pozioni

di yoga, di erbe, psiche e di omeopatia,

di manuali contro le frustrazioni

le inibizioni che provavi qui a casa mia

la noia data da uno non pratico

che non ha il polso di un matematico

che coi motori non ci sa fare

e che non sa neanche guidare

un tipo perso dietro le nuvole e la poesia.

Ma ora scommetto che vorrai provare

quel che con me non volevi fare

fare l’amore, tirare tardi, o la fantasia.

 

La fantasia può portare male

se non si conosce bene come domarla

ma costa poco, val quel che vale

e nessuno ti può più impedire di adoperarla

io se dio vuole non son tuo padre

non ho nemmeno le palle quadre

tu hai la fantasia delle idee contorte

vai con la mente e le gambe corte

poi avrai sempre il momento giusto per sistemarla

le vie del mondo ti sono aperte

tanto hai le spalle sempre coperte

ed avrai sempre le scuse buone per rifiutarla.

 

Per rifiutare sei stata un genio

sprecando il tempo a rifiutare me

ma non c’è un alibi, non c’è rimedio

se guardo bene no, non c’è un perché

nata di marzo, nata balzana

casta che sogna d’esser puttana

quando sei dentro vuoi esser fuori

cercando sempre i passati amori

ed hai annullato tutti fuori che te

ma io qui ti inchiodo a quei tuoi pensieri

quei quattro stracci in cui hai buttato l’ieri

persa a cercar per sempre quello che non c’è.

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Quel giorno d’aprile

Testo Quel giorno d’aprile:

Il cannone è una sagoma nera contro il cielo cobalto

 

ed il gallo passeggia impettito dentro il nostro cortile

se la guerra è finita perché ti si annebbia di pianto

questo giorno d’aprile

 

Ma il paese è in festa e saluta i soldati tornati

mentre mandrie di nuvole pigre dormono sul campanile

ed ognuno ritorna alla vita come i fiori dei prati

come il vento di aprile

 

E la Russia è una favola bianca che conosci a memoria

e che sogni ogni notte stringendo la sua lettera breve

le cicogne sospese nell’aria il suo viso bagnato di neve

 

E l’Italia cantando ormai libera allaga le strade

sventolando nel cielo bandiere impazzite di luce

e tua madre prendendoti in braccio piangendo sorride

mentre attorno qualcuno una storia o una vita ricuce

e chissà se hai addosso un cappotto o se dormi in un caldo fienile

sotto il glicine tuo padre lo aspetti

con il sole d’aprile

 

È domenica e in bici con lui hai più anni e respiri l’odore

delle sue sigarette e del fiume che morde il pontile

si dipinge d’azzurro o di fumo ogni vago timore

in un giorno di aprile

 

Ma nei suoi sogni continua la guerra e lui scivola ancora

sull’immensa pianura e rivela in quell’attimo breve

le cicogne sospese nell’aria, i compagni coperti di neve

 

E l’Italia è una donna che balla sui tetti di Roma

nell’amara dolcezza dei film dove canta la vita

ed un papa si affaccia e accarezza i bambini e la luna

mentre l’anima dorme davanti a una scatola vuota

 

Suona ancora per tutti campana e non stai su nessun campanile

perché dentro di noi troppo in fretta ci allontana

quel giorno di aprile.

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Quello che non…

Testo Quello che non…:

La vedi nel cielo quell’alta pressione?

La senti una strana stagione?

Ma a notte la nebbia ti dice d’un fiato

che il Dio dell’inverno è arrivato.

Lo senti un aereo che porta lontano?

Lo senti quel suono di un piano

di un Mozart stonato che prova e riprova

ma il senso del vero non trova?

Lo senti il perché di cortili bagnati

di auto a morire nei prati

la pallida linea di vecchie ferite

di lettere ormai non spedite?

Lo vedi il colore di favole spente?

Lo sai che non siamo più niente?

Non siamo un aereo né un piano stonato

stagione, cortile od un prato.

 

Conosci l’odore di strade deserte

che portano a vecchie scoperte

a nafta, telai, ciminiere corrose

a periferie misteriose

a rotaie implacabili per nessun dove

a letti, a brandine, ad alcove?

Lo sai che colore han le nuvole basse

e i sedili di un’ex terza classe?

l’angoscia che dà una pianura infinita

Hai voglia di me e della vita

di un giorno qualunque, di una sponda brulla?

Lo sai che non siamo più nulla?

Non siamo una strada né malinconia

un treno o una periferia

non siamo scoperta né sponda sfiorita

non siamo né un giorno né vita.

 

Non siamo la polvere di un angolo tetro

né un sasso tirato in un vetro

lo schiocco del sole in un campo di grano

non siamo, non siamo, non siamo.

Si fa a strisce il cielo e quell’alta pressione

è un film di seconda visione,

è l’urlo di sempre che dice pian piano

Non siamo, non siamo, non siamo.

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Radici

Testo Radici:

La casa sul confine della sera oscura e silenziosa se ne sta

respiri un’aria limpida e leggera e senti voci forse di altra età.

La casa sul confine dei ricordi, la stessa sempre, come tu la sai

e tu ricerchi là le tue radici se vuoi capire l’anima che hai.

Quanti tempi e quante vite sono scivolate via da te

come il fiume che ti passa attorno

tu che hai visto nascere e morire gli antenati miei

lentamente, giorno dopo giorno

ed io l’ultimo ti chiedo se conosci in me qualche segno, qualche traccia di ogni

vita

o se solamente io ricerco in te risposta ad ogni cosa non capita.

Ma è inutile cercare le parole, la pietra antica non emette suono

o parla come il mondo e come il sole, parole troppo grandi per un uomo.

E te li senti dentro quei legami: i riti antichi e i miti del passato,

e te li senti dentro come mani, ma non comprendi più il significato.

Ma che senso esiste in ciò che è nato dentro ai muri tuoi?

Tutto è morto e nessuno ha mai saputo,

o solamente non ha senso chiedersi:

io più mi chiedo e meno ho conosciuto.

Ed io l’ultimo ti chiedo se così sarà per un altro dopo che vorrà capire,

e se l’altro dopo qui troverà il solito silenzio senza fine.

La casa è come un punto di memoria le tue radici danno la saggezza

e proprio questa è forse la risposta e provi un grande senso di dolcezza

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Samantha

Testo Samantha:

Samantha scende le scale di un policentro attrezzato comunale

trent’anni e poi l’appartamento sarà suo, o meglio, dei suoi genitori

che ogni mese devono strappare il mutuo da uno stipendio da fame, ma Milano

è tanto grande da impazzire

e il sole incerto becca di sguincio, in questa domenica d’aprile

ogni pietra, ogni portone ed ogni altro ammennicolo urbanistico.

Ma Samantha saltella, non sa d’avere lunghe gambe da cervo

e il seno, come si dice, in fiore, teso, sopra a un corpo ancora acerbo

e Samantha, Samantha ancora non sa d’avere un destino da modella

e corre allegra lungo i graffiti osceni delle scale quasi donna, quasi bella.

E fuori Milano muore di malinconia, di sole che tramonta là in periferia

di auto del ritorno, famiglie, freni e gas di scarico.

Lontano il centro è quasi un altro mondo San Siro un urlo che non cogli a fondo

ti taglia un senso vago di infinito panico.

Spunta un gasometro dietro a muri neri, oziosi vagolano i tuoi pensieri

e in aria il cielo è un qualche cosa viola carico.

Andrea è giù nel cortile, jeans regolari e faccia da vinile,

giacca a vento come dio comanda e legata al polso la bandana,

un piede contro al muro e lì l’aspetta perché vuol parlarle, niente,

forse d’amore ma non sa dire parole quasi lombarde che non sanno uscire

e si accende rabbioso una Marlboro di alibi,

e si guardano di sbieco, appena un cenno istintivo di saluto

ma a Samantha batte il cuore da morire mentre Andrea rimane muto

e lei ritornerà con le MS per suo padre steso davanti a qualche canale

e lui mediterà al bar dietro a una birra che la vita può far male.

E Milano sembra che stia lì a abbracciarsi quei che non sapranno più parlarsi

solo sfiorarsi in un momento vago e via.

Samantha presto cambierà quartiere per un destino che non sa vedere

e Andrea diventerà padrone di una pizzeria.

Ed io, burattinaio di parole, perché mi perdo dietro a un primo sole

perché mi prende quest’assurda nostalgia?

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Scirocco

Testo Scirocco:

Ricordi? Le strade erano piene di quel lucido scirocco

che trasforma una realtà abusata e la rende irreale

sembravano alzarsi le torri in un largo gesto barocco

e in via dei Giudei volavano velieri, come in un porto canale.

Tu, dietro al vetro di un bar impersonale

seduto a un tavolo da poeta francese

con la tua solita faccia aperta ai dubbi

e un po’ di rosso, routine dentro al bicchiere

pensai d’entrare per stare assieme a bere

e a chiacchierare di nubi.

Ma lei arrivò affrettata, danzando nella rosa

di un abito di percalle che le fasciava i fianchi

e cominciò a parlare, ed ordinò qualcosa

mentre nel cielo rinnovato correvano le nubi a branchi

e le lacrime si aggiunsero al latte di quel tè

e le mani disegnavano sogni e certezze

ma io sapevo come ti sentivi schiacciato

fra lei e quell’altra che non sapevi lasciare

tra i tuoi due figli e l’una e l’altra morale

come sembravi inchiodato.

Lei si alzò, con un gesto finale

poi andò via, senza voltarsi indietro

mentre quel vento la riempiva di ricordi impossibili

di confusione e immagini.

Lui restò, come chi non sa proprio cosa fare

cercando ancora chissà quale soluzione

ma è meglio poi, un giorno solo da ricordare

che ricadere in una nuova realtà sempre identica.

Ora non so davvero dove lei sia finita

se ha partorito un figlio o come inventa le sere

lui abita da solo e divide la vita

tra il lavoro, versi inutili e la routine di un bicchiere.

Soffiasse davvero quel vento di scirocco

e arrivasse ogni giorno per spingerci a guardare

dietro la faccia abusata delle cose

nei labirinti oscuri delle case

dietro lo specchio segreto di ogni viso

dentro di noi.

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Non bisognerebbe

Testo Non bisognerebbe:

Non bisognerebbe mai ritornare.

Perché calcare i tuoi vecchi passi

calciare gli stessi sassi

su strade che ti han visto già a occhi bassi?

Non troverai quell’ombra che eri tu

e non avrai quell’ora in più

che hai dissipato e che ora cerchi

si scioglierà impossibile il pensiero

a rimestare il falso e il vero

in improbabili universi.

Eppure come un cane che alza

il muso e annusa l’aria

batti sempre la tua pista solitaria

e faccia dopo faccia e ancora

traccia dopo traccia

torni dove niente ti aprirà le braccia.

E rimpiangere, rimpiangere mai.

Come piovigginano le vecchie cose

perché fra i libri schiacciare rose

di risa paghe e piene delle spose?

E buttar via un incognita e uno scopo

trascurare il giorno dopo

come se chiudesse sempre

studiar la stessa pagina di storia

conosciuta già a memoria

date e luoghi impressi a mente.

Ma gocciola da sempre sul bagnato

tesoriere dei tuoi giorni

di chi ha preso e di chi ha dato.

E ora dopo ora e dopo un attimo ed ancora

la poetica consueta è dell’allora

Primo: Non ricordare.

Perché i ricordi sono falsati

i metri e i cambi sono mutati

per la spietata legge dei mercati.

È come equilibrarsi sugli specchi

ad ogni occhiata un po’ più vecchi

opachi, muti e deformanti.

Frugare dentro ai soliti cassetti

dove non c’è quel che ci metti

e mai le cose più importanti.

E invece come tutti sempre lì

a portarli addosso

a ricercare quel sottile straccio rosso

che lega il tempo assente

ed il presente e nella mente

tutto questo poi ci si confonderà.

Non bisognerebbe mai ricordare.

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Nostra Signora dell’ipocrisia

Testo Nostra Signora dell’ipocrisia:

Alla fine della baldoria c’era nell’aria un silenzio strano

Qualcuno ragliava con meno boria e qualcun altro grugniva piano

alle sfilate degli stilisti si trasgrediva con meno allegria

ed in quei visi sazi e stravisti pulsava un’ombra di malattia.

Un artigiano di scoop forzati scrisse che Weimer già si scorgeva

e fra biscotti sponsorizzati videro un anchorman che piangeva.

E poi la nebbia discese a banchi ed il barometro segnò tempesta

ci risvegliammo più vecchi e stanchi, amaro in bocca, cerchio alla testa.

Il mercoledì delle ceneri ci confessarono bene o male

che la festa era ormai finita, ormai lontano il carnevale

e proclamarono penitenza e in giro andarono col cilicio

ruttando austeri:”Ci vuol pazienza! Siempre adelante ma con juicio!”

E fecero voti con faccia scaltra a Nostra Signora dell’ipocrisia

perché una mano lavasse l’altra, tutti colpevoli e così sia

e minacciosi ed un po’ pregando incenso sparsero al loro Dio

sempre accusando, sempre cercando il responsabile, non certo io.

La domenica di mezza quarsima fu processione di etére di Stato

dai puttanieri a diversi pollici, dai furbi del chi ha dato ha dato

ed echeggiarono tutte le sere come rintocchi schioccanti a morto

amen, mea culpa e miserere ma neanche un cane che sia risorto

e i cavalieri di tigri a ore e i trombettieri senza ritegno

inamidarono un nuovo pudore, misero a lucido un nuovo sdegno

si andò alle prime con casto lusso e i quiz pagarono buoni milioni

e in pubblico si linciò il riflusso per farci ridiventare buoni.

Così domenica dopo domenica fu una stagione davvero cupa

quel lungo mese della quaresima rise la iena, ululò la lupa

stelle comete ed altri prodigi facilitarono le conversioni

mulini bianchi tornaron grigi, candidi agnelli certi ex leoni.

Soltanto i pochi che si incazzarono dissero che era l’usato passo

fatto dai soliti che ci marciavano per poi rimetterlo sempre là in basso.

Poi tutto tacque, vinse ragione, si placò il cielo, si posò il mare

solo qualcuno in resurrezione, piano, in silenzio, tornò a pensare.

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Notti

Testo Notti:

Notti che durano non so quante ore

cascate impetuose o gocce in un mare

notti che bruciano su una ferita, notti boccate di vita

 

Notti indelebili che marchiano un volto

notti invisibili senza raccolto

notti da incorniciare, ore di plastica da riciclare.

Notti che spaccano il calendario senza brindare per l’anniversario

vasi di tempo che invecchiano l’uomo e le facciate di un duomo.

 

E con coraggio potrai viverle fino alla fine

o chiuderle in una bacheca,

ma è un’esistenza più cieca.

 

Con l’incoscienza potrai spenderle tutte in un sogno

per annegare il rimpianto e dare voce al tuo tempo

o forse le dimenticherai

forse le ascolterai.

 

Notti in difesa giocate di sponda

lì ad aspettare la tua giusta onda

notti da preda, da belva o da insetto

fuggite o prese di petto impermeabili ad ogni ricordo

 

C’è chi ne parla ma io resto sordo

notti acquazzoni d’estete

nubi gonfie di storie perdute

 

Le notti scivolano o raschiano il fondo

lievi di schiuma o pugni di piombo,

imprevedibili come naufragi,

notti da cani randagi.

 

Con la coscienza potrai

seguirle fino a un traguardo,

voltarti indietro stupito,

ché non sei neanche partito.

 

Con la coerenza potrai

difenderle dalla vergogna,

o dare ragione a uno sbaglio,

strapparti di dosso il guinzaglio;

o forse le cancellerai,

forse le canterai.

Guarda il video di Notti:

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