Talkin’ Milano

Testo Talkin’ Milano:

F: Vuoi fare il talkin’?

A: Facciamo il talkin’, ma sai parlare?

F: Se so parlare? Come lo facciamo?

A: Facciamo così: fai la prima strofa tu, va bene? E poi seguo io, fai un’altra

tu e seguo io, e così via.

F: Comincio io?

A: Sì!

 

Partiamo di sera verso Milano

io, Antonio l’americano,Boy-Boy il cane,

quattro chitarre, Dodo Veroli, niente ragazze.

Quelle le troviamo su,

meno Boy-Boy che legge Linus,

lui va solo a bracchette.

 

A: My turn, but I’ll do a little different.

 

Late last night when the moon was high

we keep the boat Boy-Boy and I

with a loaded car right up to the brim

wouldn’t want to leave out any of my women.

So took along seven harmonicas, six guitars,

five cigars,four extras, three bottles of Bourbon, two bottles of wine

one lump of sugar… from a “cappuccino”, naturalmente.

 

A: Provi tu Francesco? Ma devo consigliarti: se fai come hai fatto prima

dobbiamo rifare tutto!

F: Va bene.

 

Mangiamo un panino, trovato il dormire,

ci restano in tasca duemila lire,

tre plettri un po’ usati, venti cerini,

sei sigarette e due tesserini

dell’autobus naturalmente,

Boy-Boy che non sa guidare

li userà per andare a donne (pardon, a cagnette).

 

A: This is the next thing that happened.

 

Your autostrada was all turn turning

with a car wadlen like a land of turtle.

And then, two I’ve forgotten to mention before, yeah!

Francesco Antonio kneeling on the floor (said you were kneeling),

sat there praying,

but it wasn’t the name of the Pope they were saying.

 

Tardi la notte dormendo ho sognato

che Bob Dylan ero diventato

giravo il mondo con la chitarra,

e Ursula Andress era la mia ragazza

triste risveglio: c’era Alan con me!

It was a bad dream.

 

A: Wasn’t a dream! Penso che potrei far migliore il mio italiano, però.

 

Tardi la notte dormendo ho sognato

that Barry McGuire ero diventato.

Giravo il mondo con la chitarra,

Brigitte Bardot era la mia ragazza.

Triste risveglio, c’era Francesco con me.

It was a wet dream.

 

A: Prova in inglese, Francesco, dài.

 

Some say Milano is like your town:

lots of people running around.

But no one worrying about when late

‘cause when they get there they still got their way.

People and the rechange.

Just a few building arrange here in Milano.

Guarda il video di Talkin’ Milano:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

Talkin’ sul sesso

Testo Talkin’ sul sesso:

Volete del gran sesso… È richiesto a piene mani, a veh,

se volete ve lo dò. La canzone sul sesso non è una vera canzone, per chi non la

conosce… è un blues parlato, è un talking blues che… parla di questo

problema che, chi più chi meno, ci attanaglia tutti. Io fui attanagliato dal

problema del sesso una volta, mi sembra nel… ’52, però ne conservo buona

memoria, ancora, per poterne parlare.

Se c’è una cosa di moda adesso

fatto sicuro è proprio il sesso!

Cristo, quello a vagoni!

Anche Alighieri col sesso prendo

e la Divina Commedia a dispense vendo:

“la carne in fiamme”, “peccatori e peccatrici”

“sensazioni paradisiache”.

E vendono, eh? Ma moltissimo!

Comunque alla scuola media statale

hanno iniziato un piano di educazione sessuale:

sembra impossibile, eppure è vero

ed è voluto dal Ministero.

Non ci credete? Andate e vedete

Hanno già stanziato due miliardi per comperare i cavoli.

 

Ma questo fatto dell’educazione sessuale

non è ben visto dalla nazione

morte alla pillola atea e nociva!

Per l’aspirina si gridi evviva!

Che poi fa lo stesso effetto: non bisogna prenderla prima

o dopo; bisogna prenderla invece! E passano anche quei noiosi mal di testa, come

disse Maria Antonietta.

Italia per bene, ti sveglia, ti desta

intendi l’orecchio, solleva la testa!

I giovani d’oggi han scoperto, oh vergogna

chi porta i bambini non è la cicogna!

Vedo sempre dei visi meravigliati a questo punto. Io non

lo so come sia… Fatto anticattolico e comunista! Il Ministero delle cicogne è

in crisi!

Ho visto in giro un pio proclama

che al religioso buon sess… er… buon senso chiama.

Fare l’amore fa male al cuore!

Dov’entra il sesso, metaforicamente parlando, entra il dottore!

E non si parli soprattutto di antifecondativi! Visto che i

bimbi nascono sotto i cavoli, al massimo di anticrittogamici! Ma c’è sempre

qualcosa che dà un dolore, a qualcuno.

La corruzione quand’è iniziata non c’è più niente che può fermarla.E lì, dice:

facile… uno comincia e poi non smette più, capisc mia… È difficilissimo

fermarlo. Degli amici, delle sere, trattenuti per le spalle: “Do… ma dove vuoi

andare?” “No… io ci vado, io ci va…” “Ma no… sta’ con noi…” “No… no…”

Così, scene terrificanti, veramente. No, capisci… uno comincia con quelle cose

leggere che fa verso i sedici-diciassette anni, poi si abitua, prende il vizio e

non c’è più niente da fare, eh? Diventa un drogato. E dà l’assuefazione! Dà:

perdita della memoria, perdita dei riflessi, poca voglia di lavorare e vengon

dei buchi così… nella pelle, da tutte le parti: un mio amico li ha avuti. E

poi che faccia male è verissimo: c’è stato un rapporto americano, tipo quello

sul fumo. Avete… sapete quel famoso rapporto sulle sigarette? Dice che scopare

fa male da morire. I dottori consigliano di farlo almeno col filtro. Dice… si

sente un po’ meno, però… la salute ne guadagna!

La corruzione quand’è iniziata

non c’è più niente che può fermarla

tutti di sesso siamo ammalati

ed al divorzio si è già arrivati!

Ciò che dio unisce l’uomo non sciolga!

Cioè, è molto meglio un pio colpo di pistola, che col

fatto del delitto d’onore, che dopo un mese e mezzo sei fuori, te ne fotti.

E quindi uniamoci gridando al mondo

“A morte il sesso, serpente immondo!”

Basta l’amore! Fate la guerra

sano rimedio per questa terra.

 

Non più sovrappopolazione! Non più divorzi!

La coscienza è a posto! E ci penseranno i superstiti.

Guarda il video di Talkin’ sul sesso:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

Tango per due

Testo Tango per due:

Coppia che sta silenziosa, un po’ rigida e in posa, a ballare,

una sera

la vita è solo una cosa rimasta indietro: non c’è più ma c’era

composta e indomenicata, eleganza sfuocata raggiunta a fatica

l’oggi ha cambiato facciata, ma di quell’ieri passato io so

che tante ne potreste raccontare, e il ricordo stempera e non guasta

quante cose e facce da narrare che come si dice un romanzo non basta

nate con un rapido: “a domani”, continuate in giorni di “sì” e “no”

lampi sotto cieli suburbani e raffica il tango che vi presentò.

Lui biella, stantuffo, leva, muscoli, grinta, officina, sole, lei.

lei quiete, chitarra, vela, segreti, donna, calore, viole

lui bar, alcool, nicotina, capelli indietro, cravatta, bici, lei.

lei ràion, lei signorina, la permanente coi ricci.

Coppia di fronte a bianchino, anonimo vino frizzante anidride

la vita: che buffa cosa, ma se lo dici nessuno ride.

Coppia legata dai giorni, partenze e ritorni, fortezza e catena

datemi i vostri ricordi, ditemi che ne valeva la pena.

Ora le luci son spente, sta uscendo la gente, saluti e rumore

ditemi che avete in mente, come una volta, di fare l’amore

quello che è stato un segreto di un prato o di un greto, del buio di un viale

quel gioco ardente e discreto, d’allora sempre diverso ed uguale.

chi lo sa se ciò che è da cercare, ciò che non sai mai se vuoi o non vuoi

sia così banale da trovare, sia lungo ogni strada, sia a fianco di noi

perso in tante scatole di odori, angoli e tendine che non so

impronte di paesaggi e di colori, manciata di un tango che vi accompagnò.

Lui biella, stantuffo, leva, muscoli, grinta, officina, sole, lei.

lei quiete, chitarra, vela, segreti, donna, calore, viole

lui bar, alcool, nicotina, capelli indietro, cravatta, bici, lei.

lei ràion, lei signorina, lei… lei…

Guarda il video di Tango per due:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

Ti ricordi quei giorni

Testo Ti ricordi quei giorni:

Ti ricordi quei giorni?

Uscimmo dopo le canzoni per camminare piano.

Ti ricordi quei giorni?

Gli amici bevevano vino, qualcuno parlava e rideva, noi quasi lontano,

vicino a te, vicino a me,

e ci parlammo, ognuno per lasciare qualcosa, per creare qualcosa, per avere

qualcosa.

Ti ricordi quei giorni?

I tuoi occhi si incupivano, il tuo viso si arrossava,

e ti stringevi a me nella mia stanza, quasi un respiro,

poi mi dicesti: “Basta, perché non voglio guardarti, perché ho paura ad amarti.”

 

E dicesti, e dicesti, e dicesti…

Le tue parole quasi io non ricordo più, ma nemmeno tu ricordi niente.

Ora dove sei, e che gente vede il tuo viso e ascolta

le tue parole leggere, le tue sciocchezze leggere, le tue lacrime leggere,

come una volta?

Che cosa dici ora quando qualcuno ti abbraccia

e tu nascondi la faccia, e tu alzi fiera la faccia e guardi diritto in faccia

 

come allora?

Qui un poco piove, e un poco il sole; aspettiamo ogni giorno che questa estate

finisca,

che ogni incertezza svanisca…

E tu?

Io non ricordo più che voce hai.

Che cosa fai?

Io non credo davvero che quel tempo ritorni ma ricordo quei giorni…

Guarda il video di Ti ricordi quei giorni:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

Una Canzone

Testo Una Canzone:

La canzone è una penna e un foglio

così fragili fra queste dita,

è quel che non è, è l’erba voglio

ma può essere complessa come la vita.

La canzone è una vaga farfalla

che vola via nell’aria leggera,

una macchia azzurra, una rosa gialla,

un respiro di vento la sera,

una lucciola accesa in un prato,

un sospiro fatto di niente

ma qualche volta se ti ha afferrato

ti rimane per sempre in mente

e la scrive gente quasi normale

ma con l’anima come un bambino

che ogni tanto si mette le ali

e con le parole gioca a rimpiattino.

 

La canzone è una stella filante

che qualche volta diventa cometa

una meteora di fuoco bruciante

però impalpabile come la seta.

La canzone può aprirti il cuore

con la ragione o col sentimento

fatta di pane, vino, sudore

lunga una vita, lunga un momento.

Si può cantare a voce sguaiata

quando sei in branco, per allegria

o la sussurri appena accennata

se ti circonda la malinconia

e ti ricorda quel canto muto

la donna che ha fatto innamorare

le vite che tu non hai vissuto

e quella che tu vuoi dimenticare.

 

La canzone è una scatola magica

spesso riempita di cose futili

ma se la intessi d’ironia tragica

ti spazza via i ritornelli inutili;

è un manifesto che puoi riempire

con cose e facce da raccontare

esili vite da rivestire

e storie minime da ripagare

fatta con sette note essenziali

e quattro accordi cuciti in croce

sopra chitarre più che normali

ed una voce che non è voce

ma con carambola lessicale

può essere un prisma di rifrazione

cristallo e pietra filosofale

svettante in aria come un falcone.

 

Perché può nascere da un male oscuro

che è difficile diagnosticare

fra il passato appesa e il futuro,

lì presente e pronta a scappare

e la canzone diventa un sasso

lama, martello, una polveriera

che a volte morde e colpisce basso

e a volte sventola come bandiera.

La urli allora un giorno di rabbia

la getti in faccia a chi non ti piace

un grimaldello che apre ogni gabbia

pronta ad irridere chi canta e tace.

Però alla fine è fatta di fumo

veste la stoffa delle illusioni,

nebbie, ricordi, pena, profumo:

son tutto questo le mie canzoni

Guarda il video di Una Canzone:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

Per quando è tardi

Testo Per quando è tardi:

Quando è tardi e per le strade scivolano sguardi di gente che ha sol fretta di

tornare

e i cinema si chiudono ed i caffè si vuotano

per le strade assieme al freddo e ai tristi canti opachi sono rimasti gli ultimi

ubriachi

un ciondolare stanco verso il nuovo bianco giorno che verrà.

Si discute delle rivoluzioni mai vissute e degli amori fatti di bevute

e di carriere morte nel bicchiere

nelle sere a gambe aperte con il mondo in mano cantando mentre sputano lontano

 

come se fosse in faccia all’universo.

E li vedi girare lenti strascicando i piedi parlare forte a tutti od a nessuno

 

o piangere aggrappati ai muri stanchi e addormentati.

L’ora vola e il vino amico o ammazza o li consola e il vino li fa vivere o

morire

e la tristezza solita o li uccide o se ne va.

E li vedi girare lenti strascicando i piedi persone strane sogni a cui non credi

stagliarsi contro il cielo che si imbianca;

nella stanca mattina che si riempie già di vita piangendo un’altra notte che è

finita

attender non sai dove quando il buio tornerà.

Guarda il video di Per quando è tardi:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

Piazza Alimonda

Testo Piazza Alimonda:

Genova, schiacciata sul mare, sembra cercare

respiro al largo, verso l’orizzonte.

Genova, repubblicana di cuore, vento di sale,

d’anima forte.

Genova che si perde in centro nei labirintici vecchi carrugi,

parole antiche e nuove sparate a colpi come da archibugi.

Genova, quella giornata di luglio, d’un caldo torrido

d’Africa nera.

Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera.

Nera o blu l’uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia;

facce e scudi da Opliti, l’odio di dentro come una scabbia.

Ma poco più lontano, un pensionato ed un vecchio cane

guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare;

una voce spezzava l’urlare estatico dei bambini.

 

Panni distesi al sole, come una beffa, dentro ai giardini.

Uscir di casa a vent’anni è quasi un obbligo, quasi un dovere,

piacere d’incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere,

la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza,

sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza.

Genova chiusa da sbarre, Genova soffre come in prigione,

Genova marcata a vista attende un soffio di liberazione.

Dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia

e uomini caldi esplodono un colpo secco, morte e follia.

Si rompe il tempo e l’attimo, per un istante, resta sospeso,

 

appeso al buio e al niente, poi l’assurdo video ritorna acceso;

marionette si muovono, cercando alibi per quelle vite

dissipate e disperse nell’aspro odore della cordite.

 

Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore,

ma come quella vita giovane spenta, Genova muore.

Per quanti giorni l’odio colpirà ancora a mani piene.

Genova risponde al porto con l’urlo alto delle sirene.

Poi tutto ricomincia come ogni giorno e chi ha la ragione,

dico nobili uomini, danno implacabile giustificazione,

come ci fosse un modo, uno soltanto, per riportare

una vita troncata, tutta una vita da immaginare.

Genova non ha scordato perché è difficile dimenticare,

c’è traffico, mare e accento danzante e vicoli da camminare.

La Lanterna impassibile guarda da secoli gli scogli e l’onda.

Ritorna come sempre, quasi normale, piazza Alimonda.

 

La “salvia splendens” luccica, copre un’aiuola triangolare,

viaggia il traffico solito scorrendo rapido e irregolare.

Dal bar caffè e grappini, verde un’edicola vende la vita.

Resta, amara e indelebile, la traccia aperta di una ferita

Guarda il video di Piazza Alimonda:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

Piccola città

Testo Piccola città:

Piccola città, bastardo posto, appena nato ti compresi

o fu il fato che in tre mesi mi spinse via?

Piccola città, io ti conosco, nebbia e fumo, non so darvi

il profumo del ricordo che cambia in meglio

ma sono qui nei pensieri le strade di ieri e tornano

visi e dolori e stagioni, amori e mattoni che parlano.

Piccola città, io poi rividi le tue pietre sconosciute

le tue case diroccate da guerra antica

mia nemica strana, sei lontana coi peccati, fra macerie

e fra giochi consumati dentro al Florida

cento finestre, un cortile, le voci, le liti e la miseria

io, la montagna nel cuore, scoprivo l’odore del dopoguerra.

Piccola città, vetrate viola, primi giorni della scuola

la parola e il mesto odore di religione

vecchie suore nere, con che fede in quelle sere avete dato

a noi il senso di peccato e di espiazione.

Gli occhi guardavano voi ma sognavan gli eroi, le armi e la bilia

correva la fantasia verso la prateria, fra la Via Emilia e il West

Sciocca adolescenza, falsa e stupida innocenza, continenza

vuoto mito americano di terza mano

pubertà infelice, spesso urlata a mezza voce a toni acuti

casti affetti denigrati cercati invano

se penso a un giorno o a un momento ritrovo soltanto malinconia

è tutto un incubo scuro, un periodo di buio gettato via

Piccola città, vecchia bambina, che mi fu tanto fedele

a cui fui tanto fedele tre lunghi mesi

angoli di strada, testimoni degli erotici miei sogni

frustrazioni e amori a vuoto, mai compresi.

Dove sei ora, che fai? Neghi ancora o ti dai sabato sera?

Quelle di adesso disprezzi o invidi e singhiozzi se passano davanti a te?

Piccola città, vecchi cortili, sogni primaverili, rime e fedi giovanili

bimbe ora vecchie piango e non rimpiango la tua polvere e il tuo fango

le tue vite, le tue pietre, l’oro e il marmo, le catapecchie

così diversa sei adesso io son sempre lo stesso, sempre diverso

cerco le notti ed il fiasco, se muoio rinasco finché non finirà.

Guarda il video di Piccola città:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

Piccola storia ignobile

Testo Piccola storia ignobile:

Ma che piccola storia ignobile mi tocca raccontare

così solita e banale come tante

che non merita nemmeno due colonne su un giornale

o una musica, o parole un po’ rimate

che non merita nemmeno l’attenzione della gente

quante cose più importanti hanno da fare.

Se tu te la sei voluta a loro non importa niente

te l’avevan detto che finivi male.

Ma se tuo padre sapesse qual è stata la tua colpa

rimarrebbe sopraffatto dal dolore

uno che poteva dire: “Guardo tutti a testa alta”

immaginasse appena il disonore!

Lui che quando tu sei nata mise via quella bottiglia

per aprirla il giorno del tuo matrimonio

ti sognava laureata, era fiero di sua figlia

se solo immaginasse la vergogna

E pensare a quel che ha fatto per la tua educazione

buone scuole e poca e giusta compagnia

allevata nei valori di famiglia e religione

di ubbidienza, castità e di cortesia.

Dimmi allora quel che hai fatto chi te l’ha mai messo in testa

o dimmi dove e quando l’hai imparato.

Ché non hai mai visto in casa una cosa men che onesta

e di certe cose non s’è mai parlato.

E tua madre che da madre qualche cosa l’ha intuita

e sa leggere da madre ogni tuo sguardo

devi chiederle perdono dire che ti sei pentita

che hai capito che disprezzi quel tuo sbaglio

però come farai a dirle che nessuno ti ha costretta

o dirle che provavi anche piacere?

Questo non potrà capirlo perché lei da donna onesta

l’ha fatto quasi sempre per dovere.

E di lui non dire male sei anche stata fortunata

in questi casi sai, lo fanno in molti.

Sì, lo so, quando lo hai detto come si usa ti ha lasciata

ma ti ha trovato l’indirizzo e i soldi.

Poi ha ragione, non potevi dimostrare che era suo

e poi non sei neanche minorenne.

Ed allora questo sbaglio è stato proprio tutto tuo

noi non siamo perseguibili per legge.

E così ti sei trovata come a un tavolo di marmo

desiderando quasi di morire

presa come un animale macellato stavi urlando

ma quasi l’urlo non sapeva uscire.

E così ti sei trovata fra paure e fra rimorsi

davvero sola fra le mani altrui

e pensavi nel sentire nella carne tua quei morsi

di tuo padre, di tua madre e anche di lui.

Ma che piccola storia ignobile sei venuta a raccontarmi

non vedo proprio cosa posso fare.

Dirti qualche frase usata per provare a consolarti

o dirti: “è fatta ormai non ci pensare”

è una cosa che non serve a una canzone di successo

non vale due colonne sul giornale.

Se tu te la sei voluta cosa vuoi mai farci adesso

e i politici han ben altro a cui pensare.

Guarda il video di Piccola storia ignobile:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

Primavera ’59

Testo Primavera ’59:

La giapponese rise con i semi in mano

poi, con un gesto lieve, in aria li gettò

al volo di piccioni che, planando piano

con remiganti aperte al suolo si allargò.

 

La piazza di San Marco si fermò un istante

Firenze, in primavera, quasi scomparì

e rimanesti solo, là, nell’inquietante

primavera dei vent’anni che nell’anima fiorì.

 

E andasti ad aspettarla con il cuore in gola

e dentro un’emozione antica ti bruciò

Sciamavano ragazze fuori dalla scuola

riempiendo quella strada che s’illuminò.

 

di voci, risa, grida, gioventù e richiami

ma la sua voce chiara il nome tuo chiamò

ti corse incontro accesa, ti afferrò le mani

vi guardaste silenziosi e poi forte ti abbracciò.

 

E credevate che sarebbe stato eterno quell’amore

quel fiore non avrebbe mai visto l’inverno

quel giorno non sarebbe mai mutato in sera

per voi sarebbe stata sempre, sempre primavera.

 

Adesso dove sei, bimba d’allora

con i tuoi sedici anni e il tuo sorriso?

Chissà se senti che ti pensa in questo autunno

che consuma ora piano anche il ricordo del tuo viso?

 

Ma i giovani s’illudono d’essere immortali

e che ogni storia duri per l’eternità

non sanno quanti fili, trame occasionali

si tessono o svaniscono in casualità.

 

Una stagione muore, un’altra prende il volo

sai quando inizia, non se e quando finirà

ma è bella l’illusione di un momento solo

quella luce che ti abbaglia, anche se si spegnerà.

 

Ma allora, a pranzo in una trattoria

scrutando ansiosi il tempo che passava

poi un cinemino persi in galleria

per qualche bacio che però bastava.

 

Di corsa al treno per il tuo ritorno

l’ultimo bacio lungo il marciapiede

tanto veloce volò via quel giorno

poco quel tempo da passare assieme.

 

Di ritornare forse le giurasti

mentre era ferma, immobile nel pianto

parole perse, so che non tornasti

da quella donna allora amata tanto

 

E tutto è solo un episodio, un giorno

un uscio chiuso che non si aprirà

una partenza che non ha ritorno

come il tempo in questo autunno

che la nebbia scioglierà.

 

Ed io rimasi solo là nell’inquietante

atmosfera dell’autunno che quest’anima ferì.

Guarda il video di Primavera ’59:

Il video presente è visualizzato tramite ricerca di youtube e potrebbe non essere corretto

1 296 297 298 299 300 595