L’ultima Thule

Testo L’ultima Thule:

Io che ho doppiato tre volte capo Horn e ho navigato sette volte i sette mari e ho visto mostri ed animali rari, l’anfesibena, le sirene, l’unicorno.

 

Io che tornavo fiero ad ogni porto dopo una lotta, dopo un arrembaggio, non son più quello e non ho più il coraggio di veleggiare su un vascello morto.

 

Dov’è la ciurma che mi accompagnava e assecondava ogni ribalderia? Dove la forza che ci circondava? Ora si è spenta ormai, sparita via.

 

Guardo le vele pendere afflosciate con i cordami a penzolar nel vuoto, che sbatton lenti contro le murate con un moto continuo, senza scopo.

 

E vedo in aria un’insensata danza di strani uccelli contro il cielo bigio cantare un canto in questo mondo grigio, un canto sordo ormai, senza speranza.

 

E qui da solo penso al mio passato, vado a ritroso e frugo la mia vita, una saga smarrita ed infinita di quel che ho fatto, di quello che è stato.

 

Le verità non vere in cui credevo scoppiavano spargendosi d’intorno, ma altre ne avevo e giorno dopo giorno se morivo più forte rinascevo.

 

E ora son solo e non ho più il conforto di amici andati e sempre più mi assale la noia a vuotar l’ulitmo boccale come un pensiero che mi si è ritorto.

 

Ma ancora farò vela e partirò io da solo, e anche se sfinito, la prua indirizzo verso l’infinito che prima o poi, lo so, raggiungerò.

 

L’Ultima Thule attende al Nord estremo, regno di ghiaccio eterno, senza vita, e lassù questa mia sarà finita nel freddo dove tutti finiremo.

 

L’Ultima Thule attende e dentro il fiordo si spegnerà per sempre ogni passione, si perderà in un’ultima canzone di me e della mia nave anche il ricordo.

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Lui e lei

Testo Lui e lei:

Lui e lei s’incontrano nel giorno

mentre la città d’attorno sembra nuova.

Lui e lei riscoprono le cose

che credevano perdute nella noia.

Tutto il piacere di sentirsi chiedere

la propria breve vita, la frase conosciuta

la storia già narrata.

Lui e lei, a leggere i poeti

che nessuno al mondo poi leggerà mai.

Lui e lei, riempire di sospiri

lunghe pause di pensieri

mentre il suono del silenzio li accompagna.

Lui e lei s’incontrano d’accordo

nel consueto vecchio posto d’ogni giorno.

Lui e lei ritrovano ogni cosa

che già il tempo ha ricoperto con la noia.

Ed ogni giorno ormai sentirsi raccontare

la storia conosciuta, la frase risaputa,

la propria morta vita.

Lui e lei, a leggere un giornale

camminando lungo il viale verso casa.

Lui e lei, riempire di pensieri

lunghe pause piene d’ira

mentre il vuoto del silenzio li accompagna.

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L’ubriaco

Testo L’ubriaco:

Appoggiato sulle braccia

dietro al vetro d’un bicchiere

alza appena un po’ la faccia

e domanda ancor da bere.

 

I rumori della strada

filtran piano alle pareti

dorme il gatto sulla panca

e lo sporco appanna i vetri.

 

Cade il vino nel bicchiere

poi nessuno più si muove

e non sai se fuori all’aria

ci sia il sole oppur se piove.

 

E quell’uomo si ricorda

e per uno scherzo atroce

quasi il vino gli dà forza

l’illusione gli dà voce.

 

E si alza sulle gambe

sbarra gli occhi e poi traballa

come con i riflettori

sopra al gesto delle braccia.

 

Ma si ferma all’improvviso

e ricade giù a sedere

torna l’ombra sul suo viso

torna il vino nel bicchiere.

 

E lontano oltre nel tempo

una folla misteriosa

è scattata tutta in piedi

grida: “Bravo, bene, ancora!”

 

Son tornati i riflettori

sul suo viso e sulle mani

si alza e accenna ad un inchino

per quei pubblici lontani.

 

E più forte fra quei muri

quella voce ora si è alzata

e fa tintinnare i vetri

e rimbalza sulla strada.

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L’orizzonte di K.D.

Testo L’orizzonte di K.D.:

K.D. si svegliò quel mattino

e guardò le cose accanto a lei

gli occhi ancor velati dalle briciole dei sogni

mentre il sonno scompariva accanto a lei

lentamente il sonno scompariva accanto a lei.

K.D. si affacciò alla finestra

vide il mondo solito al di là

svaniva il suo orizzonte sulla ruggine del ponte

dove il fiume scompariva e la città

finiva dove il fiume scompariva.

K.D. non seppe mai dire

che sensazione la prese:

sentì il suo corpo svanire

le braccia e le mani rapprese.

Pianse qualcuno lontano

che forse non conosceva

ed il suo pianto pian piano

quell’orizzonte scioglieva.

Ma poi sorrise sorpresa

di quella stupida ebbrezza

il suo orizzonte tornato reale

le dava la solita sua sicurezza.

Quando anche noi qualche volta

ci sentiam tristi per niente

forse c’è K.D. che piange

lontana fantasma che in noi ci accompagna per sempre.

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Lettera

Testo Lettera:

In giardino il ciliegio è fiorito

agli scoppi del nuovo sole,

il quartiere si è presto riempito

di neve di pioppi e di parole.

All’una in punto si sente il suono

acciottolante che fanno i piatti

le TV sono un rombo di tuono

per l’indifferenza scostante dei gatti

come vedi tutto è normale

in questa inutile sarabanda

ma nell’intreccio di vita uguale

soffia il libeccio di una domanda

punge il rovaio di un dubbio eterno

un formicaio di cose andate

di chi aspetta sempre l’inverno

per desiderare una nuova estate.

 

Son tornate a sbocciare le strade

ideali ricami del mondo

ci girano tronfie la figlia e la madre

nel viso uguali e nel culo tondo

in testa identiche, senza storia

sfidando tutto, senza confini

frantumano un attimo quella boria

grida di rondini e ragazzini

come vedi tutto è consueto

in questo ingorgo di vita e morte

ma mi rattristo, io sono lieto

di questa pista di voglia e sorte

di questa rete troppo smagliata

di queste mete lì da sognare

di questa sete mai appagata

di chi starnazza e non vuol volare.

 

Appassiscono piano le rose

spuntano a grappi i frutti del melo

le nuvole in alto van silenziose

negli strappi cobalto del cielo

io sdraiato sull’erba verde

fantastico piano sul mio passato

ma l’età all’improvviso disperde

quel che credevo e non sono stato

come senti tutto va liscio

in questo mondo senza patemi

in questa vita presa di striscio

di svolgimento corretto ai temi

dei miei entusiasmi durati poco

dei tanti chiasmi filosofanti

di storie tragiche nate per gioco

troppo vicine o troppo distanti.

 

Ma il tempo, il tempo chi me lo rende,

chi mi dà indietro quelle stagioni

di vetro e sabbia, chi mi riprende

la rabbia e il gesto, donne e canzoni

gli amici persi, i libri mangiati

la gioia piana degli appetiti

l’arsura sana degli assetati

la fede cieca in poveri miti

Come vedi tutto è usuale

solo che il tempo stringe la borsa

e c’è il sospetto che sia triviale

l’affanno e l’ansimo dopo una corsa

l’ansia volgare del giorno dopo

la fine triste della partita

il lento scorrere senza uno scopo

di questa cosa che chiami vita.

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Libera nos Domine

Testo Libera nos Domine:

Da morte nera e secca, da morte innaturale

da morte prematura, da morte industriale

per mano poliziotta di pazzo generale

diossina o colorante, da incidente stradale

Dalle palle vaganti di ogni tipo e ideale

da tutti questi insieme e da ogni altro male

libera, libera, libera, libera nos, Domine!

 

Da tutti tutti gli imbecilli d’ogni razza e colore

dai sacri sanfedisti e da quel loro odore

dai pazzi giacobini e dal loro bruciore

da visionari e martiri dell’odio e del terrore

da chi ti paradisa dicendo: è per amore

dai manichei che ti urlano “O con noi, o traditore!”

libera, libera, libera, libera nos, Domine!

 

Dai poveri di spirito e dagli intolleranti

da falsi intellettuali, giornalisti ignoranti

da eroi, navigatori, profeti, vati, santi

dai sicuri di sé, presuntuosi e arroganti

dal cinismo di molti dalle voglie di tanti

dall’egoismo sdrucciolo che abbiamo tutti quanti

libera, libera, libera, libera nos, Domine!

 

Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura

dai preti d’ogni credo, da ogni loro impostura

da inferni e paradisi, da una vita futura

da utopie per lenire questa morte sicura

da crociati e crociate, da ogni sacra scrittura

da fedeli invasati d’ogni tipo e natura

libera, libera, libera, libera nos, Domine!

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L’isola non trovata

Testo L’isola non trovata:

1ª Parte:Ma bella più di tutte è l’isola non trovata

quella che il Re di Spagna s’ebbe da suo cugino il Re del Portogallo

con firma suggellata e bulla del pontefice in gotico Latino.

 

Il Re di Spagna fece vela

cercando l’isola incantata

però quell’isola non c’era

e mai nessuno l’ha trovata.

 

Svanì di prua dalla galea

come un’idea

come una splendida utopia

è andata via e non tornerà mai più.

 

Le antiche carte dei corsari

portano un segno misterioso

ne parlan piano i marinari

con un timor superstizioso.

 

Nessuno sa se c’è davvero

od è un pensiero

se a volte il vento ne ha il profumo

è come il fumo che non prendi mai.

2ª parte:

Appare a volte avvolta di foschia, magica e bella

ma se il pilota avanza su mari misteriosi è già volata via

tingendosi d’azzurro, color di lontananza.

Il Re di Spagna fece vela cercando l’isola incantata.

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La Genesi

Testo La Genesi:

Una canzone molto più… più… seria e più impegnata, oserei dire

impegnatissima; una canzone che mi è stata ispirata… a me succede poche volte,

però questa canzone mi è stata ispirata direttamente dall’Alto. Ero lì, nel mio

candido lettino, e ho sentito una voce che diceva: “Francesco!” Dico: “socc…,

chi è?” Dico “Oeh?” Dice… “svegliati, sono il tuo Dio”. E allora così, in

questo modo sollecitato, ho pensato di… di… fare un’opera musicale colossale

e mettere in musica l’Antico Testamento. Per ora sono riuscito a fare soltanto

la Genesi… che è la vera storia della creazione del mondo.

Per capire la nostra storia

bisogna farsi ad un tempo remoto.

C’era un vecchio con la barba bianca

lui, la sua barba ed il resto era vuoto.

Voi capirete che in tale frangente

quel vecchio solo lassù si annoiava

si aggiunga a questo che inspiegabilmente

nessuno aveva la tivù inventata.

“Be’, poco male”, pensò il vecchio un giorno

“a questo affare ci penserò io.

Sembra impossibil ma in roba del genere

modestia a parte, ci so far da Dio.”

 

Dixit. Ma poi toccò un filo scoperto

prese la scossa, ci fu un gran boato.

Come tivù non valeva un bel niente

ma l’universo era stato creato!

“Come son bravo che a tempo perso

ti ho creato l’Universo!

Non mi sembra per niente male

sono davvero un tipo geniale!

Zitto Lucifero, non disturbare

non stare sempre qui a criticare!

Beh sì, lo ammetto, sarà un po’ buio

ma non dir più che non si vede un tubo!

Che sono parolacce che io non sopporto!” disse il vecchio a Lucifero, “e poi se

c’è una cosa, un’altra che non posso sopportare sono i criticoni: fattelo te

l’Universo se sei capace! Che’d-me at dig un quel…” disse il v… era d’antica

origine modenese da parte di madre, il vecchio. “Io parlo chiaro: pane al pane,

vino al vino, anzi, vin santo al vin santo. Sono buono e bravo ma se mi prendono

i cinque secoli me te sbat a l’inferen com’è vero Dio!”

Ma poi volando sull’acqua stagnante

e sopra i mari di quell’universo

mentre pensava a se stesso pensante

in mezzo a quel buio si sentì un po’ perso.

Sbatté le gambe su un mucchio di ghiaia

dopo una tragica caduta in mare

quando andò a sbattere sull’Himalaya

il colpo gli fece persino un po’ male.

Fece crollare anche un gran continente

soltanto urtandolo un poco col piede

si consolò che non c’era ancor gente

e che non gli era venuto poi bene.

 

Ma quando il buio gli fece impressione disse

facendosi in viso un po’ truce

“Diavol d’un angelo, avevi ragione!

Si chiami l’Enel, sia fatta la luce!

Commutatori, trasformatori

dighe idroelettriche e isolatori

turbine, dinamo e transistori

per mille impianti di riflettori

albe ed aurore fin boreali

giorni e tramonti fin tropicali

fate mo’ bene che non bado a spese

tanto ho lo sconto alla fine del mese!

Te Lucifero non ti devi interessare come faccio a avere io lo sconto alla fine

del mese. Ma cosa vuol dire corruzione, una mano lava l’altra, come si dice;

vuoi che uno nella mia posizione non conosca nessuno? Però intanto, ragazzi,

andateci piano perché la bolletta la portano a me. M’avete lasciato accesa la

luce al polo sei mesi, sei mesi, no, sei mesi! Grazie, c’era freddo! I surgelati

li devo pur tenere da qualche parte. Adesso la tenete spenta sei mesi come… e

poi quei ragazzi lì, come si chiamano quei ragazzini che vanno in giro con

quella cosa… aureola si chiama? No no, non-m pies menga, no no no, ragazzi,

quelle cose lì… io vi invento il peccato di superbia e vi frego tutti eh,

adesso ve lo dico… Bisogna guadagnarsele… voi, a parte il fatto che non mi

adorate abbastanza. No no no… Lucifero… è inutile che tu mi chiedi scusa:

adorare significa non dovere mai dire: “mi dispiace”! Tientelo in mente. Voi,

ecco, io vi do… ogni dieci atti di adorazione vi do un buono, ogni dieci buoni

voi mandate la cartolina che il 6 gennaio… perché ci ho… poi ci ho tutta

un’altra idea in testa, per la m… facciamo Aureolissima, che è una festa che

mi sembra molto bella… Piuttosto Lucifero, non sgamare… vieni qua, ragazzo.

Com’è… m’hanno detto che hai stampato un libro: il libretto rosso dei

pensieri… oh, bella roba: il libretto rosso dei pensieri di Lucifero. Ragazzi

mi piace… ma cosa vuol dire di sinistra, di sinistra… non sono un

socialdemocratico anch’io? Avanti al centro contro gli opposti estremismi! Eh,

ma… No no, non ci siamo mica. Qua, se c’è uno che può pensare anzitutto sono

io… e non tirar mica in ballo mio figlio, quel capellone, con tutti i

sacrifici che ho fatto, per me lui lì finisce male. Ah me, me a tal deg, finisce

male. E attento che te e lui, io ho delle soluzioni per voi che non vi

piaceranno, per Dio. E non guardarmi male che qui dentro per Dio lo dico come e

quando mi pare!”

Ma fatta la luce ci vide più chiaro

là nello spazio girava una palla.

Restò pensoso, gli parve un po’ strano

ma scosse il capo, chi non fa non falla.

Rise Lucifero stringendo l’occhio

quando lui e gli angeli furon da soli

“Guarda che roba! Si vede che è vecchio!

L’ha fatto tutto schiacciato sui poli!”

“Per riempire ‘sto bell’ambiente

voglio metterci tante piante.

Forza, Lucifero, datti da fare

ordina semi, concime e trattore.

Voglio un giardino senza uguali

voglio riempirlo con degli animali!

Ma cosa fa ‘sto cane che ho appena creato?

Boia d’un Giuda! M’ha morsicato!

Piuttosto, fallo vedere da un veterinario, che non vorrei aver creato anche la

rabbia, già così… cos’è che non ho creato? Lo sapevo: l’uomo non l’ho creato!

Grazie, mi fate sempre fare tutto a me, mi tocca sempre fare! Qua se non ci sono

io che penso a tutto… va be’, nessuno è perfetto… sì, lo so che sono

l’Essere perfettissimo Creatore e Signore. Grazie! adesso ti trasformo in

serpente così impari, striscia mò lì! Üssa via!” E portarono al vecchio quello

che c’era rimasto: c’era un… un po’ di formaggio, due scatolette di Simmenthal…

cioè, lui li mise assieme e poi…

Prese un poco di argilla rossa

fece la carne, fece le ossa

ci sputò sopra, ci fu un gran tuono

ed è in quel modo che è nato l’uomo.

 

Era un venerdì 13 dell’anno zero del Paradiso.

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Lager

Testo Lager:

Cos’è un lager?

è una cosa nata in tempi tristi, dove dopo passano i turisti,

occhi increduli agli orrori visti (non gettar la pelle del salame!)

Cos’è un lager?

è una cosa come un monumento, e il ricordo assieme agli anni è spento,

non ce n’è mai stati, solo in quel momento, l’uomo in fondo è buono, meno il

nazi infame!

Ma ce n’è, ma c’è chi li ha veduti, o son balle di sopravvissuti?

Illegali i testimoni muti, non si facciano nemmen parlare!

Cos’è un lager?

Sono mille e mille occhiaie vuote, sono mani magre abbarbicate ai fili,

son baracche e uffici, orari, timbri, ruote, son routine e risa dietro a dei

fucili,

sono la paura l’unica emozione, sono angoscia d’anni dove il niente è tutto,

sono una pazzia ed un’allucinazione che la nostra noia sembra quasi un rutto,

 

sono il lato buio della nostra mente, sono un qualchecosa da dimenticare,

sono eternità di risa di demente, sono un manifesto che si può firmare.

è un lager.

Cos’è un lager?

Il fenomeno ci fu. è finito! Li commemoriamo, il resto è un mito!

L’hanno confermato ieri, giù al partito, chi lo afferma è un qualunquista cane.

 

Cos’è un lager?

è una cosa sporca, cosa dei padroni, cosa vergognosa di certe nazioni,

noi ammazziamo solo per motivi buoni. Quando sono buoni? Sta a noi giudicare.

 

Cos’è un lager?

è una fede certa e salverà la gente, l’utopia che un giorno si farà presente,

 

millenaria idea, gran purga d’occidente, chi si oppone è un giuda e lo dovrai

schiacciare.

Cos’è un lager?

Son recinti e stalli di animali strani, gambe che per anni fan gli stessi passi,

 

esseri diversi, scarsamente umani, cosa fra le cose, l’erba, i mitra, i sassi,

 

l’ironia per quella che chiamiam ragione, sbagli ammessi solo sempre troppo

dopo,

prima sventolanti giustificazione, una causa santa, un luminoso scopo,

sono la curiosa prassi del terrore, sempre per qualcosa, sempre per la pace,

sono un posto in cui spesso la gente muore, sono un posto in cui, peggio, la

gente nasce.

è un lager.

Cos’è un lager?

è una cosa stata e cosa che sarà, può essere in un ghetto, fabbrica, città,

contro queste cose o chi non lo vorrà, contro chi va contro o le difenderà,

prima per chi perde e poi chi vincerà, uno ne finisce ed uno sorgerà,

sempre per il bene dell’umanità, chi fra voi kapò, chi vittima sarà

in un lager?

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L’albero ed io

Testo L’albero ed io:

Quando il mio ultimo giorno verrà

dopo il mio ultimo sguardo sul mondo

non voglio pietra su questo mio corpo

perché pesante mi sembrerà.

 

Cercate un albero giovane e forte

quello sarà il posto mio

voglio tornare anche dopo la morte

sotto quel cielo che chiaman di Dio.

 

Ed in inverno nel lungo riposo

ancora vivo alla pianta vicino

come dormendo starò fiducioso

nel mio risveglio in un qualche mattino.

 

E a primavera, fra mille richiami

ancora vivi saremo di nuovo

e innalzerò le mie dita di rami

verso quel cielo così misterioso.

 

Ed in estate, se il vento raccoglie l’invito

fatto da ogni gemma fiorita

sventoleremo bandiere di foglie

e canteremo canzoni di vita.

 

E così assieme vivremo in eterno

qua sulla terra l’albero e io,

sempre svettanti in estate e in inverno

contro quel cielo che dicon di Dio.

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